giovedì, 24 settembre 2026
Meteo - Tutiempo.net

La scuola, cantiere decisivo del nostro futuro

All’inizio del loro appuntamento d’autunno, i Vescovi, riuniti nel Consiglio permanente della Cei, hanno fatto gli auguri alle scuole italiane, che hanno iniziato da poco le lezioni, auspicando che possano essere “comunità capaci di generare fiducia, passione e responsabilità, e luoghi in cui nessuno si senta escluso”. Un augurio che è arrivato, con tutta la cura e l’attenzione dei pastori, in un momento in cui, sui temi della vita scolastica, si è aperto un dibattito dai toni accesi. Da parte del Governo, infatti, è stato annunciato un disegno di legge che stabilisce che la percentuale di alunni e alunne non italiani nelle classi non potrà superare la soglia del 30 per cento (stabilita, peraltro, da una circolare della ministra Gelmini nel 2010). Un limite superato in Italia in una scuola su dodici, concentrate nel Centro-Nord, con studenti originari soprattutto da Romania, Albania, Marocco, Cina e Ucraina. Il totale nazionale, infatti, parla dell’11% di studenti nati da genitori immigrati da altri Paesi; una percentuale che si riduce, se si considerano gli alunni in possesso di adeguate competenze linguistiche, come le “seconde generazioni”, nate in Italia: proprio loro contribuiranno probabilmente, anche a detta del ministro Valditara, a contenere il tetto del 30%. Insieme al Presidente della Repubblica che, aprendo l’anno scolastico ad Amatrice, ha ricordato il diritto allo studio per tutti garantito dalla Costituzione, molti presidi hanno ribadito come sia impossibile rifiutare l’iscrizione in base a tale limite, e molto difficile “distribuire” gli studenti in altri plessi del territorio. Nessuno nega la difficoltà di molti istituti a fare fronte alle sfide educative che derivano dalla convivenza di culture diverse e dallo scoglio linguistico, che spesso riguarda più le famiglie che gli studenti, ma la complessità del sistema scolastico ed educativo deve essere preservata da semplificazioni e slogan. Sarebbe importante decidere che la scuola non è un tema tra i tanti, ma è una priorità del Paese, tutta la scuola, pagata dalle tasse di noi cittadini: la scuola statale e paritaria (entrambe pubbliche), la scuola di città e la scuola delle piccole comunità, quella dove i bambini nati da genitori non italiani sono una piccola parte del totale e quella in cui sono la maggioranza. Una volta deciso questo, diventa logico agire di conseguenza: assicurare una pianta organica completa dal primo giorno di lezione e non a Natale, stabilizzare i precari, preparare e assumere mediatori linguistici e culturali, fornire insegnanti di sostegno per tutte le ore stabilite, adeguare gli stipendi dei docenti, valorizzare le professionalità, garantire la sicurezza degli edifici, investire denaro e non ridurre i fondi, insomma, ridare dignità a un’istituzione da troppo tempo bistrattata e troppo spesso terreno di scontro per politici in campagna elettorale permanente. Lasciare fuori la scuola dalle discussioni di schieramento significa permetterle di fare il proprio lavoro: formare, educare, includere, offrire opportunità, essere “un cantiere decisivo del nostro futuro comune”, come ci hanno ricordato i Vescovi italiani, perché “una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace”.

SEGUICI
EDITORIALI
archivio notizie
09/07/2026

La polemica l’ha innescata Flavio Briatore, il noto imprenditore che, quanto a offrire ghiotte occasioni...

TREVISO
il territorio