domenica, 08 febbraio 2026
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Turchia, golpe fallito: il mondo con il fiato sospeso dal paese richiesta di dialogo

“Dove vivo io, grazie a Dio!, la situazione è tranquilla. Naturalmente c’è molta tensione, ma la situazione qui è tranquilla…”. Così il vicario apostolico di Anatolia, monsignor Paolo Bizzeti, ai microfoni di Radio Vaticana, che aggiunge: "Andare alle radici del malessere".

Il colpo di Stato in Turchia, tentato da una fazione dell’esercito contraria al presidente Erdogan, si è concluso con il fallimento. Durante la notte sono stati numerosi i bombardamenti e i combattimenti a Istanbul e Ankara. Il bilancio degli scontri è ora di 90 morti e centinaia di feriti. “La pagheranno cara”, ha promesso Erdogan: 5 generali e 29 colonnelli già sollevati dai loro incarichi, più di 1.500 i militari arrestati.

In relazione alla situazione in atto in Turchia, ove si registrano ripetute sparatorie sul Bosforo e ad Ankara si raccomanda ai connazionali di evitare gli spostamenti e di attendere lo sviluppo degli eventi tenendosi informati sui media locali e internazionali. Per informazioni ed emergenze contattare l’Ambasciata d’Italia a Ankara ai numeri: +90 532 374 81 77 e +90 534 074 33 63 ed il Consolato Generale a Istanbul al numero 00905554585844”. Così l’Unità di crisi della Farnesina, in una nota sul sito del ministero degli Affari esteri. L’aeroporto Ataturk di Istanbul e altri aeroporti risultano al momento chiusi. L’Alitalia ha temporaneamente sospeso i voli da e per la Turchia.

“Dove vivo io, grazie a Dio!, la situazione è tranquilla. Naturalmente c’è molta tensione, ma la situazione qui è tranquilla…”. Così il vicario apostolico di Anatolia, monsignor Paolo Bizzeti, ai microfoni di Radio Vaticana. “E’ difficile, anche per noi, comprendere le reali dimensioni di questo scontro e quindi bisogna essere molto cauti – spiega il vicario -. Purtroppo noi ci siamo sentiti varie volte in questi ultimi tempi per una serie di fatti sanguinosi, che già rivelavano sicuramente una tensione all’interno del Paese. Anche se la stragrande maggioranza delle persone è sicuramente pacifica e vive tranquillamente, non si può però negare che, in questi ultimi tempi, è stata praticata una politica dell’odio, dello scontro e questo evidentemente ad un certo momento porta ad una deflagrazione più grande”. Mons. Bizzeti prosegue sulla via del dialogo: “Credo che sinceramente l’unica cosa intelligente da fare è quella di non esasperare i toni per ritrovare quel minimo di calma necessaria a comprendere le ragioni anche di chi è insorto: una insurrezione, per quanto non si sappia ancora quanto sia estesa, è indice sicuramente sempre di un malessere. Per cui bisogna andare un po’ alle cause di questo malessere”. Interpellato a proposito di cosa e come testimoniare in questo momento con la presenza nel Paese, mons. Bizzeti risponde: “Sicuramente sempre attraverso l’arma del dialogo, che è l’unica che può assicurare un vivere civile. Quindi da parte della Chiesa credo che sarà unanime la testimonianza che, appunto, bisogna abbassare i toni e che si deve cercare di comprendere quali siano le cause di questo malessere”.

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