All’inizio del loro appuntamento d’autunno, i Vescovi, riuniti nel Consiglio permanente della Cei, hanno...
Credenti e inviati: la celebrazione del Vescovo per i catechisti
Ogni anno, i catechisti della diocesi si ritrovano in cattedrale, per ricevere il mandato dal Vescovo diocesano che è il “primo catechista” della Diocesi (Giovanni Paolo II, Pastores gregis, 26 e Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, Direttorio per la catechesi, 114).
Il luogo, il tempo e la liturgia stessa del mandato sono particolarmente significativi e può valere la pena soffermarci un istante su questi tre elementi per recuperare, e non dimenticare, la portata missionaria ed ecclesiale della catechesi e per confermare il desiderio di prendere parte a questo appuntamento.
La cattedrale e il Vescovo. È la cattedrale che accoglie, ogni anno, i catechisti per la celebrazione. Questo luogo non è solo “tradizionale” ma, più in profondità, esso è manifestazione dell’unità della Chiesa particolare. Abitando questo luogo, nella preghiera e nella celebrazione, i catechisti si dicono, gli uni gli altri, che la catechesi è “questione di Chiesa”. Il servizio della Parola si inserisce in una storia di annuncio e di trasmissione della fede, quella di questa Chiesa di Treviso, nella quale ci inseriamo con gratitudine e responsabilità. Allo stesso tempo, la cattedrale ci ricorda che la catechesi è a servizio della costruzione di una comunità di credenti, di discepoli del Signore.
A servizio della comunione della Chiesa particolare, il Vescovo diocesano, che presiede la celebrazione, rende visibile quel prezioso ed essenziale legame con gli apostoli, primi annunciatori della buona novella. La sua presidenza ricorda inoltre ai catechisti che è a nome di tutta la Chiesa che essi operano ed è per il bene della Chiesa che essi agiscono. La sua presidenza rimanda alla comunione e all’unità che riceviamo come dono da Dio e che contribuiamo a costruire attraverso il servizio catechistico.
Il tempo. Perché celebrare il mandato ogni anno? Perché un catechista dovrebbe partecipare ogni anno a questa celebrazione? Non basterebbe farlo “una volta per tutte”, all’inizio della propria missione? Ricevere ogni anno il mandato di far risuonare il Vangelo è un invito a farlo in un tempo e in un contesto preciso, che non è mai uguale a sé stesso, non è mai lo stesso dell’anno precedente. Celebrarlo ogni anno è dunque l’occasione per compiere, umilmente, un piccolo gesto di fede: crediamo infatti che ogni tempo, anche il nostro oggi, a volte complicato e sfidante, è il tempo favorevole per l’annuncio e per la fede.
Il mandato. La celebrazione è una celebrazione di invio. Essa ricorda che la catechesi non si riduce alla perpetuazione di un insegnamento. Al contrario, è nella logica della missione della Chiesa che essa va compresa e che ritrova il suo significato profondo. Questo aiuta i catechisti a ricomprendersi come missionari, servitori della Parola, servitori dell’opera dello Spirito che continuamente scolpisce in noi la dignità di Figli di Dio, scolpisce in noi l’umanità piena, in Cristo.
L’appuntamento è dunque per sabato prossimo, 3 ottobre, alle 15.30, in Cattedrale a Treviso: pregheremo insieme, ascolteremo la Parola, invocheremo lo Spirito e, per il ministero del vescovo Michele, saremo inviati, come singoli e come Chiesa, a far risuonare il Vangelo nella vita dei bambini, dei ragazzi, dei giovani e degli adulti che ci sono affidati.
Il ritiro. Al mattino, dalle 10 alle 12, nella chiesa Immacolata del Seminario, per chi lo desidera, ci sarà un ritiro spirituale sul tema “Ecco l’uomo”. L’incontro di Gesù con Zaccheo offre ai catechisti l’occasione di sostare con colui che è modello di umanità, ritrovando entusiasmo e motivazione per il loro servizio. La predicazione è affidata a don Michele Pestrin, parroco di Camalò, Sant’Andrà e Povegliano, referente per la catechesi del Vicariato di Nervesa.



