È dei giorni scorsi la nota con cui la diocesi di Milano comunicava che il trentaduenne don Alberto Ravagnani...
Convegno catechisti: quando il bello... viene dopo
Il bello viene dopo! In queste parole ritroviamo la sintesi efficace dell’intervento di don Matteo Dal Santo, direttore dell’Ufficio catechistico dell’arcidiocesi di Milano, invitato a parlare del tempo della mistagogia al convegno diocesano dei catechisti, tenuto a Treviso il 31 gennaio. “Il bello viene dopo” spinge l’attenzione lì dove investiamo meno e in modo confuso, per scarsità di risorse, ma anche per un debito di mentalità che porta a investire energie in modo prevalente nel “prima”, nella preparazione ai sacramenti. Dai dati raccolti e dall’osservatorio dell’ufficio, si possono individuare due aspetti che limitano fortemente la progettazione di un tempo mistagogico, facendo perdere coerenza a un cammino iniziatico di ispirazione catecumenale: la paura di “perdere” i ragazzi e l’attaccamento a prassi consolidate non sempre fruttuose. Le strategie di contenimento, lontane dallo stile di Gesù, segnano il passo nella direzione opposta a quanto la mistagogia impegna. Dopo la Cresima, l’accompagnamento dei ragazzi chiede continuità, ma anche uno stile differente, uno spazio fortemente connotato da esperienze pratiche, con l’intento di favorire in ogni ragazzo e ragazza la rilettura del proprio vissuto, la consapevolezza di ciò che ha provocato, sentimenti, riflessioni, interrogativi legati alla vita, alla fede. È il tempo della riespressione, della rielaborazione personale di ciò che si è ricevuto. È il tempo nel quale la comunità attende qualcosa dai ragazzi perché attraverso quel qualcosa, che esprimerà in forma nuova o diversa anche il Vangelo, si continui a crescere insieme. Non la paura di perderli, ma il coraggio di ascoltarli, di lasciarsi provocare e di provocarli e mettendoli alla prova a nostra volta deve caratterizzare l’azione convinta dell’educatore.
Don Matteo invitava a chiederci quali siano, le “esperienze imperdibili” per un preadolescente. Sperimentare l’amicizia, organizzare il tempo per lo studio, conoscere il proprio corpo, ma anche rileggere il proprio vissuto alla luce della fede, dialogare con Dio attraverso la Parola, pregare da protagonisti, partecipare all’Eucaristia, aprirsi al servizio verso il prossimo, tessere relazioni con la comunità adulta, riconoscersi parte attiva della famiglia, allargare lo sguardo al mondo (cronaca, ecologia, social...), uscire incontro agli altri sono le esperienze imperdibili emerse al convegno, con la raccomandazione di mantenere aperta la domanda. Se diventa chiaro ciò che desideriamo offrire, sarà più facile concepire una proposta coraggiosa, perché oltre i sacramenti, e attraverso i sacramenti ricevuti, possiamo esplorare meglio la Grazia che ci è stata donata per la vita. Lo sguardo a grandi mistagoghi del passato come Cirillo di Gerusalemme, Sant’Ambrogio, San Simpliciano, ci ha permesso di cogliere la postura “del mistagogo”, di chi accompagna alla riscoperta dei doni ricevuti, ritrovando anche le motivazioni che sottendono alla proposta del Progetto Sicar. La sfida di riesprimere in un linguaggio nuovo i sacramenti ricevuti è il tentativo serio per far crescere il vissuto della fede senza condannarlo a restare imprigionato nei codici dell’infanzia: la fede deve crescere con noi, perché possa essere una risorsa per la vita. Se crediamo a questo, allora sapremo dare un senso al tempo della mistagogia, che non è quanto si ritrova in un qualunque dopo cresima. Oltre le ragioni della mistagogia ne abbiamo altre, umane e affettive, che impegnano le comunità cristiane a essere presenti nel delicato tempo della preadolescenza. La fragilità accentuata dei ragazzi in questa stagione della storia, segnata da brutalità, violenza, alta selettività, ossessione per la visibilità, impegna a non tradire il senso dell’iniziazione alla vita cristiana, perpetuando l’errato messaggio che finisca con la celebrazione dei sacramenti, ma a tenere chiaramente al centro la vita, che diventa promettente proprio nella sequela del Signore. Quando, dopo la cresima, gli incontri con i ragazzi si dilatano, quale messaggio diamo? Conta la celebrazione della cresima o la loro vita, trasformata dall’azione dello Spirito? Le parole del vescovo Michele, al termine del convegno, incoraggiano a perseverare nel rinnovamento indirizzato dall’ufficio, a diffonderne le ragioni chiarendo anche l’importanza di salvaguardare l’indicazione della celebrazione della cresima tra la fine della prima media e l’inizio della seconda, perché la mistagogia trovi uno spazio reale e, per questo, possibilmente fecondo. Gli interventi del convegno sono reperibili nel sito dell’ufficio per l’Annuncio e la Catechesi.



