Dei tanti messaggi di congratulazioni che mi sono arrivati in questi giorni, porto nel cuore, in particolare,...
Piano di ripristino della natura: l’Italia salta la scadenza UE
Lo scorso 1° settembre è scaduto il termine per la presentazione dei Piani Nazionali di Ripristino che ogni Stato deve presentare alla Commissione Europea per dare attuazione al Regolamento Europeo sul Ripristino della Natura.
Austria, Bulgaria, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna sono gli unici Paesi dell’Unione che hanno onorato la scadenza e che, sembrerebbe, hanno preso sul serio la materia, ovvero il regolamento del 2024 che vincola gli Stati a elaborare un piano per raggiungere gli obiettivi per il “buono stato degli ecosistemi”, tra cui ripristinare almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell’Ue entro il 2030 e tutti gli ecosistemi che necessitano di ripristino entro il 2050. La Commissione europea si era data sei mesi per il vaglio, visto l’adozione finale delle strategie nazionali sarebbe prevista già nel 2027 – segno abbastanza inequivocabile dell’urgenza della materia.
L’Italia è appunto tra i ritardatari: come riporta un approfondimento di Ansa, il ministro Pichetto Fratin ha ammesso pochi giorni fa alla Camera che il testo è ancora in negoziazione tra i ministeri; nel frattempo una procedura di valutazione ambientale sta seguendo un percorso parallelo di cui non si conosce l’esito.
Il testo, quindi, sembrerebbe non ancora esistere, e 14 associazioni – Apicittadine, Blue Marine Foundation, Centro Italiano Studi Ornitologici, Cipra Italia, Federazione Nazionale Pro Natura, Fondazione Capellino, Fondazione Marevivo, Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio - Difendiamo i territori, Lav, Legambiente, Lipu, Slow Food Italia, Worldrise, WWF Italia – hanno chiesto al Mase di rendere pubblico il testo finale e di dare riscontro degli esiti della consultazione pubblica conclusa il 24 giugno. Ad oggi, non risulta siano stati pubblicati né i contributi ricevuti, né la loro valutazione, né l’indicazione di quali osservazioni siano state accolte o respinte ed i criteri di valutazione, nonostante le rassicurazioni di un maggiore coinvolgimento dei portatori d’interesse e delle istituzioni scientifiche.
Una mancanza di trasparenza grave, per le associazioni, che impedisce ad istituzioni scientifiche, associazioni, comitati e cittadini di verificare se la partecipazione abbia inciso realmente sulla costruzione del Piano.
Preoccupa le associazioni, infatti, il possibile indebolimento delle misure di tutela proposte. Particolarmente gravi le richieste avanzate da Anci e riprese da Ance sugli ecosistemi urbani che prevedono la cancellazione o modifica di misure chiave, comprese le salvaguardie relative alla non riduzione del verde urbano e della copertura arborea, alla tutela dei suoli non artificializzati e alla sospensione delle trasformazioni che potrebbero produrre ulteriori perdite.
“Se confermate, queste modifiche, insieme alle altre carenze evidenziate nelle osservazioni delle associazioni faranno sì che il Piano di Ripristino della Natura sia un’ennesima occasione perduta. Mai come questa estate è risultato, infatti, evidente che servono soluzioni urgenti basate sulla Natura per poter far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici e rafforzare la resilienza di tutti gli ecosistemi, da quelli urbani e agricoli a fiumi, boschi e ambienti marini e costieri. Indebolire il Piano significa assumersi la responsabilità delle conseguenze dell’immobilismo nei confronti di un mondo in crisi”.
Il Piano Nazionale di Ripristino è un’opportunità unica, le associazioni chiedono quindi alla Commissione Europea di valutare con attenzione i contenuti del Piano e di richiamare il nostro Paese agli obblighi di partecipazione e trasparenza previsti dal Regolamento.
“Riportare la Natura nelle nostre Vite come recita la Strategia Europea per la Biodiversità” - concludono le associazioni - “non deve essere solo un atto formale ma un serio impegno delle nostre istituzioni a tutti i livelli.”



