martedì, 10 febbraio 2026
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Si chiude un'epoca: ultimo Consiglio provinciale a Treviso

Tutti a casa i consiglieri provinciali di Treviso. La Provincia come ente di primo livello, eletto direttamente dai cittadini, chiude mestamente il prossimo 16 maggio, con l’ultimo Consiglio della sua settantennale storia. La poltrona, un tempo ambitissima di presidente.

Tutti a casa i consiglieri provinciali di Treviso. La Provincia come ente di primo livello, eletto direttamente dai cittadini, chiude mestamente il prossimo 16 maggio, con l’ultimo Consiglio della sua settantennale storia. La poltrona, un tempo ambitissima di presidente - su di essa si sono seduti il democristiano Carlo Bernini e il leghista Luca Zaia, divenuti entrambi poi presidenti del Veneto - è rimasta a Leonardo Muraro, ultimo presidente eletto dai cittadini, che la terrà fino a fine agosto, quando convocherà le elezioni per il nuovo presidente e la nuova giunta. Saranno però elezioni riservate a sindaci e consiglieri comunali, che dovranno farsi carico di gestire “senza alcun stipendio” la Provincia, come già ora fa il sindaco di Venezia con la nuova e sovracomunale città metropolitana.  
Durante la grave crisi del 2011 il Governo Monti pensò, sotto una forte spinta dell’opinione pubblica, di eliminare questo personale politico, e trasformare l’ente sovracomunale in ente di secondo livello. Così è scomparso il parlamentino politico, ma l’Ente continua ad esistere e ad esercitare le sue funzioni fondamentali, ovvero: ambiente, edilizia scolastica, viabilità, trasporti, urbanistica, pari opportunità.
Più che la riforma hanno però inciso le leggi di stabilità, in particolare l’ultima che ha imposto un taglio della metà del bilancio. A Treviso nel 2016 saranno disponibili 60 milioni contro i quasi 120 di prima. I dipendenti diretti della Provincia sono stati dimezzati, ora sono in 262 a gestire le attività per le funzioni fondamentali. Il resto sono andati in pensione, oppure redistribuiti nei municipi per svolgere funzioni che ora sono in capo ai Comuni. La Regione Veneto ha riordinato i servizi e ha deciso di affidare ancora alla Provincia le funzioni delegate: formazione professionale, agricoltura, caccia, pesca, cultura, turismo, sport, politiche sociali, per le quali ha lasciato altri 77 dipendenti.
Il Sant’Artemio, la nuova e bella sede, costata 80 milioni di euro, ospiterà anche i 70 dipendenti degli uffici del lavoro che nel frattempo sono diventati “statali”. Diventano regionali i 24 tra guardacaccia e vigili provinciali che resteranno comunque operativi sul territorio. Dunque tagli cospicui ai bilanci, ma funzioni che in gran parte restano alla Provincia con base al Sant’Artemio. Chi tra qualche mese tirerà le fila di questa rivoluzione sarà uno dei tanti sindaci della Marca. Sulla sua elezione peseranno in maniera diversa i Comuni, il voto delle città più grandi, a partire da Treviso, conterà molto di più rispetto a quello dei piccoli: sarà una battaglia dura e molto dipenderà dalle prossime Amministrative di giugno, fondamentale sarà il risultato di Montebelluna e di Oderzo.

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