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Veglia ecumenica: credenti in Cristo uniti per la cura del creato e per la pace

Un gesto semplice, ma dal significato profondo, ha caratterizzato la celebrazione ecumenica diocesana per la custodia del Creato e per la pace, che si è svolta domenica pomeriggio, 27 settembre, all’interno del Seminario vescovile di Treviso, promossa dall’ufficio diocesano per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso e dall’ufficio diocesano per la Pastorale sociale, del lavoro e salvaguardia del Creato

Un gesto semplice, ma dal significato profondo, ha caratterizzato la celebrazione ecumenica diocesana per la custodia del Creato e per la pace, che si è svolta domenica pomeriggio, 27 settembre, all’interno del Seminario vescovile di Treviso, promossa dall’ufficio diocesano per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso e dall’ufficio diocesano per la Pastorale sociale, del lavoro e salvaguardia del Creato. All’interno del tempo del Creato, infatti, le diverse confessioni cristiane presenti nella nostra diocesi hanno potuto pregare insieme con i loro pastori, per la salvaguardia della nostra casa comune, richiamandosi all’unico battesimo.

Partendo dal chiostro minore, dove era allestita una mostra ispirata all’enciclica di papa Francesco, Laudato Si’, i partecipanti si sono recanti, accompagnati dalla musica, nel giardino in riva al Sile. Qui, alternando brani della Parola, canti e preghiere, si sono avvicendate le voci dei fedeli e dei pastori presenti: il nostro vescovo Michele; p. George Mihail, della Chiesa Ortodossa Romena di S. Martino di Lupari, il pastore Alessandro Sanfelici, della Chiesa Battista Agape; p. Marius Kociorva, della parrocchia dei “Santi Cosma e Damiano” di Treviso; p. Iohan Ciobanu, della Chiesa Ortodossa Moldava di Fontane; il pastore Johannes Ruschke, della Chiesa Luterana di Venezia e Treviso. Con loro anche don Paolo Magoga, direttore dell’ufficio diocesano per la Pastorale sociale, del lavoro e salvaguardia del Creato, e don Luca Pertile, referente diocesano per il dialogo con le Chiese ortodosse. Stefano Vescovi, delegato per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso per la nostra diocesi, ha ricordato come questo tempo affondi le radici nell’iniziativa del Patriarca ortodosso Dimitrios I, che istituì nel 1989 una Giornata di preghiera per il Creato. Questo seme di speranza ha contagiato presto le altre Confessioni cristiane. Nel 2007, le Chiese europee riunite a Sibiu decisero di estendere la celebrazione a un intero mese, creando un ponte tra due date simboliche: l’apertura dell’anno liturgico ortodosso del 1° settembre e la chiusura il 4 ottobre, festa di san Francesco d’Assisi, che ha insegnato al mondo a chiamare “fratelli e sorelle” tutte le creature della Terra. La celebrazione di questo tempo è divenuta ancora più universale dal 2015, con la pubblicazione dell’enciclica Laudato si’, grazie alla quale non solo papa Francesco ha inserito ufficialmente la Chiesa cattolica nel movimento ecumenico per la custodia del Creato, ma ha richiamato a questo impegno anche ambienti e istituzioni laiche.

Ricordando il dono dell’acqua, i ministri delle diverse confessioni cristiane hanno versato, sulla stessa pianta, ciascuno un po’ d’acqua, da una brocca riempita nel Sile, a rappresentare la ricchezza delle diverse tradizioni e la speranza della riconciliazione. Un segno che si ispira alla visione del profeta Ezechiele, che vide l’acqua sgorgare dal tempio e diventare un fiume, e all’incontro di Gesù con la donna samaritana, alla quale promette una “sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna”: è questa la promessa di Dio, ha ricordato il vescovo Michele: “Noi abbiamo la fonte di acqua viva che è Gesù, e se lo metteremo al centro della nostra vita, saremo segno e strumento di amore, parte di un mondo nuovo. E l’acqua versata da mani diverse sia fonte di comunione, perché siamo capaci di custodire e non di sprecare, perché non manchino mai l’acqua e la pace”.

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