È dei giorni scorsi la nota con cui la diocesi di Milano comunicava che il trentaduenne don Alberto Ravagnani...
San Valentino, il racconto: un matrimonio che resiste a ogni urto
Nella mensa della Tecnica, a Nervesa, un giovanotto sussurra qualcosa a una ragazza. La risposta non è per nulla promettente: “Non sarai mai il mio moroso”. Parole al vento. Giovanni Martini e Alfia Antole, 67 e 64 anni, sono insieme da 43. Quella che inizialmente era attrazione fisica si evolve in fiducia. Tra difficoltà e malattie, i coniugi, con il collante delle esperienze negative - quelle che spesso mandano in cenere patti e vincoli - irrobustiscono le proprie risorse interne, nella convinzione che deve sempre essere la coppia al primo posto. Certo, conferma Alfia, solo così possiamo sentirci un porto sicuro per i figli.
All’estero per lavoro, Alfio telefonava di continuo per renderla partecipe e così, senza saperlo, irrobustiva la loro unione. Intanto i loro cinque figli crescono in un humus di amore, fiducia, lealtà, entusiasmo per il progetto, che deve pur continuare, qualsiasi evento si insinui. La prova arriva e porta la malattia gravissima della figlioletta. Pericolo di vita, l’annuncio è dato da lui con schiettezza: compito della mamma mettere a fuoco le parole giuste per aiutare i figli a conoscere la realtà della malattia, da trasformare in esperienza positiva, in speranza. Chiamatela fatica, se volete, non disperazione, però, sorretta com’è dal vigore della fede, la risorsa più preziosa coltivata insieme. L’insidia del cedimento si eclissa, gli impegni si fanno pressanti: quattro figli da accudire, la piccola tra vita e morte, il lavoro, le corse quotidiane all’ospedale di Padova accanto alla moglie che mai si scosta dal lettino. E la bimba si sente al riparo in una fortezza invisibile. Bravi genitori, ma, signori miei, se qualcuno più forte dell’universo non fosse accanto a voi, non ce la fareste. Lo sanno, glielo conferma il loro credo profondo. Dal paese giungono in ospedale notizie di preghiere per la guarigione. La coppia si rafforza anche in seno alla comunità.
E loro smatassano una vita piena, nella quale entra anche l’affidamento di bimbi sfortunati. Tutto ha inizio con la morte di una mamma in una circostanza drammatica, lasciando il bimbo al padre, un uomo buono, ma privo degli strumenti necessari per crescerlo. Il parroco, il sindaco, le suore pensano a Giovanni e Alfia, pensiero osceno se si tiene conto che tra quelle mura vociano ben cinque bimbi. Tentar non nuoce. Il piccolo entra in famiglia, corre, impara e la sera torna da papà. L’esperienza ha rafforzato nei figli il senso del rispetto, della condivisione del tempo, della solidarietà: valori che favoriscono lo sviluppo cognitivo ed emotivo per crescere più forti nell’attenzione verso il debole.
Tra un affidamento e l’altro -alla fine saranno sei – i coniugi si dedicano ai corsi prematrimoniali e anche in questo escono dagli schemi. Gli incontri si fanno in casa, tra la vita familiare vera, con le necessità dei figli da soddisfare, perché le prove di matrimonio vanno vissute nella realtà per decidere con consapevolezza.
Catechisti fino all’anno scorso, sono da 4 anni ministri straordinari e Giovanni è anche guida spirituale dei Gesuiti. Oggi i ragazzi sono sposati, hanno bimbi, e finalmente si va in pensione come genitori. E invece no, i nipoti trascorrono con loro il tempo libero, i figli passano all’ora di pranzo. È il momento delle confidenze, dei consigli che sciolgono lo stress del lavoro, aprono il sorriso. I frutti di genitori consapevoli arrivano ora.



