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È partita in questi giorni la “caccia” agli inquinanti da parte dei volontari e delle volontarie di Legambiente per la sesta edizione di “Operazione fiumi - Esplorare per custodire”. Si tratta della prima fase della campagna, quella appunto dei campionamenti, cui seguiranno otto tappe di restituzione dei dati alla cittadinanza. I corsi d’acqua attenzionati quest’anno sono 13, uno in più quest’anno rispetto all’anno precedente: Po, Canalbianco, Brenta, Bacchiglione, Retrone, Fratta Gorzone, Sile, Livenza, Adige e Piave; il Botteniga nel trevigiano, il Monticano tra Treviso e Venezia, e il Tesina nel vicentino sono le “new entry” di quest’anno. Ambientalismo scientifico, citizen science e volontariato di prossimità sono le parole chiave di questa campagna, che si propone di fotografare lo stato di salute dei principali fiumi del Veneto per promuovere la tutela ambientale degli ecosistemi fluviali, segnalare eventuali situazioni di inquinamento dei corsi d’acqua e sensibilizzare ed attivare i cittadini in azioni di volontariato ambientale e di prossimità. Sono proprio le cittadine e i cittadini iscritti ai circoli di Legambiente della regione a realizzare questi campionamenti, a seguito di una mattinata di formazione che si è tenuta lo scorso 18 aprile insieme ai professionisti dell’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto. I campioni d’acqua raccolti in 55 punti dei corsi fluviali verranno analizzati proprio in queste settimane nei laboratori di Arpav per individuare la presenza di sostanze inquinanti.
Anche in questa sesta edizione di Operazione Fiumi l’obiettivo principale di Legambiente è quello di accendere i riflettori sullo stato della depurazione dei fiumi del Veneto, attraverso rilevazioni della presenza del batterio Escherichia coli, ovvero i batteri fecali che permettono di verificare lo stato di depurazione delle acque, che lo scorso anno ha visto 21 punti su 53 (ovvero 39,6%) esaminati da Legambiente, superare i 1000 MPN/100mL.
Nonostante nessun fiume in Veneto sia balneabile per decreto regionale e per ragioni che esulano dalla sola qualità microbiologica, consapevole che i 1000 MPN/100mL non corrisponde ad un limite di qualità legislativo, Legambiente ritiene importante indicare tale valore di qualità quale obiettivo a cui tendere per ogni corso d’acqua, in quanto requisito individuato dalla normativa cardine (D.Lgs. n. 116/2008, che recepisce la Direttiva europea 2006/7/CE) in materia sanitaria per indicare la qualità delle acque di balneazione, oltre che parametro definito dalla Regione del Veneto per indicare una qualità microbiologica delle acque superficiali coerente con la destinazione all’uso irriguo senza restrizioni.
Anche lo stato chimico delle acque sarà nuovamente messo sotto la lente di ingrandimento di Legambiente attraverso la ricerca del pesticida Glifosate, e del suo residuo di degradazione AMPA, un erbicida di sintesi utilizzato da circa 40 anni in maniera massiccia in agricoltura, classificato da IARC come “probabilmente cancerogeno” (gruppo 2A) e del quale Ispra ha già rilevato la presenza di concentrazioni importanti nelle acque superficiali del nostro Paese. Sempre tra i pesticidi verrà indagato anche il Fosetil-alluminio utilizzato come fungicida in colture frutticole e viticole; è classificato come sostanza molto tossica per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata e, secondo l’Iarc è un possibile cancerogeno per l’essere umano (gruppo 2B).
Confermata infine per il terzo anno consecutivo la ricerca delle sostanze perfluoroalchiliche, ovvero i famosi PFAS, composti chimici utilizzati in campo industriale per la loro capacità di rendere i prodotti impermeabili all’acqua e ai grassi e impiegati su vasta scala (per esempio in tessuti, tappeti, pelli, schiume antincendio, contenitori per alimenti e detersivi), e che però tendono ad accumularsi e a permanere a lungo negli esseri viventi, esseri umani compresi, causando numerose patologie, essendo degli interferenti endocrini che appunto interferiscono con il nostro sistema di regolazione ormonale. Per questo motivo i PFAS sono un tema particolarmente delicato, soprattutto in Veneto.
“Esaminare lo stato di salute dei fiumi significa valutare la salute di un territorio e della comunità che lo abita. In questi anni con “Operazione fiumi” Legambiente Veneto si è impegnata per informare la cittadinanza sulla vitalità dei corsi d’acqua. Quest’anno, assieme alla depurazione, un’attenzione particolare sarà rivolta al tema della biodiversità, in quanto i fiumi, quando non irreversibilmente modificati, costituiscono uno dei pochi habitat naturali residui della pianura, costituendo una rete ecologica diffusa, in grado di ospitare numerose specie animali e vegetali di interesse conservazionistico. Le valutazioni ambientali e relative criticità dei fiumi saranno poi declinate a seconda delle vertenze specifiche di ogni singolo territorio, grazie al coinvolgimento di cittadini e volontari che con la loro partecipazione attiva vogliono rafforzare la consapevolezza e il senso di responsabilità verso il territorio in cui si vive” spiega Giulia Bacchiega, portavoce campagna Operazione fiumi.
Secondo Legambiente, negli ultimi decenni molti ambienti fluviali sono stati profondamente alterati da interventi umani di contenimento, con conseguente perdita di habitat naturali e diminuzione di biodiversità. Con “Operazione fiumi” l’associazione promuove un cambio di approccio rispetto al passato, con interventi rivolti ad aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici, restituendo quegli spazi ai fiumi necessari a contenere le piene, che possono diventare occasione di rinaturalizzazione e ripristino degli ecosistemi, in linea con gli obiettivi della Nature Restoration Law europea.
La fase di restituzione dei primi dati (riguardanti gli Escherichia coli) e di condivisione delle prime considerazioni sull’effettivo stato di salute dei fiumi avrà inizio sabato 23 maggio a Villa Bartolomea, nel veronese, sulle sponde del fiume Adige, con un calendario di otto appuntamenti. Si proseguirà poi il 24 maggio a Fontaniva (PD) per il Brenta, il 28 maggio a Occhiobello (RO) per Po e Canalbianco, il 4 giugno a Motta di Livenza (TV) per il Livenza, il 6 giugno a Treviso per Sile e Botteniga, a Vicenza per Bacchiglione, Retrone e Tesina il 10 giugno, il 13 giugno a Cologna Veneta (VR) per il Fratta Gorzone e infine il 21 giugno a Maserada sul Piave per il Piave. I dati riguardanti i PFAS e i pesticidi (di più complessa e delicata analisi) saranno divulgati a dicembre in un incontro di chiusura ufficiale della campagna.
«Prosegue, con rinnovato sostegno, la presenza di Bcc Veneta alla sesta edizione di “Operazione fiumi - Esplorare per custodire”, promossa da Legambiente Veneto con il supporto di Arpav, alla ricerca di batteri e inquinanti nei fiumi della nostra Regione» ha ribadito il Presidente di Bcc Veneta, Flavio Piva «e questo a conferma del percorso che come Istituto abbiamo intrapreso già da alcuni anni assieme a Legambiente, per la salvaguardia e la tutela del nostro territorio e dei luoghi dove viviamo. Partecipare a questa “caccia” agli inquinanti presenti sui fiumi, diventa quindi stimolo sia per noi sia per chi abita in questi luoghi, ad essere più attenti, più vigili e più consapevoli dell’ambiente che ci circonda con l’impegno a sensibilizzare l’intera cittadinanza sul tema della salute dei 13 fiumi che saranno monitorati».
«Proteggere e preservare gli ecosistemi marini e fluviali è una responsabilità che, come Coop Alleanza 3.0, sentiamo profondamente. Per questo scegliamo di sostenere progetti e iniziative promossi da realtà come Legambiente, che mettono competenze e impegno concreto al servizio dell’ambiente», dichiara Daniel Tiozzo, Consigliere di Amministrazione di Coop Alleanza 3.0. «Il principio dello sviluppo sostenibile che guida la nostra azione passa anche dalla costruzione di sinergie solide con il territorio. È su questo terreno comune, quello della sostenibilità ambientale, che la cooperazione può esprimere una delle sue caratteristiche più distintive».
Ufficio stampa