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Vinitaly tra record e incognite

Infranti tutti i precedenti primati, ma quest’anno il vino è meno presente. In calo, generalmente, produzione ed export

Il vino non è più una certezza. Finora, scommettendo su un’impresa vitivinicola, era quasi sicuro il successo economico. Invece, anche in questo settore il successo si conquista sul campo, si deve far fronte al cambiamento climatico e alla complessità dei mercati internazionali. Questo il segnale chiaro che arriva dalla nuova edizione, la 56ª, di Vinitaly di Verona.

Un’edizione che ha infranto tutti i record: i compratori presenti sono il 20 per cento in più rispetto al 2023, e il 70 per cento in più rispetto a due anni fa. Gli operatori esteri sono arrivati da 140 Paesi. Nessuna flessione, dunque, anzi si conferma l’interesse verso il vino italiano. Quello che è meno presente è il vino. La vendemmia del 2023 è stata la meno consistente dal dopoguerra. La produzione dello scorso anno è stata di 38,3 milioni di ettolitri, ma in calo del 23,2 per cento rispetto ai volumi del 2022. Colpite le regioni del Piemonte, della Lombardia e, in parte, anche del Veneto. Ricordiamo che la metà, esattamente il 51,3 per cento delle imprese venete attive nel settore vitivinicolo è trevigiana (dati dell’Ufficio studi e statistica della Camera di commercio Treviso e Belluno). In controtendenza la Sicilia, che si conferma un’area di forte incremento ed efficienza produttiva. Il 2023 insegna che le rendite di posizione non esistono, neppure in questo settore economico.

Frena, in particolare l’export, si parla di 802 milioni di euro in meno nel 2023 nei mercati mondiali. Il calo, in termini di ettolitri prodotti, è stato di 768 milioni di litri. L’Italia registra -1% di export, per il Veneto si parla del -0,2%. In calo il mercato cinese, giapponese, sudcoreano.

Il consumo di vino è diminuito del 8%, ragion per cui molti invocano una maggiore attenzione ai giovani, che sembrano orientarsi verso altri tipi di bevande. Crollano i vini rossi. Il prosecco dà segnali diversi: frena il consorzio di Valdobbiadene Conegliano, va meglio per il docg di Asolo. I consumi di vino rallentano, ma di sicuro una mano a questa piccola crisi l’ha data anche la crescita dell’inflazione. Inoltre, bisogna ricordare gli attacchi di peronospora, malattia fungina delle viti, causata dalle frequenti piogge.

A Treviso il valore delle imprese di coltivazione dell’uva e di produzioni di vini nel 2022 è stato di quasi due miliardi e mezzo di euro. Nel Veneto sono impiegati in queste imprese quasi 22 mila lavoratori, a Treviso 9.639. Di questi, 363 sono giovani: un dato estremamente incoraggiante, conseguenza anche del prezioso lavoro svolto dagli Istituti agrari e dall’Istituto tecnico superiore Academy agroalimentare Cerletti di Conegliano.

Il consorzio del Prosecco doc, nel 2023, è stato primo tra le denominazioni del vino italiano a volume, con una produzione imbottigliata di oltre 616 milioni di bottiglie. Tuttavia, nel corso dell’ultimo anno ha registrato un calo del 3,5% negli imbottigliamenti, rispetto al precedente 2022. A trainare verso il basso soprattutto una tipologia, quella del Prosecco Rosé, che non sfonda.

Dopo un 2022 eccezionale, il 2023 del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg si assesta sui livelli pre-pandemici, con una flessione del 10% di vendite e una riduzione in volume all’estero del 6%, ma con una crescita del valore del prodotto stimata del 4,7%.

Registrano lievi flessioni i vini rossi dell’area di Treviso. Non è andata bene la produzione di pinot grigio. L’Asolo prosecco sembra, invece, aver messo l’acceleratore: dopo aver chiuso il 2023 con una crescita del 14,5 per cento, mettendo a segno il record storico di 27,5 milioni di bottiglie vendute, ora ecco che il primo trimestre del 2024 fa un ulteriore balzo in avanti del 16,3 per cento. Continuando così, a fine anno verrebbe sfondato il tetto dei 30 milioni di bottiglie.

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