Purtroppo, questi sono anni calamitosi, nei quali più di qualche potenza e gruppo armato sono animati...
A Treviso si continua a chiudere
Sabato mattina, ore 11, caldo già soffocante ma il centro (o meglio, il centro del centro storico) brulica di persone. In larga parte sono turisti: colorati, chiassosi, entusiasti, ma non solo. Del resto, è giorno di mercato. Le (pochissime) panchine e sedute sono prese d’assalto, tutti i tavolini e le sedie all’ombra sono gremiti di persone apparentemente senza fretta. Chi passeggia sorregge delle buste, spesso sportine personali, un po’ meno spesso buste in carta dei negozi, soprattutto grandi marchi di catena, ma non più di una per persona.
Ultimi caffè alla “Pace”
Alla Pace, “dietro” piazza dei Signori, stanno servendo gli ultimi caffè: non della giornata ma del mese, e di sempre. Gli affittuari (Fondazione Cassamarca) non hanno rinnovato l’affitto dello stabile, né a loro né allo storico Cloakroom, per tanti ottima meta serale per un buon cocktail. Fondazione Cassamarca ha altri piani per lo stabile e agli esercenti non resta che fare le valigie. Non per mala gestione, precisano dalla Pace, ma per una scelta personale e ben precisa. Una scelta evidentemente condivisa da gli altri proprietari di immobili del centro, che offrono affitti a prezzi improponibili per le piccole attività, andando ad alimentare i grandi problemi denunciati da tempo dai commercianti: carenza di parcheggi, utilizzo massivo dell’e-commerce, e soprattutto i centri commerciali che un po’ ovunque stanno uccidendo i centri storici. E, nel frattempo, si continua a chiudere, per diversi motivi: la storica Oca bianca in Calmaggiore, il Dump in Galleria Bailo e il Jbo’s in Porta San Tomaso tra gli ultimi.
Il centro “si spegne”
“Servirebbero dei fondi di garanzia o di rotazione per aiutare i gestori nelle scelte e nei momenti di chiusura dei contratti. Capiamo il cambiamento, ma la sostenibilità urbana è un valore collettivo irrinunciabile”, commenta Michele Pozzobon, presidente di Fipe Confcommercio. Un tema delicato su cui è intervenuta anche la politica: “Stiamo valutando le possibilità che potranno aprirsi, anche in un’ottica di acquisizione dell’immobile che ospita i due locali” ha sostenuto il sindaco, Mario Conte. Incalzano anche dal Partito democratico: “Il tema riguarda il modello di città che vogliamo costruire. Se, nel giro di pochi anni, scompaiono uno dopo l’altro locali storici e luoghi di aggregazione senza che emerga una visione per il loro futuro, il rischio è quello di avere un centro storico sempre più povero di relazioni, occasioni di incontro e vitalità”, spiega Stefano Pelloni.
Per fortuna ci sono i turisti
Ma intanto ci sono loro, per fortuna: i turisti. Molti di più quest’anno, a dire dei commercianti del centro storico, alle prese con la prima settimana di saldi estivi. Annalisa Rodia, di Habibi, valuta positivamente il lavoro sui grandi eventi; il suo negozio funziona, lei “corre” su e giù e trasuda energia. Ma ammette: “Il commercio è cambiato molto, oggi bisogna fare 100 per ottenere 10. Io sono su internet, sui social, faccio di tutto. Non ci dormo la notte, è il mio lavoro e la mia passione, ma facendo così sono una dei pochi che non ha da lamentarsi” (e, con discrezione, fa il gesto delle corna). Forse anche la collocazione in via Barberia fa il suo: laterale di piazza dei Signori, ombreggiata, verde, chiusa al traffico, ricca di “vicini” con localini iconici.
Proprio di fronte alla Pace, Barbara Tibani porta avanti il suo negozio da 36 anni. Nota la presenza di turisti, soprattutto americani, australiani e tedeschi, che, in effetti, spendono, “anche perché i miei sono capi con costi accessibili”, precisa. “I saldi stanno funzionando, anche se per ora sto tenendo sconti ancora contenuti, soprattutto grazie alla mia clientela fissa e fidata”. A poche vie di distanza, in vicolo Trevisi, Silvia ha aperto Zep, da una decina d’anni, e anche se registra più movimento dall’apertura dei saldi, è meno positiva sull’apporto del turismo e, sollecitata sul tema, si trova concorde rispetto alla petizione che, qualche tempo fa, molti commercianti avevano avanzato in rete chiedendo di ritardare i saldi: “Dovrebbero tornare a settembre, perché così nel pieno dell’estate ci troviamo già a dover svendere abiti di stagione”. Insomma, una questione di tempi mal calcolati che però, secondo Federmoda, non risolverebbe il problema dei piccoli negozianti; anche se, in effetti, di certo non penalizza centri commerciali ed e-commerce, che in qualche modo di promozioni ne fanno sempre.
Sul tema ritorna anche Francesco, store manager di un negozio abbigliamento maschile di fascia media vicino piazza Borsa, che punta il dito sui centri commerciali (con le loro promozioni costanti, appunto, e la comoda accessibilità) ma anche su una crisi economica diffusa: “La mia impressione è che si sia abbassato il tenore di vita delle persone, per cui comprare un abito o camicia è un lusso, e infatti nel nostro negozio vengono se hanno l’occasione speciale” racconta. “Abbiamo visto una enorme differenza in due-tre anni, un calo del 30% non solo delle vendite, ma proprio degli ingressi”.



