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Treviso: negli spazi dell’Oncologia cinquanta opere in ceramica create da ragazzi, anziani, persone con disabilità
Cinquanta opere in ceramica rappresentanti volti, ognuno diverso dall’altro, espressione di storie, sensibilità e creatività personali. Sono stati inaugurati oggi negli spazi dell’Oncologia dell’ospedale di Treviso i pannelli realizzati nell’ambito del progetto Araba Fenice, promosso in collaborazione con l’Ente EnEa, la Cooperativa Solidarietà e il Comune di Treviso – Politiche Educative, Giovanili e Pubblica Istruzione, attraverso il Progetto Giovani. L’iniziativa è stata sostenuta da Rotary Club Treviso Nord e Confartigianato Imprese Marca Trevigiana.
I pannelli sono stati donati al reparto diretto da Adolfo Favaretto e collocati lungo il corridoio dell’Oncologia e nella sala d’attesa, un ambiente che i pazienti frequentano spesso.
Presenti all’inaugurazione il direttore generale dell’Ulss 2, Giancarlo Bizzarri, il sindaco di Treviso, Mario Conte, l’assessore alle Politiche Educative e Giovanili del Comune di Treviso, Gloria Sernagiotto, il presidente Ente EnEa, Mauro Michielon, il coordinatore Progetto Giovani, Ivano Curtolo, e l’arte-terapeuta ed educatore che ha curato il progetto, Alessandro Gasparin.
I 50 volti sono il risultato di un laboratorio che ha riunito 10 ospiti della Residenza Zalivani, 6 persone con disabilità dei centri diurni della Cooperativa Solidarietà e 16 ragazze e ragazzi del Progetto Giovani. Persone di età, esperienze e vissuti differenti hanno condiviso un percorso creativo, dando forma alla ceramica secondo il proprio gusto, le proprie capacità e la propria sensibilità. Un’esperienza che, attraverso il fare condiviso, ha permesso di valorizzare le differenze e trasformarle in un’opportunità di incontro e condivisione, creando al contempo qualcosa che potesse portare gioia e sollievo alla comunità. Il percorso ha assunto poi una dimensione più introspettiva attraverso la metafora del kintsugi, l’antica tecnica giapponese che prevede la riparazione degli oggetti in ceramica rotti, mettendone in evidenza le fratture attraverso l’oro. La rottura, la cura della crepa, la ricomposizione e infine la decorazione hanno accompagnato i partecipanti in una riflessione sulle ferite, sulle fragilità e sulla possibilità di prendersene cura.
“Questo progetto dimostra quanto sia importante fare rete tra istituzioni, servizi e realtà del territorio - sottolinea il direttore generale Bizzarri -. La cura non si esaurisce negli interventi clinici ma è un processo che coinvolge tutta la comunità e passa anche attraverso le relazioni, l’ascolto e la qualità degli ambienti in cui le persone affrontano la malattia. Portare questi pannelli in Oncologia significa offrire ai pazienti un segno concreto di vicinanza e ricordare che, anche nei momenti più difficili, bellezza, creatività e condivisione possono contribuire al benessere della persona”.



