Certo è che nessun capo di Stato ha mai osato tanto.
Il Papa ha denunciato quel delirio di onnipotenza...
Scuola e violenza
Sul piano educativo ci si trova, spesso, disarmati perché se la violenza minorile sta vieppiù diffondendosi, non si sa, però, quali provvedimenti o iniziative adottare. Per primi gli insegnanti sono coscienti che il loro impegno formativo può facilmente venire neutralizzato o sminuito dall’ambiente esterno e, purtroppo, persino familiare. Anzi, sempre più vengono contestati e persino aggrediti, non solo verbalmente, da genitori e studenti ed è pure risaputo che nella scuola si consumano atti di bullismo, emarginazione e pestaggi, verso qualche ragazzo. Ormai, basta uno sgarro, un brutto voto, un provvedimento disciplinare, oppure una antipatia verso qualcuno, perché si scateni l’istinto incontrollato di una reazione violenta. Si sta imponendo sempre più la logica del “fargliela pagare” o di “farsi sentire” e “rispettare” nei propri presunti diritti e interessi.
Al di là di tutto questo bisogna, però, convenire che uno dei più grandi investimenti che un Paese possa fare rimane quello sulla scuola e sulla formazione delle fasce sociali più marginali.
La violenza dei media
I giovani, come si sa, sono figli del loro tempo. Anche della violenza che i social media propinano loro, nei quali tutto viene esposto, enfatizzato senza alcun limite o autoregolamentazione e senza remore di tipo morale. Il “lavaggio del cervello” con l’induzione a stili di vita trasgressivi può essere a volte devastante se, da parte dei fruitori (ragazzi e adulti), non si mettono in atto dei “filtri” di saggezza, buon senso e prudenza. Bisogna essere coscienti che non tutto ciò che viene offerto, ed è accessibile con estrema facilità, è buono od opportuno vedere, ascoltare e condividere.
Questo, però, è sempre più difficile e improbo in una società in cui si è imposta la regola del “liberi tutti” e il mito di una libertà individuale assoluta, avulsa da ogni limite.
La perdita delle regole
Nello scempio delle regole e del rispetto verso gli altri, “brillano” certamente le derive di una certa politica, fatta di ripetute menzogne, aggressioni verbali, offese e minacce verso gli avversari o quelle categorie di persone invise alla propria ideologia. Purtroppo, la perdita, a ogni livello, della basilare o tradizionale grammatica politica, ha determinato l’esplosione incontrollabile dell’arbitrio, che porta alla lotta di tutti contro tutti e alla supremazia del più forte.
Molti, ad esempio, sono allibiti e increduli di fronte alla nefasta postura istituzionale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e alla volgarità e recrudescenza del suo linguaggio, che arriva perfino a irridere la morte di chi lo avversa e a minacciare ritorsione e vendette verso chiunque, persona o Paese, non lo assecondi o lo ostacoli nei suoi progetti e interessi. D’altra parte, è risaputo che Trump si lascia guidare nelle sue scelte dalla strategia dell’“Attacca sempre, non ammettere mai i tuoi errori, rivendica la vittoria anche se sconfitto”. Allo stesso modo siamo anche allibiti e infastiditi dai recenti scomposti attacchi verbali fatti da Mosca o da qualche sodale del regime, ai nostri Presidente della Repubblica e del Consiglio. Ormai, purtroppo, si procede così. Nei rapporti tra Stati e tra persone e istituzioni, siamo di fronte non solo all’affossamento della diplomazia e del Diritto internazionale, ma all’uso spregiudicato delle armi e al declino del senso di umanità, con il conseguente asservimento della politica, dell’economia e del potere, alla cura degli interessi nazionali e personali.
Un “altro mondo”
Non è certo questa logica perversa che noi desideriamo e auspichiamo per i nostri ragazzi. I cattivi maestri ci sono sempre stati. Oggi, però, sono più chiassosi, ingannevoli, violenti, e bisogna avere il coraggio di smascherare le loro ambiguità e falsità, ed esimersi da ogni forma di adulazione e di silenziosa accondiscendenza.
Va detto, però, che di contro a un simile scenario triste e, a volte, sconfortante, c’è anche dell’altro, molto altro. Ci sono tantissimi giovani e adulti che, rispettosi delle regole e delle basilari norme che regolano da sempre la civile convivenza, sono impegnati nei gruppi parrocchiali, nelle associazioni, nelle società sportive, nei circoli socio-culturali, nella politica, nel volontariato e nel sostenere con la prossimità chi è vittima dell’arroganza, dell’ingiustizia e della sopraffazione. È davvero un “altro mondo”, più ampio e diffuso di quanto si possa pensare e di quanto i media riportino, capace con le sue scelte virtuose di disarmare la violenza. È questo mondo che, anche oggi, tiene viva e alta la nostra più genuina tradizione cristiana, sociale e culturale e che, pertanto, alimenta la speranza verso il futuro.