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Casa del clero: celebrazione per il cambio del direttore

Il vescovo Michele: “La Casa del clero è una casa dove ciascuno conta, dove nessuno deve sentirsi una moneta dimenticata in un angolo. E chi la guida è chiamato proprio a questo lavoro umile e tenace: tenere accesa la lampada, spazzare, cercare con cura. Cioè accorgersi di chi fatica, di chi si sta spegnendo, di chi ha bisogno di una parola, di una visita, di un’attenzione concreta”

Cambio del “parroco” in una comunità particolare, speciale, quale è la Casa del clero di Treviso. Giovedì 5 novembre, con la celebrazione presieduta dal vescovo Michele Tomasi, concelebrata dal vicario generale, mons. Mauro Motterlini, presidente della Fondazione, i confratelli presenti e gli altri ospiti hanno salutato mons. Maurizio De Pieri, che ne è stato direttore per dieci anni, e dato il benvenuto a don Daniele Michieli. “Celebriamo insieme l’eucarestia, è un rendimento di grazie al Signore che dona alla nostra Chiesa questa comunità della Casa del clero, comunità sacerdotale che continua a essere luogo di preghiera, di relazione, di dono e presbiterio vivo della Chiesa di Treviso”, le parole con cui mons. De Pieri ha introdotto la celebrazione.

Rivolgendosi ai confratelli e agli altri ospiti presenti, il Vescovo ha sottolineato il senso di questo cambio: “Ci ritroviamo attorno all’altare, in questa cappella che è il cuore della Casa del clero, per vivere un passaggio: ringraziamo don Maurizio, che conclude il suo servizio di direttore, e accogliamo don Daniele, che ne raccoglie il testimone. Lo facciamo nel modo che ci è più proprio: celebrando l’Eucaristia, cioè rendendo grazie. Ogni cambiamento nella vita di un prete, prima ancora che un avvicendamento di incarichi, è l’occasione per riconoscere che è il Signore a condurre la storia, e che noi tutti siamo servitori di una grazia che ci precede e ci supera”.

Riferendosi, poi, al Vangelo del giorno in cui una donna accende la lampada, spazza la casa, cercando con cura una moneta smarrita, finché non la trova, per dirci che Dio è come quella donna, non si rassegna al fatto che manchi qualcuno, ha aggiunto: “È un’immagine che parla anche di questa casa. La Casa del clero non è anzitutto una struttura. È una casa dove ciascuno conta, dove nessuno deve sentirsi una moneta dimenticata in un angolo. E chi la guida è chiamato proprio a questo lavoro umile e tenace: tenere accesa la lampada, spazzare, cercare con cura. Cioè accorgersi di chi fatica, di chi si sta spegnendo, di chi ha bisogno di una parola, di una visita, di un’attenzione concreta”.

Quell’attenzione e cura che ha avuto don Maurizio, dopo esser stato parroco di Morgano, poi Monastier e Zenson di Piave, “in questa casa hai portato il cuore del pastore. Hai accompagnato tanti confratelli nella fatica dell’età e della malattia, molti fino all’incontro con il Signore. Qui è raccolta, come in uno scrigno, la testimonianza di fede e di vita presbiterale della nostra diocesi; e tu ne sei stato custode attento. A nome mio e dell’intero presbiterio, ti dico grazie”.

Don De Pieri, sacerdote da quarant’anni, passerà ora a un servizio diverso nel Tribunale ecclesiastico e nella Cancelleria, “dove eserciterai la stessa cura per le persone e per le loro storie, spesso ferite; nella parrocchia di Spresiano; nell’Associazione eucaristica diocesana e come delegato diocesano per il Congresso eucaristico nazionale nel 2027 a Orvieto”.

Don Daniele Michieli lascia le parrocchie di Casale sul Sile e Bonisiolo per la Casa del clero: “Anche tu lasci comunità che hai amato, e anche a te è chiesto di vivere quella «perdita» di cui parla Paolo, nella fiducia che il Signore non toglie mai senza dare – si è rivolto a lui il Vescovo -. Ti affido questa casa e, insieme, il compito di delegato vescovile per il clero anziano: la tua cura non si fermerà a queste mura, ma raggiungerà, in collaborazione con il vicario per il clero, don Donato Pavone, tutti i confratelli che hanno concluso il servizio di parroco. Ti chiedo di essere anzitutto un fratello tra fratelli: di tenere accesa la lampada e di cercare con cura, perché nessuno si senta dimenticato. E ti chiedo anche di lasciarti evangelizzare da questa casa. Qui hai molto da donare, ma anche molto da ricevere: la saggezza, la memoria, la fede provata di chi ha speso la vita per il Vangelo”.

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