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Alunni stranieri: in provincia il “tetto” del 30% raggiunto solo in rare eccezioni
Mettete il Governo che lancia l’allarme per le classi zeppe di stranieri, aggiungete qualche quotidiano, che pubblica solo percentuali sommando tutti gli alunni delle classi prime con Cittadinanza non italiana (Cni), otterrete attenzione e allarme. Uno fa voti, l’altro fa scoop.
Atteniamoci, invece, ai fatti. Il Governo ha dichiarato di preparare un decreto, misura più stringente rispetto alle “Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri” varate nel 2006 e alla circolare Gelmini del 2010 sul tetto agli stranieri per classe. Nel suo comunicato, il Governo è preciso: “Per promuovere l’integrazione degli studenti stranieri, dal 2027/2028 le classi prime sono formate in modo da assicurarne un’equilibrata composizione. Nella scuola primaria, gli alunni Cni che non sono nati in Italia o non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia non possono superare il 30 per cento in ciascuna classe prima. Nella scuola secondaria di primo e di secondo grado lo stesso limite vale per gli studenti Cni che non hanno frequentato con esito positivo il sistema scolastico nazionale per almeno tre anni”. Non ci sono test sulla conoscenza dell’italiano, ma solo riferimenti alla formazione pregressa. Il decreto dovrà chiarire dove si mandano gli alunni in eccesso.
Quali sono i numeri, in Veneto? I primi dati relativi al 2025-2026 ci dicono che la primaria registra un crollo di oltre mille allievi Cni. Il gioco delle percentuali, però, mostra, in apparenza, una situazione diversa: in Veneto il 22 per cento degli alunni è straniero, in crescita rispetto al 17 per cento dello scorso anno. Sembra che gli stranieri crescano, in realtà calano molto di più, per la denatalità, gli alunni italiani. Per di più, gli stranieri nati in Italia passano dal 62 per cento del 2024-25 al 58 per cento del 2025-26. Dunque, non saranno gli alunni Cni a salvarci dalla chiusura di plessi scolastici.
Dati inequivocabili sono quelli che, ogni anno, presenta l’Ufficio scolastico regionale per il Veneto. L’ultimo monitoraggio si riferisce al 2024-25. La percentuale di alunni Cni frequentanti le scuole statali e paritarie del Veneto è del 17,3 per cento: il 16,3 per cento è iscritto alla scuola dell’infanzia, il 19,1 alla scuola primaria, il 26,2 alla scuola secondaria di I grado e il 10,4 alla scuola secondaria di II grado. Il dato reale è la diminuzione dell’incidenza degli alunni Cni in tutte le province, ad eccezione di Rovigo e Venezia.
Il monitoraggio evidenzia l’impegno delle scuole per l’integrazione. Già oggi, l’80,4 per cento organizza moduli e laboratori linguistici, per gli alunni che non hanno un’adeguata padronanza della lingua italiana.
Concludiamo con un riferimento numerico preciso per Treviso: nel 2025-26, a Treviso, nelle classi prime si registrano 1.077 studenti stranieri, il dato più basso dal 2022-2023. Salvo qualche caso particolare - ovvero nei quartieri dove, per ragioni storiche o economiche, si creano alte concentrazioni di residenti stranieri - e tenendo conto che vengono esclusi dal computo gli stranieri con due anni di scuola materna o tre anni di scuola con profitto, pare difficile che scatti il tetto in molte scuole trevigiane.
Laura Donà, da un paio d’anni in pensione, ha ricoperto importanti incarichi, da direttrice didattica a dirigente tecnica all’Ufficio scolastico regionale, divenendo coordinatrice del Servizio ispettivo. A lei abbiamo chiesto le ragioni di questo provvedimento: “Forse si dovevano spiegare le ragioni. Non abbiamo numeri, in proposito: nel 2023 eravamo la regione a più alta presenza di alunni stranieri, ma non sappiamo quante classi siano sopra il 30 per cento. E poi, come si calcola? Mi pare sia un provvedimento dettato da “fumus boni iuris”, ovvero “non abbiamo la certezza assoluta, ma immaginiamo che sia così”. Poi c’è la questione del niqab e del burqa: sinceramente, nella mia lunga carriera, non ho visto a scuola ragazze che li indossassero. Questo mi sembra più un problema di ordine pubblico che della scuola. Ricordo quando si dovevano sdoppiare le classi: un dramma, spiegare ai genitori che si dovevano dividere amicizie e relazioni strutturate da anni. Immaginate, ora, di mandare un ragazzo che ha la scuola di fronte a casa a trenta chilometri di distanza: la famiglia non lo accetterà. Infine, tra gli stranieri, come scegliamo chi spostiamo?
Ulteriori approfondimenti su La vita del popolo del 4 ottobre 2026.



