giovedì, 29 ottobre 2026
Meteo - Tutiempo.net

Al congresso della Lega riparte il “tormentone” sul ruolo di Luca Zaia

Il congresso straordinario convocato da Salvini finisce con una nuova “incoronazione” del suo attuale segretario
29/10/2026

Si sapeva già come sarebbe finita. Il congresso straordinario della Lega, convocato dal segretario, Matteo Salvini, che aveva voluto “stanare” i suoi avversari giocando d’anticipo, ha avuto il vincitore annunciato: lo stesso Matteo Salvini. Per la seconda volta, la Lega ha mostrato di essere quel partito che, almeno per quanto riguarda i “quadri” di Veneto e Lombardia, passa cinquantuno settimane all’anno a criticare la linea del segretario, accusato di aver fatto precipitare il partito nei sondaggi, per poi decidere di “incoronarlo” nella settimana congressuale.

A difesa dei veneti e dei lombardi, c’è da dire che le modalità del congresso non permettevano molti margini di manovra.

Matteo Salvini, come è noto, ha passato una “brutta estate”: l’abbandono di Roberto Vannacci, da lui imposto come vicesegretario, lo ha esposto a una critica generalizzata, che si è concentrata soprattutto nelle regioni dello storico consenso leghista, appunto Veneto e Lombardia. Un’area che guarda, come potenziali leader, ai presidenti o ex presidenti di regione: Luca Zaia (ex presidente del Veneto), Attilio Fontana (Lombardia), Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia).

Mentre il partito, nei sondaggi, scendeva sotto il 6 per cento, Salvini, davanti al “pratone di Pontida”, più vuoto del solito, ha convocato il congresso, con una mossa che ha sorpreso tutti. Una verifica politica anticipata, già vinta in partenza, perché giocata con le regole del precedente congresso (con un peso preponderante dei delegati delle regioni di centro-sud) e senza dare il tempo all’opposizione interna di organizzarsi.

Alla fine, Salvini ha avuto tutto quello che sperava, compreso un oppositore, più che altro uno “sparring partner”, l’ex ministro del Turismo Massimo Garavaglia, che ha raccolto il consenso di qualche oppositore in Lombardia, molto meno in Veneto. I dati “ufficiosi”, rispetto ai delegati veneti, parlano di 95 voti a Matteo Salvini e di 19 a Massimo Garavaglia, tra cui quello dell’ex presidente della Provincia e sindaco di Castelfranco Veneto, Stefano Marcon.

Anche se Salvini si è “imbullonato” alla sua poltrona, i nodi politici restano, però, intatti. La Lega deve rimanere un partito nazionale o tornare a dare centralità al Nord? Deve mantenere una linea sovranista, o una più moderata e liberale, come vorrebbero Zaia e gli altri presidenti di Regione? Difficile che Salvini cambi spartito e, alla fine, il vero “congresso” lo faranno gli elettori.

Nel frattempo, ripartirà, anzi, è già ripartito, il “tormentone” sul ruolo di Zaia, che al Congresso ha appoggiato Salvini, ma ha delineato un’idea di partito opposta alla sua. Entrerà in segreteria politica? Probabile. Sarà vicesegretario unico? Difficile, si farebbe trascinare da Salvini in un’eventuale disfatta elettorale. Sarà candidato capolista in più circoscrizioni alle prossime Politiche? Possibile. Ma prematuro parlarne.

SEGUICI
EDITORIALI
archivio notizie
15/10/2026

Il recente viaggio apostolico di papa Leone in Francia ha suscitato commenti entusiastici, a tratti persino...

TREVISO
il territorio