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Materne paritarie: fondi statali sbloccati, ma sarà più difficile ottenerli
Dopo la diffida della Fism il ministro Giannini ha firmato il Decreto che dà il via libera ai fondi statali per le scuole dell'infanzia paritarie, ma il Ministero ha messo nuovi criteri per il riparto, per distinguere tra realtà profit e non profit. E i tempi rischiano di allungarsi ancora
Mercoledì scorso erano volate “parole grosse”: la Fism del Veneto era uscita allo scoperto per denunciare l’immobilismo del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, che da quasi due mesi aveva sul tavolo il decreto relativo al fondo nazionale per le scuole paritarie. E contemporaneamente era partita una diffida formale, sempre firmata dalla Fism e indirizzata al Ministero dell’Istruzione. Uno scossone che ha dato i suoi frutti. Nel giro di poche ore, nella serata dello stesso mercoledì, quella fatidica firma è arrivata e sono stati stanziati 500 milioni di euro a sostegno delle scuole paritarie di tutt’Italia, di ogni ordine e grado, che il Parlamento aveva stabilito in Legge di Stabilità a fine 2015. La cifra è superiore a quella dell’anno precedente, che ammontava a 472 milioni di euro. Per il Veneto, calcola Stefano Cecchin, presidente della Fism regionale e di quella veneziana, si dovrebbe salire da 57 a 60 milioni di euro.
Buone notizie, dunque? Non del tutto. Intanto perché il ritardo è pesante e, tra una cosa e l’altra, le scuole rischiano di rimanere “a secco” fino a dopo l’estate. E poi per i nuovi criteri di ripartizione, che distingueranno tra scuole a scopo di lucro e non profit.
A monte di tutto questo, va ricordato, vi sta un ricorso presentato dall’Aninsei, l’associazione nazionale istituti non statali di educazione e di istruzione di Confindustria, proprio riguardo ai criteri di ripartizione: ed era per questo che la firma non arrivava, perché il Miur (il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) aveva intenzione di rivedere tali parametri e, solo dopo, sbloccare il fondo. Le pressioni dell’ultimo periodo fortunatamente hanno sbloccato il fondo ma gran parte dei soldi saranno materialmente erogati solo una volta che saranno raccolti tutti i dati, specie quelli relativi al numero delle scuole, dei bambini, delle sezioni, delle rette, ecc. Nello specifico, spiega Cecchin, “il 20% viene erogato subito, si spera entro la fine di luglio, mentre il restante 80% sarà assegnato una volta raccolti i dati e stabilita la cifra destinata alla singola scuola”. Sulla base dell’ammontare delle rette, si stabilirà se una scuola è senza scopo di lucro oppure è “profit” e solo nel primo caso sarà considerata destinataria di questa parte del fondo (vedi box). Si attende dunque che una mole di dati arrivi da tutta Italia al Miur che li dovrà poi elaborare. I tempi di tutto questo? Quantomai incerti.
“Possiamo dire di essere moderatamente soddisfatti perché, pur con un mese e mezzo di ritardo, la firma del ministero è arrivata e perché – sottolinea il presidente Fism del Veneto – il fondo sale a 500 milioni. Ma non abbiamo alcuna certezza sui tempi di erogazione di quell’80% del fondo”.
Lo sottolinea con forza anche la deputata Simonetta Rubinato, che ha sempre seguito la partita relativa alle paritarie: “Il Miur ha ecceduto in burocrazia difensiva, temendo nuovi ricorsi. Ma non considera che ogni giorno di ritardo pregiudica la sopravvivenza stessa delle scuole”.
Ancora una volta, infatti, le scuole dovranno arrabattarsi, anticipando gli stipendi agli insegnanti e il pagamento delle bollette con fondi propri (se ne hanno ancora) o chiedendo aiuto alle banche.
I NUOVI PARAMETRI
Il calcolo dei criteri di ripartizione del fondo, nelle intenzioni del Miur, vuole distinguere le scuole paritarie profit da quelle non profit, destinando solo l’80% del fondo alle scuole non profit. Per distinguerle è stato scelto il parametro del costo medio per studente individuato dall’Ocse, pari a 5.900 euro l’anno. E le scuole che applicano rette superiori a questa cifra verranno considerate profit, venendo escluse dalla ripartizione. Ciò, per la gran parte, non riguarda le paritarie cattoliche, che sono al di sotto di questa cifra. Ma per arrivare alla distinzione delle due categorie servirà tempo.
SEGNALE POSITIVO DALLA REGIONE
Una buona notizia è arrivata nei giorni scorsi dalla Regione Veneto che ha recuperato nel bilancio 5 milioni in più per nidi e scuole dell’infanzia paritarie. Lo scorso 27 maggio la Giunta regionale ha infatti stanziato un finanziamento di 36 milioni di euro, 5 in più rispetto a quanto previsto a inizio anno. “In questo modo – spiega Stefano Cecchin, presidente della Fism del Veneto – arriviamo a 18 milioni di euro per i nidi e a 18 milioni per le scuole dell’infanzia, di cui 2 milioni destinati al sostegno della disabilità. Voglio precisare che tra i destinatari sono comprese anche le scuole comunali, che secondo i criteri della Regione sono considerate paritarie”.
L’aumento viene considerato un segnale positivo: “La cifra è ancora inferiore a quei 42 milioni di euro (21+21) stanziati negli anni precedenti, ma la Regione ha preso l’impegno con noi di recuperare il più possibile nei prossimi mesi e questo aumento è già un importante passo avanti. L’ideale – aggiunge – sarebbe limare l’attuale differenza di 6 milioni, magari iniziando a recuperare quei 2 milioni destinati alla disabilità al di fuori dei 18 per le scuole dell’infanzia, anche per dare un segnale di attenzione alle famiglie che più ne hanno bisogno”.



