Il recente viaggio apostolico di papa Leone in Francia ha suscitato commenti entusiastici, a tratti persino...
I santi, la gente che si è fidata senza misura di Dio
Questo affollamento incalcolabile pone, però, una domanda: “Ma chi sono i santi?”. Se quelli del calendario possono rivendicare qualche sintomo miracolistico o carismatico, quelli della porta accanto ci sembrano fin troppo normali. Dove sta perciò la loro santità? La risposta ce la dà il misterioso anziano dell’Apocalisse a cui Giovanni si rivolge, incuriosito dalla moltitudine immensa avvolta in vesti bianche. “Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello” (Ap7,14).
Una risposta che può apparire oscura, ma stupendamente vera, se comprendiamo cosa avviene nel battesimo. Immersi nell’amore appassionato di Gesù, afferrati per sempre da Lui, con Lui attraversiamo la grande tribolazione della vita, continuamente lavati e rigenerati dalla sua misericordia. La santità, infatti, più che essere frutto di un impegno umano è lasciare spazio all’azione di Dio.
Accade così che, anche a loro insaputa, i santi diventino trasparenza di Cristo, capaci di trasmettere un raggio del suo volto. Hanno lasciato che Cristo afferrasse così profondamente la loro vita da poter dire con San Paolo: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”. Con gli occhi del cuore ciascuno di noi può ritrovare questi volti santi “nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere” (Gaudete et Exsultate 7). Lasciamoci stimolare da quei segni che il Signore ci presenta in modo sorprendente attraverso chi non immagineremmo. Sono uomini e donne, anche loro con una psicologia talora complessa e instabile. Gente che non ha nulla da vantare davanti a Dio, ma che si è fidata senza misura di Dio. Consapevole della propria miseria, ha fatto esperienza della misericordia del Signore.
In questo nostro difficile tempo un segno decisamente sorprendente è dato dalle numerose cause di beatificazione, una quarantina circa, di bambini, bambine, ragazzi e ragazze. Come non pensare alla profezia di papa Pio X, che a chi lo contestava per aver ammesso i piccoli alla Comunione, rispondeva: “Vedrete, avremo bambini santi!”.
San Carlo Acutis, uno degli ultimi arrivati, parlava dell’Eucaristia come della sua “autostrada per il cielo”, e così ci ricorda ancora una volta che il segreto della santità è legato a un rapporto profondo con il Signore. “Tu diventi ciò che mangi” diceva sant’Agostino. La serva di Dio, Lucia Schiavinato, fondatrice dei Piccoli Rifugi per persone con disabilità, scriveva al suo padre spirituale: “Vivo nell’Eucaristia come un pesce nell’acqua”. Il venerabile Silvio Dissegna, morto a dodici anni, la cui famiglia è originaria della nostra diocesi, trovava nella comunione quotidiana la forza per vivere la sua dolorosissima malattia.
Il santo è, allora, chi ha preso sul serio le parole di Gesù durante l’ultima Cena: “Fate questo in memoria di me”. E non solo nel senso di ricordarlo nella celebrazione, ma nel senso forte di diventare lui stesso memoria viva di Gesù. Santa Maria Bertilla amava una preghiera in cui chiedeva di essere come la lampada del tabernacolo, affinché le persone, vedendola, potessero dire “Lì c’è Gesù”.
Uno degli ultimi lasciti di papa Francesco è stato l’invito rivolto a tutte le comunità di ricordare le figure di santità della propria diocesi, ogni anno il 9 novembre, festa della Dedicazione della Basilica di San Giovanni in Laterano, madre di tutte le chiese. È importante che, in questo giorno, si continui in ogni parrocchia a riscoprire la memoria di quegli umili discepoli del Cristo che hanno lasciato un segno vivo della presenza del Signore Risorto nelle nostre comunità. Nella meravigliosa comunione dei santi, che unisce il cielo alla terra, essi sono guide sicure nel comune itinerario verso Dio, proteggendoci e sostenendoci.
Non manchiamo di conoscere la vita dei nostri santi; capiterà anche a noi di chiederci come sant’Agostino: “Se questi e queste sono stati capaci di fare tanto, perché io no? Pensi che loro possano farlo con la loro forza o non piuttosto per la Grazia del Signore?” (Confessioni VIII, 27).



