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Incontro in Vaticano per il decennale dell’esortazione apostolica di papa Francesco, “Amoris laetitia”

Ad aprire i lavori, il 7 ottobre, è stato papa Leone XIV, che ha invitato i responsabili delle Chiese a mettersi “in una scuola di ascolto” delle famiglie. 187 i partecipanti

“La Chiesa deve imparare dalle famiglie”. È uno dei messaggi centrali dell’incontro in Vaticano per i dieci anni di Amoris laetitia, l’esortazione apostolica di papa Francesco che ha segnato una tappa importante nella riflessione ecclesiale sul matrimonio e sulla vita familiare. Ad aprire i lavori, il 7 ottobre, è stato papa Leone XIV, che ha invitato i responsabili delle Chiese a mettersi “in una scuola di ascolto” delle famiglie, riconoscendo nell’esperienza concreta, soprattutto quando è segnata dalla fragilità, una risorsa preziosa per la missione della Chiesa.

L’incontro ha riunito 187 partecipanti, tra rappresentanti delle Conferenze episcopali e delle Chiese orientali cattoliche, esperti, facilitatori e cinque famiglie in rappresentanza dei cinque continenti. Al centro, non soltanto il bilancio di un documento che in dieci anni ha accompagnato la vita delle Chiese particolari e ispirato iniziative pastorali, ma soprattutto la domanda su come annunciare oggi il Vangelo con le famiglie.

Il Papa ha richiamato la crescente distanza, in molti contesti, tra il modo di vivere la sessualità e l’intimità e la visione cristiana del matrimonio. I giovani, ha osservato, continuano a desiderare amore, fedeltà e appartenenza, ma faticano a immaginare come realizzarli in un impegno per tutta la vita. A pesare sono anche l’insicurezza economica, le migrazioni, la violenza e la solitudine. Da qui la necessità di interrogarsi con coraggio sull’efficacia del linguaggio e delle pratiche pastorali: riescono davvero a raggiungere il cuore delle persone e a sostenerle nelle loro scelte?

La risposta, per Leone XIV, passa anche dalla capacità di riconoscere ciò che le famiglie insegnano alla comunità cristiana. “La fragilità appartiene alla nostra comune condizione umana e quindi anche alla vita della Chiesa”, ha ricordato, invitando a chiedersi quale Chiesa incontrino le persone nei momenti più difficili. Le comunità sanno far sentire che ciascuno conserva un posto, una responsabilità e doni da offrire? La verità del Vangelo riesce a farsi incontrare attraverso la pazienza, la vicinanza e la misericordia?

Non solo preparare le nozze, ma accompagnare il matrimonio: è il passaggio sottolineato dal card. José Cobo Cano, arcivescovo di Madrid. La pastorale, ha spiegato, è chiamata a superare una logica concentrata sul momento della celebrazione per accompagnare percorsi che attraversano tutta la vita: il primo anno insieme, l’arrivo dei figli, le successive tappe della relazione. Importante anche la presenza di coppie che affianchino altre coppie a partire dall’esperienza vissuta, non in veste di esperti.

Sulla stessa linea la teologa argentina María Marcela Mazzini, secondo cui una delle ragioni del calo dei matrimoni potrebbe essere la mancanza di testimonianze di sposi felici. I primi anni di matrimonio sono una vera “mistagogia del sacramento”: quanto celebrato davanti all’altare deve prendere corpo nella quotidianità, tra responsabilità, difficoltà, conflitti e riconciliazioni.

La conclusione dell’incontro è stata affidata alla celebrazione eucaristica in piazza San Pietro, la cui omelia è stata pronunciata dal card. Luis Antonio Tagle, decano del Collegio cardinalizio, che ha letto il testo preparato da Leone XIV, ricoverato al Policlinico Gemelli, dopo l’intervento. Il Papa ha richiamato il valore della carità domestica, fatta di gesti concreti, fatiche, errori e ripartenze: “La carità domestica, concreta, non priva di momenti di fatica e di cadute, e al tempo stesso meravigliosa nella sua imprevedibile quotidianità, è la prima scuola degli affetti, il primo prezioso e insostituibile apprendistato della gioia dell’amore”.

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