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Vicariato di Asolo: Sos per gli orti solidali
L’idea è venuta al Centro di ascolto della Caritas del vicariato di Asolo per dare un futuro, un’opportunità e soprattutto dignità ai tanti che hanno perduto il posto di lavoro in questi anni. Si comincerà dando un contributo al sostentamento delle famiglie in difficoltà, ma poi si creeranno spazi occupazionali.
Raccogliere i fondi di terreno nella disponibilità delle parrocchie della Pedemontana del Grappa e realizzare degli orti, coltivarli e produrre per consumare ma anche per rivendere o trasformare per produrre reddito. L’idea è venuta al Centro di ascolto della Caritas del vicariato di Asolo per dare un futuro, un’opportunità e soprattutto dignità ai tanti che hanno perduto il posto di lavoro in questi anni. Si comincerà dando un contributo al sostentamento delle famiglie in difficoltà, ma poi si creeranno spazi occupazionali; terreni destinati a rimanere incolti o a produzioni standard diventeranno orti con prodotti di qualità, esenti da pesticidi e distribuiti a chilometro zero. “Come operatori cominciavamo a sentire la frustrazione di un intervento solidale, accogliente - spiega il coordinatore del Centro Bruno Martino -, ma che non portava autonomia, alla fuoriuscita dalla difficoltà e dal bisogno. Invece le famiglie italiane, più di quelle straniere ed extracomunitarie, sentono il peso di una precarietà a cui non erano abituati: gli toglie dignità, voglia di vivere, energia per riprendere la strada”. La sede del Centro di ascolto viene persino evitata dalle famiglie italiane, che cercano di incontrare gli operatori Caritas in luoghi più anonimi, lontani dalla loro residenza. “Quando un padre di famiglia non riesce più a pagare il mutuo, né la retta della figlia all’Università, puoi dargli tanta disponibilità all’ascolto, ma poi ha bisogno di trovare una via d’uscita”. Nasce così l’idea degli orti solidali alla quale le parrocchie hanno subito dato risposta con generosità: da Cavaso hanno risposto le suore, mille metri arrivano da Maser, da Oné un privato offre un terreno e un casolare che ormai nessuno dei suoi figli vuol lavorare, dalla parrocchia di San Zenone ancora qualche migliaio di metri quadri, infine da Casoni circa 28 mila metri. Un patrimonio che è cresciuto velocemente e probabilmente troverà ancora nuovi donatori. Verrà affidato in comodato d’uso alla Fondazione Opera Montegrappa che gestisce anche il Centro di formazione professionale. “Siamo una struttura già adeguata del punto di vista normativo per dare appoggio a questa iniziativa - conferma don Roberto Trevisan presidente della Fondazione -. Inoltre la Fondazione raccoglie proprio, tra i suoi soci fondatori, 27 parrocchie dell’area Pedemontana. L’iniziativa è in divenire, ma se andrà in porto comincerà ad offrire prodotti a chi lavora la terra e poi progressivamente ci sarà spazio per dare posti di lavoro e chissà avviare anche attività di trasformazione”.
L’idea ha messo in moto diverse energie, già si parla di aprire una sezione agroindustriale presso il Cfp di Fonte. Verrà costituita una cooperativa ad hoc per gestire questi terreni: dedicata a chi è senza lavoro o è migrante e sta cercando di inserirsi definitivamente nel tessuto sociale. Attorno al progetto c’è una gara di solidarietà. Chi mette a disposizione la motofalciatrice, chi le sementi, chi individua le coltivazioni più opportune. “Potrebbe essere un nuovo modello economico - conclude Bruno Martino, che ha già realizzato questo tipo di progetti alla Fondazione Pirani Cremona di Bassano del Grappa -, basato più sulla condivisione, sulla relazione. Servirà sempre di più ripensare la nostra economia, a partire dalle campagne e dal territorio che dopo la «fiammata» del prosecco potrebbero trovarsi nella necessità di gestire diversamente la terra e l’agricoltura”.



