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Il voto del Papa
Anche il Papa è un cittadino. A volte la spiegazione più semplice è anche quella più vera. E questa, probabilmente, è la spiegazione più corretta della scelta compiuta da papa Leone XIV, che ha esercitato per posta il suo diritto di voto, come cittadino statunitense, alle elezioni di Medio termine che si sono tenute negli Stati Uniti.
L’annuncio, dettagliato e trasparente, con annesse spiegazioni, è giunto direttamente dalla sala stampa del Vaticano: “Papa Leone XIV ha esercitato il proprio diritto di voto come cittadino degli Stati Uniti, ogni volta che ne ha avuto la possibilità. La sala stampa della Santa Sede conferma che, in linea con questa consolidata prassi di partecipazione civica, il Papa ha inviato la propria scheda elettorale per posta a Chicago. Il Santo Padre ha, inoltre, confermato che, durante gli anni in cui ha risieduto in Perù, ha esercitato il proprio diritto di voto ogni volta che ne ha avuto la possibilità. Il Santo Padre esprime la propria convinzione riguardo al diritto e al dovere dei cittadini di partecipare ai processi democratici”.
“Normalità”, per quanto possibile, e “trasparenza”, hanno del resto connotato le azioni di papa Leone XIV in questo anno e mezzo di pontificato. Ricordiamo la sua telefonata alla banca, comunicando, non creduto, la sua impossibilità a recarsi in filiale per l’operazione di cambio di indirizzo. Più recentemente, lo stile con cui ha scelto di vivere e comunicare al mondo la scoperta del tumore al polmone e il conseguente intervento chirurgico.
Ora, la scelta di esercitare il suo diritto di voto. Scelta “normale”, appunto, ma pure “straordinaria”, dato che per la prima volta un Papa ha esercitato il proprio diritto e dovere di voto. Perfino “opinabile”, dato che qualcuno ha messo in evidenza che il Papa è anche sovrano e Capo di Stato, della Città del Vaticano, e in quanto tale una scelta di questo tipo potrebbe essere vista come una “interferenza” nel processo democratico di un altro Paese sovrano. Tanto più che queste elezioni sono state vissute, negli Stati Uniti e in tutto il mondo, come un evento di grande importanza, un vero e proprio referendum sull’operato di Donald Trump. Inevitabile che sorgesse la domanda su un significato “politico” della scelta del Papa, che pure, ovviamente, è destinata a rimanere segreta.
Probabilmente, di fronte a queste obiezioni, ha avuto più forza il fatto di essere, appunto, cittadino statunitense, con tutto ciò che questo implica. Niente di più, e niente di meno. Un modo di essere coerenti anche rispetto a quanto sostiene il Concilio Vaticano II, nella costituzione Gaudium et Spes, al n° 75: “Si ricordino perciò tutti i cittadini del diritto, che è anche dovere, di usare del proprio libero voto per la promozione del bene comune”. Una scelta che, in nessun modo, ha intaccato quello che lo stesso documento conciliare afferma subito dopo, al n° 76: “La Chiesa che, in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico, è insieme il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana”.
Ulteriore luce arriva dal recente messaggio di Papa Leone XIV ai partecipanti alla sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze sociali, in cui si legge: “Lungi dall’essere una mera procedura, la democrazia riconosce la dignità di ogni persona e invita ciascun cittadino a partecipare responsabilmente al perseguimento del bene comune. Riflettendo questa convinzione, san Giovanni Paolo II ha affermato che la Chiesa apprezza la democrazia perché garantisce la partecipazione alle scelte politiche e «la possibilità sia di eleggere e controllare i propri governanti, sia di sostituirli in modo pacifico, ove ciò risulti opportuno» (Centesimus annus, n. 46)”. E in Magnifica humanitas, al n° 73, invita alla responsabilità di un’autentica partecipazione: la solidarietà si esprime quando ciascuno, personalmente e insieme ad altri, prende parte alla vita della comunità – si informa, si associa, fa sentire la propria voce, contribuisce alle decisioni e alle scelte pubbliche – assumendo responsabilità reali perché il bene comune si traduca in scelte condivise”.
Quella di papa Leone, dunque, non è solo una scelta di esercizio dei propri diritti e doveri di cittadinanza, ma anche la scelta di chi crede nella democrazia, nel momento in cui essa viene messa in discussione in vaste aree del mondo, e di partecipazione. E tutti sappiamo come proprio la mancanza di partecipazione, al voto e non solo, sia uno dei motivi, oltre che degli effetti, della crisi della democrazia, a partire dal nostro Paese. Ancora, quella del Papa è una scelta di corretta “laicità”, proprio nel momento in cui tale esercizio di laicità è stato in qualche modo “incrinato” da alcuni componenti della gerarchia cattolica, cioè da quei vescovi statunitensi che si sono riuniti in preghiera con il Presidente, nello Studio ovale, a poche settimane dal voto. Per completezza, va anche detto che alcuni di questi hanno, successivamente, affermato di essere stati “strumentalizzati” loro malgrado e che il video della preghiera era stato diffuso senza il loro consenso.



