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La città deve essere gratuita: parola di Elena Granata

L’architetta e docente del Politecnico di Milano, recentemente ospite a Treviso, ha pubblicato un libro manifesto a difesa dello spazio urbano pubblico
18/07/2026

“Ciò che ha valore non ha prezzo” è il sottotitolo di questo libro di Elena Granata, un vero e proprio manifesto urbanistico, ma forse soprattutto umano, dell’umano dei nostri giorni e dei nostri luoghi, che ha presentato qualche settimana fa a Treviso in un gremitissimo incontro nella sede dell’Ordine degli architetti. Non si può comprare la sensazione che regala un abbraccio, né la vicinanza dei nostri cari, né il sollievo di un pericolo scampato, l’effetto di un complimento o di un piccolo successo quotidiano. Sono piccole, grandi cose che danno un senso al nostro vivere. Ma che dire del refrigerio offerto da un albero in una via assolata, il sollievo delle gambe e della schiena quando ci si siede dopo essere stati in piedi a lungo, la sensazione di sicurezza nel camminare di notte, soli (sole), in una strada illuminata e affollata, il nutrimento psicologico di uno spazio curato dove sostare o anche solo da guardare, il saluto amichevole di un volto estraneo ma conosciuto nel bar o negozio di fiducia sotto casa? Anche queste sono piccole, grandi cose che hanno valore e non hanno prezzo, e che costituiscono l’essenza del nostro vivere in città, eppure sono vendute (in certi casi svendute) ai pochi che possono trarne profitto.

Chi ha almeno tre decenni di vita sulle spalle può fare uno sforzo mnemonico per ritrovare una dimensione di vita urbana diversa da quella di adesso, e che chi ne ha meno rischia di non conoscere mai. La docente del Politecnico di Milano, vicepresidente della Scuola di Economia civile e del Comitato scientifico delle Settimane sociali dei cattolici, Elena Granata, nel suo splendido libro-manifesto “La città è di tutti” (Einaudi 2026), mette in luce proprio questo: che il benessere gratuito che le città ci hanno offerto, a partire dalla fine del Settecento, sta acquisendo un prezzo che lo rende accessibile solo a pochi.

Granata racconta i nostri diritti perduti (se non a pagamento) con cognizione storica, sguardo sociologico e visione futura, ma anche con il pragmatismo di tanti, tantissimi esempi di città sparse per il mondo che si stanno impegnando a recuperare la dimensione umana e pubblica dei propri spazi. Il corpo dell’essere umano come “metro” di disegno dello spazio deve tornare a essere lo strumento urbanistico principale, come suggerisce anche la pionieristica legge brasiliana “Padre Júlio Lancellotti” (n. 14.489/2022), che vieta ufficialmente l’uso dell’architettura ostile negli spazi pubblici, dichiarando illegali le strutture progettate per respingere le persone.

Ancora oggi e sempre di più “lo spazio pubblico viene gradualmente impoverito della sua dimensione collettiva, con continui, piccoli e poco appariscenti interventi normativi”, scrive Granata.

Tutto questo giova a pochi privilegiati che hanno la forza economica di rendere lo spazio pubblico privato, bello e accogliente solo per sé, speculando e arricchendosi ulteriormente sull’imbruttirsi e sul ridursi degli spazi di tutti e tutte. Invece “lo spazio pubblico è quello dove possiamo tornare a sentirci uguali, dove non contano né il merito né la ricchezza, perché è un patrimonio comune”. Questo patrimonio comune deve essere tutelato e ripristinato. A Lecco, l’Officina Badoni è stata trasformata da fabbrica a spazio per la comunità, dove studiare e riunirsi anche senza dover pagare; a Vienna, lungo il Danubio, ci sono spiagge gratuite con docce e spazi per lo sport; a New York hanno appena riaperto le piscine pubbliche; a Genova piazza Don Gallo è stata ridisegnata per favorire la socialità e per la sera sono state inserite nuove illuminazioni studiate ad hoc per aumentare la sicurezza delle donne; a Vlijmen (Paesi Bassi) una catena di supermercati ha ideato la “cassa lenta” per favorire la socialità e l’interazione umana per chi ne avesse bisogno; Roma ha aperto aule studio all’interno di alcuni grandi musei; Bologna tiene le scuole medie aperte nelle ore pomeridiane per attività socio-culturali; a Chicago sono stati costruiti tre nuovi complessi di alloggi popolari, incorporando alcuni rami della biblioteca pubblica, creando spazi dove bambini e adulti possono godere di diverse attività; nella biblioteca di Helsinki ci sono spazi dedicati a hobby diversi, con attrezzature a disposizione, dove le persone possono lavorare alle proprie passioni comuni; Barcellona sta mettendo un freno agli affitti brevi che limitano residenti e lavoratori; a Correggio si è sperimentata la “casa evolutiva”, che si “costruisce” in base alle esigenze degli abitanti; a Seul un fiume è stato liberato dall’autostrada che lo ricopriva ed è stato realizzato un parco sulle sue rive; il lago di Annency, in Alta Savoia, si è trasformato da uno dei laghi più inquinati d’Europa a uno dei più puliti, con percorsi ciclabili e pedonali, aree di balneazione e zone buie per preservare la biodiversità; a Basilea si può fare il bagno in alcune fontane per rinfrescarsi e d’inverno, due volte al mese, diventano terme pubbliche; a Bacoli il Comune sta riaprendo oltre la metà delle spiagge del territorio, comprese quelle degli stabilimenti militari; a Padova la splendida Sala verde del Caffè Pedrocchi è aperta per una sosta senza consumazione.

Esempi per i nostri amministratori: basta copiare, mutatis mutandis, dalle altre città. Quello che manca il più delle volte è un reale interesse politico da tradurre in coraggio e volontà.

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