venerdì, 17 luglio 2026
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Il racconto dello sport riunito a Olimpia

La Cei e la Giovanni Paolo II hanno riunito gli esperti del settore nella città greca: lo sport serve per formare, educare e includere

La medaglia in fondo è solo un effetto collaterale di un impegno che trascende i confini del campo di gara e contamina con i suoi valori il nostro modo di vivere, di formarci, di essere accoglienti e inclusivi, amichevoli e rispettosi degli altri, di fare comunità.

Ma questo può avvenire solo se riusciamo a cucire un abito su misura a un’attività, quella sportiva che di per sé è neutrale e ha bisogno di essere guidata e ispirata da un corredo di valori che la rendano esperienza degna di essere vissuta. Uno sport modello civile di convivenza, che mai come oggi può rivelarsi generatore di futuro.

Su questi temi si sono confrontati dal 27 giugno al 1° luglio circa 40 esperti del mondo istituzionale, ecclesiale, sportivo, universitario e del terzo settore, provenienti da tutta Italia e anche dall’estero.

Il simposio “Lo sport generatore di futuro, educazione, inclusione e pace” è stato promosso dall’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della Conferenza episcopale italiana (Cei) in collaborazione con la Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport e con il patrocinio del Coni e del Comitato italiano paralimpico.

Presso la prestigiosa sede dell’Accademia olimpica internazionale a Olimpia, straordinario centro studi nel cuore del Peloponneso dove i Giochi Olimpici sono nati, i partecipanti hanno potuto seguire relazioni e lavorare in gruppi, proponendo idee e possibili orientamenti per promuovere insieme iniziative, attività e costruire un patto educativo attraverso lo sport.

Giornate intense, scandite dai contributi di mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, don Michele Gianola, Ufficio Sport della Cei, don Franco Finocchio, cappellano della squadra italiana ai Giochi Olimpici, Daniele Pasquini, presidente Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport, Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i giovani, Marco Mezzaroma, presidente di Sport e Salute, Beniamino Quintieri, presidente dell’Istituto per il Credito sportivo e culturale, Ivo Ferriani, membro del Cio, Juri Morico, Giunta Coni e presidente Opes, Rossana Ciuffetti, Sport e Salute, Silvia Marrara, responsabile dell’Ufficio di diplomazia sportiva del Ministero degli Esteri, Luca Grion, presidente dell’Istituto Maritain di Trieste, Katia Arrighi, Cip, la scrivente Antonella Stelitano, Accademia olimpica nazionale italiana, monsignor Melchor Sanchez De Toca, Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport.

Tre i temi sui quali ci si è confrontati: educazione, inclusione e pace, in una successione cronologica in linea con la capacità dello sport di traghettare il singolo dalla dimensione dell’io (della sua educazione, della sua formazione) a quella dei noi di prossimità (inclusione, comunità educante) fino a quella del noi transnazionale, ovvero dell’incontro tra Paesi diversi in un impegno costante per la pace, che proprio a Olimpia trovava la sua celebrazione con l’Istituzione, oltre 2700 anni fa, della Tregua Olimpica.

Molti gli spunti di lavoro: dal progetto “Avamposto Sport 4 Joy”, alle altre esperienze già nate e cresciute sul territorio, con un focus sul tema degli oratori, che devono essere spazi aperti, accessibili a tutti, per i quali proprio in quei giorni è stato siglato un accordo tra Ministero dello sport e Cei che destina 50 milioni di euro per la loro riqualificazione e il potenziamento.

Uno sport con lo sguardo rivolto alle aree che ne hanno più bisogno, agli esclusi, alle periferie del mondo. Sport per i giovani, ma anche per gli anziani. Sport come investimento che, a fronte di ogni euro speso, genera oltre 4 euro di risparmio sulle spese del solo servizio sanitario nazionale.

«Lo sport – ha ricordato monsignor Giuseppe Baturi, segretario della Cei e arcivescovo di Cagliari – trasforma solitudini in comunità, scontro in incontro. E’ l’unico luogo dove la fatica si trasforma in gioia. Esprime una grande possibilità di dimostrare ciò che può davvero unire. Ma è necessario che ciò che da senso alla vita sia scopo e valore e dia senso allo sport”.

Lo sport di oggi è riconosciuto come strumento importante per formare, educare, includere, far crescere una comunità e contribuire alla costruzione della pace e al dialogo tra le nazioni coltivando una cultura dell’incontro a ogni livello.

Olimpia è magica. Detta uno stile nello stare dentro lo sport che va esportato nelle dinamiche della vita di ogni giorno affinché sia, appunto, generatore di futuro, educazione, inclusione e pace.

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