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San Donà di Piave: la città cresce, ma trovare un alloggio è un’impresa

San Donà è una delle pochissime realtà in provincia di Venezia che si trova in crescita demografica: 42mila abitanti questa primavera. Mancano però le case in affitto
08/11/2026

La città di San Donà di Piave è una delle pochissime realtà della provincia di Venezia in crescita demografica. La sua popolazione, nella primavera di quest’anno, ha toccato i 42 mila abitanti. Basta fare un breve giro per la città per accorgersene: molte vecchie case, nelle zone centrali della città, vengono demolite per lasciare posto a gru e condomini di pregio, esclusivi nel prezzo.

Tra i punti di forza della città, il fatto di avere elaborato un chiaro piano di sviluppo urbano attraverso il progetto Porta Nord, che non ha fatto mancare l’arrivo di investimenti. Giova, poi, essere un polo scolastico e ospedaliero importante, in grado di attirare così numerosi lavoratori, alcuni dei quali, come personale sanitario e scolastico, giungono spesso da altre regioni d’Italia.

Ma per questi, trovare un alloggio in affitto in città, è impresa assai complicata: spesso sono costretti a lunghe permanenze in strutture temporanee. Oppure trovano sistemazioni lontane dal centro storico, con pochi collegamenti e servizi, o sul Litorale, con la richiesta di lasciare la casa a maggio. Molte di queste, inoltre, trovano difficoltà a trovare alloggio se con figli piccoli al seguito. Il problema casa, quindi, si è esteso e ora coinvolge ampi strati della classe media.

I fortunati che riescono a trovare un alloggio sono disposti a tutto, pur di tener “coperto” l’alloggio e ritrovarlo così a settembre, come pagare il canone anche nei mesi estivi. Una ricognizione in alcune agenzie immobiliari della città, conferma queste impressioni: in media, il rapporto tra domanda e offerta è pari a 1 a 4.

Il peggioramento di questa situazione è stato graduale negli ultimi 10 anni, acuendosi a seguito del Covid. Il mercato immobiliare cittadino, fatto di grandi condomini e gru, è sì florido, ma non risponde alle esigenze del mercato degli affitti e si focalizza solamente sulle nuove vendite. L’acquirente-tipo di queste nuove costruzioni, d’età tra i 50 e i 60 anni, è già residente in città e si sposta in questi edifici dalle vie ai margini del centro, vendendo le vecchie case. Si vende il vecchio per acquistare il nuovo; ma se il nuovo ha prezzi esosi, il mercato rallenta.

Le agende delle agenzie si trovano, così, piene di nominativi ai quali non è stato possibile offrire una soluzione.

Di fronte a questi numeri, può accadere che persone assegnatarie di un impiego in città si trovino poi costrette a rinunciare proprio per mancanza di soluzioni immobiliari adatte a loro.

Inevitabilmente, con un’offerta così risicata, i costi dell’affitto sono saliti: a oggi ammontano a circa 550 euro al mese per una stanza singola, mentre per due camere si aggirano a 700 euro al mese. Leggermente più basse le cifre nei comuni limitrofi, come Ceggia e Musile, che si aggirano intorno ai 500 euro per le singole e 650 per le doppie. Difficile anche acquistare un appartamento accendendo un mutuo: per una coppia, servono almeno due stipendi per poter affrontare questa spesa.

Proprio per dare risposta alle esigenze dei lavoratori del comparto scuola e sanità, negli scorsi anni il Comune di San Donà di Piave aveva elaborato un progetto di co-housing con affitti calmierati, da realizzarsi nei pressi del vecchio stadio Zanutto di via Pralungo. Il progetto, tuttavia, è stato accantonato.

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