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Serbia: crolla Vucic, vincono gli studenti

Studentska lista (la Lista degli studenti) ha conquistato oltre il 52% dei consensi e una maggioranza assoluta di circa 140 seggi su 250. Affluenza alle urne record domenica scorsa, il 65%, la più alta degli ultimi 30 anni

Non è stata una rivoluzione di palazzo, né un colpo di mano orchestrato nelle cancellerie occidentali o nei corridoi del Cremlino. La fine dell’era di Aleksandar Vucicć - domatore per oltre un decennio degli equilibri balcanici - si è consumata sulle macerie concrete e simboliche della stazione ferroviaria di Novi Sad. Il crollo della pensilina ferroviaria il 1° novembre 2024, costato la vita a 14 persone, non è stato percepito dalla popolazione come un fatale incidente infrastrutturale, bensì come il sintomo terminale di un sistema di potere corroso dal clientelismo, dall’opacità degli appalti pubblici e dalla svendita della sovranità statale alle oligarchie d’affari.

Da quelle rovine è nato il fenomeno della Studentska lista (Lista degli studenti). Un movimento generazionale spontaneo che, travalicando i perimetri della politica tradizionale e le croniche divisioni dell’opposizione frammentata, ha saputo intercettare un malessere sociale profondo, trasformando la protesta di piazza in una macchina elettorale vincente.

Con oltre il 52% dei consensi e una maggioranza assoluta di circa 140 seggi su 250 nella Skupština (Assemblea parlamentare), gli studenti hanno conquistato la guida del Paese, registrando un’affluenza alle urne record di domenica scorsa con oltre il 65%, la più alta degli ultimi trent’anni. La memoria va alle politiche del novembre 1996, un anno dopo gli accordi di Dayton, quando il Paese si chiamava ancora Jugoslavia e guidarlo c’era Miloševic.

L’implosione del “vucicismo”

Il modello di governo di Vucicć si reggeva su un delicato e cinico equilibrismo geopolitico: un’apparente adesione al processo di integrazione europea, bilanciata da uno stretto partenariato economico-strategico con Pechino e dalla storica vicinanza con Mosca. Belgrado era diventata il perno di un’area di stabilità autoritaria nei Balcani occidentali, tollerata da Bruxelles in chiave contenitiva e securitaria.

Tuttavia, l’illusione di un potere inaffondabile si è infranta contro la determinazione della generazione Z che ha rifiutato la dicotomia tra nazionalismo nostalgico e rassegnazione democratica. La campagna elettorale della Studentska lista, guidata da figure di garanzia come il medico e docente universitario Ilija Srdanovic, si è focalizzata sul ripristino dello Stato di diritto, sulla trasparenza amministrativa e sulla liberazione dei media dai bavagli di regime.

Le sfide del nuovo corso

La clamorosa sconfitta da parte di Vucic - che si era dimesso da presidente della Repubblica a fine settembre per candidarsi alle elezioni politiche - apre ora una fase di profonda riconfigurazione per la Serbia e per l’intera regione balcanica.

A differenza del partito Serbia Unita, che vedeva la centralità assoluta del presidente uscente, la Studentska lista non ha indicato un candidato premier unico durante la campagna. La priorità sarà la selezione di una figura istituzionale autonoma, in grado di guidare un esecutivo tecnico di rottura.

Il vero banco di prova per il nuovo corso sarà la politica estera. La gestione dei rapporti con il vicino Kosovo e la ricerca di una riconciliazione reale con le minoranze etniche metteranno alla prova la maturità diplomatica del nuovo movimento di governo.

La Commissione europea ha immediatamente salutato l’esito del voto come un’opportunità storica per riaprire con vigore il cantiere dell’adesione all’Ue, bloccato da anni di stallo sulle riforme democratiche, ed è chiamata a non illudere i serbi con tempi lunghi. La vittoria della Lista degli studenti dimostra che la Serbia ha scelto di spezzare la spirale dell’autocrazia. Resta da verificare se la spinta propulsiva delle piazze riuscirà a consolidarsi nelle complesse e ciniche dinamiche della realpolitik balcanica.

Cosa succederà ora?

Sebbene il risultato finale delle elezioni non sia ancora noto, i dati indicano che la Lista degli Studenti potrà formare da sola la maggioranza nel parlamento serbo, composto da 250 seggi.

Si prevede che il blocco conquisterà 140 seggi, ben oltre i 126 necessari per la maggioranza, mentre Serbia Unita dovrebbe ottenerne 103. I seggi rimanenti saranno assegnati alle liste delle forze minori.

Mentre gli analisti ipotizzano un nuovo Governo entro dicembre, i serbi saranno chiamati nuovamente alle urne entro la fine dell’anno per le elezioni presidenziali. Il presidente della Serbia, infatti, viene eletto direttamente dai cittadini, non dai rappresentanti dell’assemblea, ma la carica è in gran parte cerimoniale. Sarà un banco di prova per capire il reale consenso acquisito dagli studenti.

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