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No al delirio di onnipotenza

16/04/2026

Certo è che nessun capo di Stato ha mai osato tanto.

Il Papa ha denunciato quel delirio di onnipotenza che si fa sempre più imprevedibile e aggressivo e che trascina alcuni potenti a fare discorsi di morte, a strumentalizzare il nome di Dio, per giustificare le guerre e le armi. Il regno di Dio, invece, come dice Leone, è un regno di pace e di giustizia, nel quale “non c’è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né ingiusto profitto, ma solo dignità, comprensione, perdono”.

Il Papa, sulla scia dei predecessori Giovanni XXIII e di Paolo VI afferma, senza alcuna esitazione, che è necessario dire un chiaro “Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita”.

La follia umana

Nell’ascoltare un così fermo e accorato discorso, fatto “in quest’ora drammatica della storia”, nel quale papa Leone denuncia le gravi responsabilità dei governanti e di quei tavoli o conciliaboli in cui “si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte”, il nostro pensiero è andato anzitutto alla guerra contro l’Iran, scatenata da Donald Trump e Benjamin Netanyahu, ma anche a quella di invasione di Israele del martoriato Libano e, non ultime, di Vladimir Putin contro l’Ucraina, senza dimenticare la distruzione di Gaza. Il Presidente americano ha capito bene che, pur senza che Leone ne abbia mai fatto il nome, uno dei destinatari del messaggio era proprio lui, tanto che la sua reazione, come il solito assai grezza e scomposta, è stata che questo Papa «è un debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera» e che, se egli non fosse stato alla Casa Bianca, Leone (bontà sua) non sarebbe in Vaticano.

D’altra parte, la sua condanna della guerra fatta in nome di Dio ha, certamente, rievocato in molti quell’indecente e squallida scena andata in onda alla Casa Bianca, ove i capi di alcuni gruppi religiosi, imponevano le mani su un Trump, tutto raccolto e compunto, pregando per il successo della guerra all’Iran.

Non possiamo negare che in molti stia nascendo una reazione preoccupata e sgomenta verso Trump e il suo sodale Netanyahu, tanto da chiedersi fino a che punto essi possano spingersi.

E se sia lecito e umanamente accettabile minacciare, come ha fatto il Presidente americano, di far scomparire, in una notte, la millenaria civiltà persiana, facendo pensare a tutti all’arma atomica. E ben sappiamo che soltanto pronunciarne il nome, o evocarne l’utilizzo, suscita nelle persone un’angoscia indicibile. Purtroppo, la storia ci insegna che la follia umana non ha limiti e che tutto è possibile o è ritenuto tale per chi, con leggerezza e irresponsabilità, gestisce un eccessivo potere militare ed economico.

Alleanze ambigue e pericolose

Molti ormai, anche tra gli alleati storici degli Stati Uniti, si chiedono se Trump, oltre alla sua strutturale imprevedibilità e il suo evidente narcisistico senso di onnipotenza, non sia anche condizionato (per alcuni, pure ricattato) da Netanyahu ed, eventualmente, per quali motivi non riesca (o, forse, non voglia?) fermarlo, nelle sue devastanti operazioni su Gaza, in Libano e in Cisgiordania.

Ma anche per quale motivo continui a tenere con Putin un rapporto ambiguo a tutto scapito di una dignitosa e giusta pace in Ucraina, aggredita quattro anni orsono dalle mire espansionistiche dello zar russo e dalla falsa retorica sulla “sicurezza nazionale”. La storia, forse, diraderà alcuni dubbi e sospetti che molti hanno riguardo queste strane liaison di morte.

Per ora, non ci resta che sperare e pregare, affinché un briciolo di buon senso e di responsabilità induca i potenti di questo mondo a fermarsi, a mettersi attorno a un tavolo per dialogare (che è diverso dall’imporre le proprie insindacabili condizioni), scendere a trattative e ad avere a cuore il bene e il futuro dell’umanità e dei singoli popoli.

E sperare, anche, che i leader europei, sempre troppo timidi verso le stravaganze di Trump, comincino ad alzare la voce.

Tra prepotenza e amore

Purtroppo, una tale situazione sta suscitando nel mondo una certa reazione contro l’America di Trump e anche verso il popolo ebreo, con pericolosi rigurgiti di antisemitismo.

Giustamente, dice il Papa, la prepotenza calpesta e scatena sempre reazioni, mentre l’amore solleva. Sono parole della cui verità molti uomini e donne, credenti e non credenti, sono profondamente convinti, anche per averle tante volte sperimentate nella vita personale e in quella dei loro popoli.

Ha ragione Leone XIV nel dire che, chiunque volta le spalle a Dio, prima o poi finisce con l’asservire alla morte e fa del proprio potere un idolo muto, cieco e sordo, al quale sacrificare ogni valore, primo fra tutti quello della sacralità della persona umana, pretendendo che il mondo intero pieghi il ginocchio.

Confidiamo che la nostra preghiera e il nostro impegno quotidiano per la pace riescano a piegare la durezza dei cuori e a convertirli verso sentimenti di dialogo, di pace e di fratellanza universale.

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