La polemica l’ha innescata Flavio Briatore, il noto imprenditore che, quanto a offrire ghiotte occasioni...
La Nato e la pistola di Erdogan
Purtroppo, questi sono anni calamitosi, nei quali più di qualche potenza e gruppo armato sono animati da pensieri di guerra e di vendetta, piuttosto che di pace. I motivi sono sempre gli stessi: da una parte, difendere, anche con ambigue azioni “preventive”, vere o presunte minacce ai propri interessi politico-economici e ai confini nazionali; dall’altra, accaparrarsi ricchezze e risorse energetiche. Nel nostro mondo non mancano certo guerrafondai, mestatori di piazze e nuovi pirati che assaltano le coste degli avversari con continue scorribande e occupazioni. Non mancano nemmeno i Paesi (compresi quelli della Nato) che cercano di armarsi fino ai denti, e anche molte persone (non solo negli Usa) che sempre più girano tenendo in tasca una pistola.
Una pistola imbarazzante
Nonostante questo diffuso clima “guerraiolo”, molti non si aspettavano certo di apprendere dell’imbarazzante regalo che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha fatto ai leader occidentali convenuti ad Ankara per il vertice della Nato: un revolver personalizzato (vero) con tanto di proiettili (altrettanto veri). Memore, forse, che quella Atlantica è una alleanza per la difesa militare, Erdogan avrà pensato che questa sua inusuale idea fosse quanto mai appropriata. D’altra parte, da uno come lui, preso com’è dalla vertigine del riarmo e dalle guerre in corso in Medio Oriente, nonché “gasato” per la forte espansione dell’industria bellica nazionale, non ci si poteva certo aspettare che omaggiasse i presenti al summit con gadget evocanti la pace, oppure oggetti tipici delle tradizioni locali. Al che, forse non senza disagio, alcuni leader hanno pensato bene di lasciare ad Ankara un così inappropriato regalo; qualche altro, aperta la confezione, ha consegnato il contenuto alla polizia; gli altri, forse per non urtare la sensibilità dell’ospitante, hanno fatto finta di niente e se lo sono portati a casa, denunciandolo regolarmente. Così ha fatto anche la premier italiana.
Nessuno, probabilmente per opportunità diplomatica, ha rispedito al mittente un tale sconveniente regalo, magari infilandoci nella canna un rametto d’ulivo. Fosse stata anche una pistola di plastica il fatto, comunque, rivela una mentalità tutt’altro che pacifica nel donatore turco, spesso mosso dai rigurgiti del vecchio imperialismo ottomano. Verrebbe da dire che, con un vicino di casa così versato per le armi, c’è da stare in allerta perché, prima o poi, c’è davvero il pericolo che “arrivino i turchi”.
Seminare pensieri di pace
“Abbiamo addomesticato le armi fino al punto di poterle regalare. Questo è il vero scandalo” ha scritto l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, che, proprio nella sua terra, conosce bene quanto le armi portino morte e disperazione.
I simboli, d’altronde, “parlano da soli”, dicono molto della mentalità di chi li pone e, spesso, anche di chi li accoglie e li interpreta. I simboli non sono mai neutri; sono sempre educativi o diseducativi, perché trasmettono un messaggio, buono o cattivo o anche ambiguo. Raccontano un’idea di mondo.
Ad esempio, possono educare alla pace, indicando un percorso di vita virtuoso nel quale non c’è alcun posto per strumenti che richiamano la violenza e la vittoria sull’altro; oppure, possono instillare l’idea che, comunque, si possa scherzare con le armi, seppure di plastica, per sconfiggere l’avversario e “fare finta” di ucciderlo. Certi giochi dei nostri ragazzi, che noi magari accettiamo, perché li riteniamo un semplice divertimento, non sono sempre neutri. Forse esagero, ma anche il gareggiare con una pistola ad acqua può far loro acquisire una passiva familiarità con uno strumento che, purtroppo, nella realtà serve solo per seminare morte e abbattere l’avversario. Si potrebbe obiettare che si tratta pur sempre di un gioco e di una finzione, poca cosa rispetto alla violenza che i ragazzi assorbono tramite i videogiochi, internet o la televisione. Sarà anche vero. Ma sono proprio le emittenti televisive a far precedere i programmi violenti (sebbene anch’essi siano delle finzioni) dall’avvertenza: “Può nuocere ai minori”.
Piuttosto, sull’esempio di Dio, noi dobbiamo sempre coltivare pensieri di pace e mai di sventura o di morte perché solo questi possono consentirci di immaginare e sognare, nonostante tutto, un futuro pieno di speranza (Ger 29, 11).



