Entro il 30 giugno dovranno essere completate in tutto il Veneto. Sono le Case della comunità, anello...
Rosy Bindi sul voto del 2 giugno 1946: “Quello fu un cammino esemplare”
Quello italiano è stato un “cammino esemplare della nascita di una democrazia”. Lo ha spiegato, recentemente, l’on. Rosy Bindi, più volte ministra e parlamentare, citando una frase del filosofo Norberto Bobbio. Bindi è intervenuta a Treviso, nelle scorse settimane, all’Università popolare Auser di Treviso, sul tema “L’Italia. Una Repubblica giovane da ottant’anni”. Facendo riferimento ai primi passi dell’Italia repubblicana, l’ex ministra ha spiegato che, rispetto alla forma di Governo, “la scelta fu demandata al popolo. Come è noto, il referendum è uno strumento bipolare, non ammette varie tonalità. Eppure, il modo in cui questa scelta venne concordata, anche con la stessa Monarchia Savoia, rappresentò una discontinuità politica nella continuità istituzionale. Lo Stato non ha, insomma, conosciuto una rottura nella sua vicenda storica”.
Il “di più” lo misero gli italiani, che “fecero una scelta radicale, di rottura, premiando i partiti repubblicani. Lo misero le donne, che, “anche se non disponiamo dei flussi elettorali di oggi, furono determinanti”. E lo misero i politici di allora, capaci di visione, di dialogo paziente, come si vide, quasi subito, in occasione dei lavori dell’Assemblea costituente.
Certo, quella della Costituzione italiana è una vicenda bella, importante, ma anche con dei limiti storici, una vicenda “non ancora chiusa”.
Molto lentamente, la “Costituzione formale” è divenuta “Costituzione materiale”. Il caso dei diritti delle donne è esemplare, dato che solo nel 1976 abbiamo avuto la prima ministra, Tina Anselmi; e solo successivamente, abbiamo avuto una donna a presiedere la Camera, il Senato, la Corte costituzionale, il Consiglio dei ministri.
“La Costituzione, dopo la sua approvazione - ha proseguito Bindi nella sua analisi - doveva essere attuata e diventare viva. Quasi subito, a causa della polarizzazione politica, essa rimase «congelata». L’Italia era divisa in due blocchi, come del resto il mondo”. Così, si dovettero attendere dieci anni per vedere nascere la Corte costituzionale, le prime riforme, come quella agraria e della casa, furono approvate negli anni Cinquanta. Poi, una alla volta, sono arrivate la riforma della scuola, la nascita del Servizio sanitario nazionale, lo Statuto dei lavoratori. La democrazia, conquistata con la Resistenza e con il voto del 2 giugno, è stata, poi, riconquistata nel momento in cui il terrorismo e la mafia l’hanno messa in discussione.
Oggi, viviamo momenti difficili: alcune conquiste che sembravano irreversibili tornano a essere in discussione. La guerra ha fatto il suo ritorno in Europa, “si è rotto il rapporto tra democrazia e benessere, è stato perso il primato di democrazia e diritto. Necessario, in questo contesto, tornare alle origini, mettendo al centro persona e dignità. A ognuno di noi è chiesto di fare la propria parte”.
Altra scelta importante, agli albori dell’Italia repubblicana, è stata quella della laicità, “una scelta illuminata - ha detto Bindi - quella di rinunciare all’uso strumentale della religione”, un uso a cui oggi stiamo ampiamente assistendo. “Oggi, però - ha concluso - dobbiamo affidarci alle parole della Chiesa, per sentire parlare di pace, giustizia e poveri”.



