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Migranti, il caso Trieste ci interpella

La risposta del vescovo di Trieste, mons. Enrico Trevisi, all’ordinanza della Questura di Trieste che vieta la distribuzione di pasti, coperte e beni di prima necessità ai migranti in Piazza Libertà
29/10/2026

“Quello che sta avvenendo oggi nella nostra città ci rattrista molto: abbiamo sempre cercato il dialogo con le istituzioni e con le altre realtà di volontariato con le quali pure collaboriamo, ma mantenendo la nostra identità, il nostro stile. Le sofferenze dei migranti (le interminabili attese di giorni e settimane e mesi) prima che la loro richiesta di asilo venga ascoltata, ci sollecitano a testimoniare che qualcosa si può fare”. Così il vescovo di Trieste, mons. Enrico Trevisi, in una nota diffusa sulla questione dell’accoglienza dei migranti nella “piazza del mondo”, in città.

La Questura di Trieste ha, infatti, emesso un’ordinanza che vieta la distribuzione di pasti, coperte e beni di prima necessità ai migranti in piazza Libertà, davanti alla stazione, durante il fine settimana, limitando l’orario nei giorni feriali dalle 18 alle 20. La decisione ha ricevuto il pieno e attivo appoggio della Giunta comunale e della Regione Friuli Venezia Giulia, entrambe di centrodestra, ma suscitato numerose polemiche. Trieste, di fatto è il “terminale” della rotta balcanica e il servizio di distribuzione di pasti e generi di prima necessità viene svolto grazie all’associazione Linea d’ombra, nata nel 2019, con volontari provenienti anche da fuori città. Numerosi anche i trevigiani che hanno dato e danno una mano a questa realtà solidale.

“Come Chiesa - ha ricordato mons. Trevisi - abbiamo cercato di inserirci dentro le problematiche delle migrazioni (dei rifugiati, dei richiedenti asilo) con un nostro stile e una nostra identità, non con le parole per alimentare scontri ideologici e polemici, ma, invece, con i fatti”.

Il Vescovo, poi, sottolinea che “da anni piazza della Libertà è segno di cura e attenzione per chi scappa da guerre e miseria. Le sofferenze delle persone e le criticità presenti chiedono il coraggio di risposte concrete che non mortifichino la solidarietà con chi è in difficoltà”. Invece, “l’indifferenza verso chi soffre è una grave malattia che va curata. Non ci sono farmaci che vanno bene per tutti”, ha rilevato mons. Trevisi, evidenziando che “noi abbiamo il Vangelo che ci spinge non a fare discorsi, ma a chinarci su chi soffre. E a guardare tutto e tutti non da destra, non da sinistra e nemmeno dal centro. Guardare tutti e tutto un po’ dall’alto. Dall’alto della Croce”.

A prendere posizione è anche l’Azione cattolica del Triveneto, in una nota firmata da tutti i presidenti diocesani: “Rispettiamo e sosteniamo il lavoro delle istituzioni, a cui spetta garantire ordine pubblico e legalità, che sappiamo difficile in una stagione di tensioni. Proprio per questo, con franchezza e senza polemica - si legge -, non siamo convinti che vietare la somministrazione diretta di cibo, vestiti e prime cure nei fine settimana e in certi orari renda la piazza più sicura o agibile. Temiamo, al contrario, che tutto ciò lasci soli i più fragili che vanno tutelati, perché da soli non possono farlo. Sicurezza e decoro valgono ogni giorno per ognuno, e ogni giorno vale la dignità delle persone. Divieti e polemiche non hanno fermato e non fermeranno gli arrivi: rischiano solo di rendere invisibili le persone, più difficile il riconoscimento dei loro diritti, dure e sterili le contrapposizioni”. Per questo, prosegue la nota, “invitiamo le istituzioni al confronto, per rivedere il provvedimento e vigilare, perché nessuno resti privo di cibo, riparo e cure”.

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