Nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone XIV invita ad ascoltare e a digiunare. Anzitutto...
Dalla Diocesi nessuna speculazione finanziaria
Tanta confusione è stata fatta in merito alla vicenda “Veneto Banca” che ha visto coinvolti anche Istituto per il sostentamento del clero e la diocesi di Treviso. Un intervento del Vicario generale fa chiarezza sulla vicenda.
La notizia ha trovato ampio spazio nelle pagine dei giornali, anche nazionali. Tra coloro che sono stati colpiti dalla crisi di Veneto Banca ci sono anche la Diocesi di Treviso e l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero. Il tono delle informazioni, la confusione e, forse, lo sconcerto suscitati meritano dei chiarimenti e informazioni più precise. Va detto che queste informazioni erano state comunicate in occasione della presentazione del bilancio dell’Ente diocesi al Consiglio Presbiterale, lo scorso 9 maggio, prima che la notizia uscisse sui quotidiani locali.
I due Enti in causa sono due realtà distinte, con gestioni diverse e con finalità specifiche. Per questo è d’obbligo separare i discorsi.
Per quanto riguarda l’Ente Diocesi, ad essa sono in carico molte strutture diocesane per esempio, tutti gli uffici con il personale assunto, ma anche edifici di grande volume come la Cattedrale, il Vescovado, la Curia, il Collegio Pio X, Casa Toniolo, la Casa della Carità... Altri enti devono ricorrere alla Diocesi per l’impossibilità di provvedere da soli: si pensi solo alle enormi e antiche strutture del Seminario o del tempio di S. Nicolò; quest’ultimo necessita di lavori molto onerosi, per i quali la parrocchia non è riuscita né riuscirà a provvedere da se stessa.
La gestione ordinaria e la manutenzione straordinaria degli immobili chiedono risorse finanziarie che è necessario reperire tramite le entrate ordinarie (affitti provenienti dagli immobili di proprietà dell’ente Diocesi, contributi delle parrocchie) e da quanto viene destinato a questo scopo dalle somme dell’otto per mille. Quando una parrocchia deve sostenere delle spese per interventi sul proprio patrimonio chiede solitamente l’aiuto dei parrocchiani; nel caso della diocesi si deve ricorrere ad un fondo che si deve cercare di accantonare, proprio per far fronte alle necessità o emergenze che sopraggiungono. Le azioni di Veneto Banca furono acquistate per depositare provvisoriamente il ricavato della vendita della Colonia Stella Maris di Jesolo, che era stata acquisita dalla Diocesi soprattutto per consentire vacanze al mare a famiglie con figli portatori di disabilità. Fu deciso di provvedere ad una nuova casa, con la stessa peculiare finalità, a Bibione. Man mano che servivano soldi per l’acquisto e la sistemazione della Casa di Bibione, le azioni di Veneto Banca sono state vendute. Esse rappresentavano quanto era rimasto della vendita dello stabile di Jesolo, in vista di un loro successivo utilizzo per opere necessarie. L’investimento in azioni non aveva per la diocesi un intento speculativo, ma di semplice utilizzo di uno strumento finanziario in un Istituto di credito radicato nel territorio.
Le linee per la corretta gestione
Quando parliamo di Istituto diocesano per il sostentamento del clero ci riferiamo ad un Ente che risponde all’Istituto centrale (nazionale) e che deve amministrare un patrimonio con l’obiettivo di produrre degli utili. Questi, inviati all’Istituto centrale, contribuiscono al mantenimento dei preti italiani. Si tratta di un contributo, non della somma totale per il sostentamento dei preti trevigiani. Infatti l’Istituto centrale per il sostentamento del clero ha il fine di integrare le risorse insufficienti degli Istituti diocesani per la remunerazione dei sacerdoti (Legge n. 222 del 20 maggio 1985 art. 21).
Le linee indicate da Roma circa la gestione del patrimonio diocesano prevedono di diversificare gli investimenti: accanto ad una quota di beni immobili (abitativo-commerciale-dirigenziale), ce n’è un’altra di tipo finanziario. Anche in questo caso non si tratta di avventurarsi in operazioni speculative ‘pericolose’, anche se si sa che nessuna operazione finanziaria è a rischio zero. Anche nel caso dell’Istituto diocesano la scelta fatta a suo tempo, di acquistare azioni di Veneto Banca, ricalcava quanto detto per la diocesi.
Un supplemento di responsabilità
E’ bene ricordare che i due Enti hanno degli organismi nei quali le decisioni vengono prese dopo adeguate valutazioni. Prevale sempre la preoccupazione di salvaguardare un bene che appartiene alla comunità e che quindi chiede un supplemento di responsabilità. Questa situazione, che sta creando gravi conseguenze in tante persone, famiglie e aziende, coinvolge anche la comunità cristiana che vede ridursi un patrimonio che, va ribadito, non è per niente opulento. Possiamo dire che si è volatilizzata una parte di quanto accantonato per poter intervenire su spese necessarie alle finalità pastorali, lasciando anche in noi tanti interrogativi sulle responsabilità personali e istituzionali di chi ha gestito l’Istituto e su chi doveva controllare. Certamente se queste perdite - come è prevedibile - ci saranno, obbligheranno tutti a valutare con attenzione ancora maggiore i criteri di spesa e le urgenze da privilegiare.
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