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Pedemontana: domande ed incognite. E uno scenario da incubo
La Regione costretta a reintrodurre l’addizionale Irpef per pagare l’opera simbolo dell’efficienza veneta, che doveva essere costruita in gran parte dai privati. Zaia vuole fare presto, anche a costo di far digerire ai veneti una pillola indigesta. Ma qualche interrogtivo non può non sorgere.
Era il vanto del Veneto, il simbolo della sua efficienza finanziaria, il Rubicone contro l’aumento delle tasse, il segno distintivo dei lavoratori del pubblico impiego residenti in Veneto la cui busta paga risultava più pesante, per l’assenza dell’addizionale irpef. Questo muro è andato in frantumi, assieme allo “zero tasse”, bandiera del centrodestra di Giancarlo Galan e poi di Luca Zaia.
Mito incrinato
La tassa è stata reintrodotta per pagare l’opera simbolo dell’efficienza veneta: la Superstrada pedemontana, la strada che doveva e dovrà togliere dalla marginalità la logistica di tutta la Pedemontana di Vicenza e Treviso. Fallisce il progetto di costruirla con un project financing, dove il rischio d’impresa viene scaricato al privato che deve in anticipo calcolare l’affitto che il pubblico pagherà per l’opera costruita con i suoi soldi privati, un affitto o canone che dovrebbe garantirgli non solo il rientro dai costi ma anche profitto. Da mesi la coppia Sis e Dogliani, la prima concessionaria spagnola vincitrice del concorso internazionale per questo project, la seconda mano torinese esecutiva del progetto, dicono di non farcela, che i flussi di traffico saranno più bassi del previsto e che sul mercato finanziario non riesce a far decollare il suo “bond”, ovvero il prestito internazionale per pagare l’opera. Bisogna quindi ricontrattare tutto.
Senza fare tanti calcoli da commercialisti, ai veneti dal 2018 l’addizionale irpef costerà dai 3 agli 80 euro al mese circa. Ma come è possibile che una Regione che ha già realizzato almeno tre ospedali e il passante di Mestre, proprio con lo strumento del project financing, abbia dovuto ricorrere a questo strumento? Lo Stato ha già messo più di 600 milioni di euro, ora la Regione con un mutuo acceso presso Cassa depositi e prestiti ne metterà altri 300, così il pubblico anticipa quasi metà del costo dell’opera che è di 2.391 miliardi di euro (nel progetto iniziale il pubblico doveva mettere 173 milioni).
Zaia vuol fare presto
Zaia sta combattendo strenuamente per la realizzazione di questa arteria, l’unica che può essere realizzata entro il fine mandato del 2020, perché le altre che aveva promesso nel suo programma elettorale, ovvero il completamento della Valdastico Nord, l’ammodernamento della Alemagna e la sistemazione della Valsugana, sono ancora in fase di discussione. Resta al palo anche la viabilità di collegamento tra Spv sul territorio di Treviso, Vicenza e Padova.
C’è un’altra domanda: perché la Regione Veneto non mette alla porta la Sis dimostratasi incapace della credibilità finanziaria per la chiusura del progetto, trattenendosi la penale versata, magari assegnando al vecchio consorzio Pedemontana Veneta Spa, primo assegnatario del progetto, ed estromesso per un cavillo burocratico (il pareggiamento dell’offerta più bassa arrivò in ritardo per una errata interpretazione delle date)? Insomma la più grande opera realizzata in Veneto negli ultimi anni è stata assegnata non su competenza ed efficienza ma su un cavillo. Dietro alla decisione di Zaia c’è il timore di uno strascico giudiziario in caso di rottura con il concessionario, che porterebbe a tempi biblici per la realizzazione dell’opera. In effetti, lo staff legale della Regione Veneto non ne ha azzeccata una: l’esempio più eclatante è quello della Smfr, la metropolitana di superficie, un contenzioso durato 18 anni e che ha bloccato l’opera e ha comportato l’esborso, per una soluzione “pacifica”, di commesse per 28,5 milioni di euro a Net Engineering.
Scenario da incubo
Non è però questo l’unico scenario, c’è anche la possibilità che Sis divenga insolvente, insomma che la Spv non venga realizzata e il territorio non solo resti senza quest’opera, ma resti il gruviera attuale con ponti, trincee, sopraelevazioni, canali qua e là, dispersi in un deserto di espropri. Ora le associazioni dalla Confartigiato, agli Autotrasportatori, a Unindustria sono pronte ad andare avanti a qualsiasi prezzo - per la loro programmazione sarebbe devastante -, diversamente sarebbero pronte a critiche feroci senza distinguere molto su chi sia il responsabile e difficilmente accetterebbero i tempi lunghi della giustizia. Senza contare gli indennizzi agli espropriati, i pagamenti ai subappaltatori, gli investimenti di chi si è magari indebitato per comprare i terreni attorno al tracciato autostradale per futuri investimenti edilizi, insomma per il Veneto sarebbe una “mazzata” forse più grave di quanto è successo agli investitori con le perdite di Veneto Banca e di Popolare Vicentina.



