È dei giorni scorsi la nota con cui la diocesi di Milano comunicava che il trentaduenne don Alberto Ravagnani...
Laici con la passione per l'uomo, la Chiesa e il Vangelo: Ac diocesana in assemblea
Domenica 12 febbraio l’Azione cattolica diocesana vivrà la propria sedicesima assemblea elettiva. Un’occasione importante per l’Ac trevigiana, per progettare il futuro nell’anno in cui si celebra il 150° della fondazione. Abbiamo incontrato il presidente diocesano Stefano Zoccarato, che dopo due mandati conclude il suo servizio alla guida dell’associazione.
Domenica 12 febbraio l’Azione cattolica diocesana vivrà la propria sedicesima assemblea elettiva. Durante la giornata (in Seminario, inizio alle 8.45 con la messa presieduta dal Vescovo) sarà approvato il Documento assembleare per il triennio 2017 - 2020 e saranno eletti i membri del nuovo Consiglio diocesano. Un’occasione importante per l’Ac trevigiana, per progettare il futuro nell’anno in cui si celebra il 150° della fondazione. Abbiamo incontrato il presidente diocesano Stefano Zoccarato, che dopo due mandati conclude il suo servizio alla guida dell’associazione.
Con quali sentimenti lascia la presidenza dell’Ac?
Termino il mio servizio associativo con sentimenti contrastanti: da un lato sento che è necessario un ricambio per portare energie nuove. Dall’altro vivo anche un po’ di dispiacere, perché è stata per me un’esperienza straordinaria e irripetibile. E’ incredibile la quantità e la qualità di relazioni significative che si vivono svolgendo un incarico diocesano a servizio dell’Ac, che è associazione numerosa e radicata nel nostro territorio. Sono proprio le relazioni che danno il senso di fondo dell’essere associazione. Sono relazioni vissute dentro le comunità cristiane, e fondate sulla comune convinzione dei laici di Ac di essere responsabili ognuno del cammino dell’altro. Questo fa dell’Ac una vera e propria comunità di fede.
Questa è una stagione particolare per la Chiesa, segnata dal pontificato di papa Francesco che ci chiede di diventare sempre più una “Chiesa in uscita”. A quale impegno “missionario” sono chiamati i laici associati di Ac?
Lo stile di papa Francesco sta facendo vivere una stagione nuova alla Chiesa, che viene spinta con fiducia e audacia al di fuori di alcuni schemi del passato. Dobbiamo però riconoscere come la “popolarità” del Papa non si traduca ancora in una “rinascita” della fede nel nostro territorio, che anzi continua a soffrire di una secolarizzazione che avanza. Credo che l’impegno missionario dei laici di Ac si collochi esattamente in questo contesto. Ciascuno di noi è chiamato a vivere la propria testimonianza nell’ordinario della propria vita, per far risplendere la luce del Vangelo nelle relazioni di ogni giorno: nella famiglia, nel lavoro, nella politica, nella società. La frontiera del laico di Ac è la soglia della propria casa. La sfida missionaria è vivere la propria fede non solo dentro la comunità parrocchiale o associativa, ma trovando i modi e i linguaggi per comunicarla con la nostra stessa esistenza nei luoghi ordinari della vita. E’ una sfida niente affatto facile, tant’è che è esattamente in questo ambito che il nostro cristianesimo sta facendo più fatica.
Nel cammino diocesano delle Collaborazioni pastorali come può svilupparsi la vocazione specifica dell’Ac?
Nonostante molti e autentici sforzi in senso contrario, lo sviluppo delle Collaborazioni pastorali è ancora per molti versi impostato da un punto di vista clericale. Ci sono meno preti, quindi si razionalizzano le attività, anche a costo di impoverire l’identità delle comunità cristiane. L’antidoto a questo rischio involutivo è che nel territorio siano formate, e vengano adeguatamente valorizzate, figure di laici che in quanto tali possano mettersi al servizio e al sostegno dell’identità delle comunità cristiane, liberando i preti da tanti fardelli che ne limitano e ne mortificano il ministero. In Azione cattolica gli assistenti non firmano assegni né si occupano dell’orario di lavoro della nostra impiegata. Certo, in una comunità parrocchiale le dinamiche sono diverse. Ma è proprio su questo punto che occorre lavorare, e dove forse l’Ac potrà dare un suo contributo: nel far assumere ai laici delle responsabilità ecclesiali che, nel rispetto delle diverse vocazioni e dei diversi ministeri, possano dare un volto nuovo alle nostre comunità.
Il Cammino sinodale che si apre tra pochi giorni ci inviterà ad uno stile ecclesiale di sempre maggiore collaborazione e corresponsabilità tra laici e sacerdoti, nella vita delle nostre comunità. Crede che l’Ac possa dare un contributo importante a questo percorso?
Il Cammino sinodale è stato voluto fortemente dal nostro Vescovo all’esito della visita pastorale per dare una risposta alle tante domande e osservazioni che sono emerse nelle comunità cristiane in ordine al nostro cammino di fede. Camminare insieme – laici e preti – ci viene indicato dal Vescovo come uno stile permanente di Chiesa. L’Ac in questo senso potrà dare certamente il suo contributo – e per certi aspetti già lo sta dando – se saprà essere espressione di un legame tutto particolare tra laici e presbiteri che si manifesta in una vera corresponsabilità ecclesiale. La corresponsabilità, usando una battuta di papa Francesco, è un tango che si balla in due. E allora il compito dell’Ac per far sì che lo stile sinodale diventi concreta esperienza, è continuare a formare laici credibili, che possano essere interlocutori affidabili dei preti. Altrimenti, senza laici maturi e formati, è ovvio che la corresponsabilità non arriverà mai.
C’è una crisi generale, nelle associazioni e non solo, di figure educative giovani e adulte che si assumano responsabilità nei confronti dei più piccoli. Accade anche nell’associazione diocesana? E a quali percorsi si è pensato?
E’ così. Trovare animatori ed educatori per accompagnare percorsi formativi non è facile, anche perché le esigenze di una relazione educativa sono sempre più complesse, e non basta più affidarsi a delle disponibilità qualsiasi. In questi anni in Ac abbiamo lavorato su due fronti: anzitutto cercando di qualificare sempre di più la figura dell’educatore con specifici percorsi formativi dedicati; poi stiamo lavorando per far comprendere che una proposta formativa associativa non può essere isolata, ma deve essere messa in relazione con la comunità cristiana – che si impegna a sostenerla – e deve trovare alleanze nei confronti dei genitori e degli altri soggetti educativi. In questo modo gli educatori non si sentono più “soli”, ed è più facile rendere coinvolgente la proposta formativa che viene da più parti sostenuta e incentivata.
Quest’anno ricorre il 150° dell’Ac: avete iniziative in programma?
Certamente. I 150 anni dell’Ac saranno festeggiati a Roma il 29 aprile, con un’udienza speciale di papa Francesco concessa a tutti gli aderenti. Stiamo organizzando il viaggio, e abbiamo la sensazione che molti dalla nostra diocesi parteciperanno a questo grande appuntamento. Abbiamo, poi, in programma la pubblicazione di un libro di ricerca archivistica sulla nostra associazione, realizzato da Giuseppe Pagotto sulla base dei documenti dell’archivio storico diocesano. Ma soprattutto nella prossima assemblea diocesana rinnoveremo il Consiglio diocesano di Ac, dopo che in queste ultime settimane si sono tenute le assemblee parrocchiali e vicariali. Festeggiamo i 150 anni portando volti nuovi all’Ac, per fare nuova la passione che da sempre contraddistingue l’associazione: passione per l’uomo e la sua storia; passione per la Chiesa e per il Vangelo.



