Stile di famiglia

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Nessun uomo entra due volte nello stesso fiume, perché il fiume non è mai lo stesso e neppure l'uomo che vi si immerge

Proprio in pandemia, vediamo gli effetti preoccupanti della sovraesposizione a discorsi, video e notizie di scarsa qualità: quando le varie conversazioni toccano sempre gli stessi argomenti, quelli che alzano ansia e conflittualità abbassando resilienza, fede e fiducia, meglio cambiare argomento o canale.

Non c'è vita moderna che possa impedire di essere una famiglia felice, anche a tavola. In una famiglia "con stile" non cucina sempre la stessa persona, ma è previsto che ciascuno possa preparare una "propria specialità" agli altri

Si chiama “pandemic fatigue” ed è riconosciuta dall’Oms come la malattia di “affaticamento pandemico”. Non è stata inventata per il Covid, ma lo riguarda, perché è lo stato di logoramento psichico che si produce nelle persone a causa delle precauzioni e restrizioni imposte da una pandemia, per combatterla la strada passa sempre per ciò che nessun farmaco potrà mai dare: la relazione di qualità con sé, con gli altri, con l’Assoluto

Quando si potrà tornare a muoversi e a viaggiare, si potrà anche tornare a vedere una gioventù… normale. Normale è quella che ha per compito naturale la ricerca della propria strada professionale e affettiva, il distacco dalla famiglia d’origine, il diventare se stessi per non rimanere solamente “figlio di”

In fondo, la vita è la somma di tante giornate e come spendiamo le nostre giornate è esattamente come spendiamo la nostra vita. È il tempo il bene più prezioso che ogni essere umano ha ricevuto in dono. E col tempo si possono fare solo due cose: valorizzarlo o sprecarlo.

L’amore esiste ma va dimostrato. Anzi, l’amore esiste solo quando è dimostrato cioè comunicato con parole e gesti. Con parole e gesti quotidiani e non sporadici, mica “dai dai che te l’ho già detto” e “dai dai che te lo dimostro sempre”. Con parole e gesti che nutrono e, quando serve, riescono a curare - sì curare, perché chi guarisce è l’Altro - le ferite.

Che cosa possiamo fare dunque noi come genitori di questi adolescenti in quarantena? Essere consapevoli dei danni che subiscono sul tono umorale, sulle relazioni, sulle regole, sull’apprendimento. Arginare, per quanto possibile, questi danni.

Il terzo decennio evolutivo viene chiamato il “decennio della definizione” perché è il momento propizio per rifinire ad arte l’educazione ricevuta, raccoglierne il meglio con gratitudine e prendere le consapevoli distanze dagli errori compiuti dagli educatori incontrati. Non è adolescenza e non va confusa con essa: gli adolescenti sono minorenni, devono vivere con i genitori e devono stare alle regole, purché ci siano, della comunità educante.