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Istruzione, al via il sistema veneto
Approvata la nuova formazione professionale. I pilastri della nuova norma sono quattro: istruzione, formazione, lavoro, enti territoriali. Caratteristica saliente della proposta è la sua flessibilità con percorsi legati al territorio e personalizzati
Per la riforma dell’istruzione nel Veneto l’assessore Elena Donazzan si è spesa per mesi, ha attraversato il Veneto contattando le scuole, e in particolare i Centri di formazione professionale. Il risultato è un testo approvato dal Consiglio regionale a larga maggioranza, 39 voti a favore e 6 astensioni (il Movimento 5 Stelle), a firmarne la presentazione anche il governatore Luca Zaia. Si chiama Pdl 19 “ Sistema educativo della Regione Veneto”. Il consigliere Graziano Azzalin del Partito Democratico alla fine ha ringraziato sia il relatore Giorgetti sia il collega di partito Claudio Sinigaglia per il contributo portato al dibattito per poi sottolineare “come questa legge cerchi di dare una risposta a un mondo, quello del lavoro, in continua evoluzione. Sono state apportate importanti modifiche, sia in commissione come nel dibattito in aula, presupposto e testimonianza di un modus operandi di particolare importanza e rilevanza. Ora bisogna cercare di dare gambe solide a questa legge”.
Adesso si aspettano le 52 delibere attuative. Pur essendo una legge quadro, che dovrà ora essere concretizzata da 52 delibere attuative, fissa un impianto ben preciso, basato su tre pilastri: la formazione professionale (che come è noto compete in via esclusiva alla Regione), l’istruzione (in parte statale, in parte regionale) e il lavoro. La chiave dell’accordo che si è creato in Regione sembra essere quella della parola “lavoro”, ovvero formare studenti che siano spendibili rapidamente sul mercato del lavoro, rispondendo alle richieste delle aziende. Alla crisi degli istituti professionali di Stato sembra si voglia rispondere con un rinnovato impegno sulla formazione professionale. I Cfp, tra l’altro, non hanno avuto quest’anno la stessa flessione nelle iscrizioni registrata dagli istituti professionali. “C’è stata grande attenzione - conferma Andrea Mangano, direttore del Cfp di Fonte - al nostro lavoro. Abbiamo potuto esaminare la bozza di legge prima dell’approvazione e l’assessore è venuto qui personalmente a incontrarci. Siamo stati messi alla pari con gli istituti professionali di Stato e quindi è stata riconosciuta la bontà del sistema della formazione professionale. C’è l’intento di arrivare a una equiparazione definitiva per noi e ci auguriamo che, di conseguenza, anche il sistema di finanziamento divenga più stabile e non legato a bandi annuali che non tengono conto che i ragazzi si iscrivono da noi per tre anni”. Nei Cfp lo studente svolge ben 15 ore di attività pratica alla settimana, e questo gli consente di avere un ingresso positivo e rapido nel mondo del lavoro. A sei mesi dalla qualifica presso il Cfp di Fonte il 70 per cento degli studenti ha ottenuto un posto di lavoro. Dati analoghi si registrano negli altri Cfp.
Un rapporto stretto con il mondo del lavoro. Sono elementi tutti sottolineati dalle dichiarazioni dell’assessore Elena Donazzan. “Questa legge vede oggi la conclusione di un lavoro durato due anni fondato sulla forte relazione esistente nella nostra regione tra mondo del lavoro e formazione professionale. Il dibattito nella commissione e in aula è stato importante e assicuro i consiglieri che il dialogo continuerà su questo tema anche in futuro, perché sia il confronto costruttivo con la Commissione consiliare sia la concertazione con la realtà socio-economica sono elementi necessari per garantire programmazione e solidità al progetto formativo. I pilastri della nuova norma sono quattro: Istruzione, Formazione, Lavoro, Enti territoriali. Una caratteristica saliente della proposta è la sua flessibilità con percorsi legati al territorio e personalizzati perché abbiamo messo al centro della nostra legge la persona. La persona è centrale nella nostra legge e con essa è centrale la famiglia, perno del sistema educativo. Lavoro come valore, ma anche come materia di insegnamento in una Regione che vuole metterlo al centro della sua progettualità”.
Il primo passo dell’autonomia regionale. Forte l’accento messo dalla legge sull’autonomia veneta. La Giunta regionale ritiene che, in attesa del Referendum, si debba cominciare dalla scuola a parlarne, ecco perché tra le materie trasversali oltre che l’educazione alla legalità, cultura del lavoro, discipline sportive, arte e musica, si punterà anche sulla “promozione dell’identità storica del popolo e della civiltà veneta nel contesto nazionale”. Nei piani di studio di parla di specificità e tradizioni delle comunità locali senza però trascurare, ma anzi potenziandola, la competenza linguistica delle lingue straniere e le relative certificazioni. Per la valutazione del suo sistema educativo, la Regione Veneto si affida a una struttura nazionale, ovvero l’Invalsi. Saranno misurate non solo le conoscenze acquisite ma anche il risultato rispetto agli sbocchi lavorativi. Dunque una legge che punta decisamente a portare nella formazione e nell’istruzione la specificità del Veneto, ma in una cornice di confronto con i dati nazionali ed europei. Ora l’assessore Donazzan è attesa alla prova delle delibere attuative in discussione nella Commissione cultura e che dovrebbero avere un iter più veloce rispetto ai due anni di lavoro richiesti da questo progetto di legge.



