Certo è che nessun capo di Stato ha mai osato tanto.
Il Papa ha denunciato quel delirio di onnipotenza...
Nel 1997 veniva coniato per la prima volta il termine “intelligenza spirituale”, sì sì: proprio spirituale, non artificiale.
Con questo termine si indicava e si indica quell’aspetto della nostra intelligenza che ci permette di scoprire e realizzare il significato, lo scopo e il proposito della nostra vita.
L’intelligenza umana, anche questo si sa da un po’, è, infatti, multifattoriale.
Il che significa che ciò che nell’immaginario si ritiene essere l’intelligenza per definizione è semplicemente un tipo di intelligenza, quella razionale.
Questo immaginario persistente continua purtroppo a orientare la maggior parte dell’educazione, dell’istruzione e della scuola, proprio quando si fondano le basi della vita di ciascuno. E, invece, l’intelligenza spirituale consente di intelligere-leggere dentro e di andare oltre gli aspetti ordinari o di superficie, permettendo di cercare un senso alla propria esistenza e alle proprie relazioni e interconnessioni. Permette anche di rispondere alle domande che la vita e il mondo ci pongono, non perché l’abbiamo letto da qualche parte, ma perché l’abbiamo sperimentato sulla pelle e nell’anima, in profondità. Ci spinge a ragionare in termini di contributo rispetto alla vita delle persone intorno a noi e ci ispira a immaginare soluzioni non rassegnate. Chi sviluppa l’intelligenza spirituale riesce a osservare le situazioni da dentro con empatia - verso sé e verso l’altro - e contemporaneamente dall’alto, un po’ come la visione d’insieme degli astronauti che ammirano la terra da lassù.
Nessuna paura quindi, qualora l’artificiale ci mettesse in ansia o in crisi, poiché l’intelligenza spirituale è ciò che farà sempre più la differenza tra noi e l’intelligenza artificiale. Quest’ultima è uno strumento a disposizione, non a prevaricazione, dell’essere umano, che può aiutarlo a espandere il suo potenziale. Se così, bene.
Infine, l’intelligenza spirituale, in quanto intelligenza, non è “anima”: non è, cioè, la parte spirituale dell’essere umano, e perciò non sopravvive alla morte, come quest’ultima.
Chi è veramente connesso alla propria parte spirituale, quindi, non confonde e non si fa incantare dalle tante pratiche (pseudo-psicologiche o pseudo-religiose) oggi in voga di “materialismo spirituale”, quello della tirannia dell’ego e del business di guru e formatori, che raccolgono i bisogni esistenziali e riempiono i vuoti col vuoto.
Ci sono molti momenti importanti nella vita, ma uno lo è in modo particolare: quando realizzi che sei destinato all’eterno e che niente di te andrà perduto, poiché l’ultima Parola, quella che porta a casa il vero risultato, non appartiene all’umano.
Come sarebbe se l’augurio reciproco di “Buon Natale” fosse recepito per ciò che realmente significa, “Non avere paura”.