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Oltre 400 catechisti in cattedrale per il mandato del Vescovo

L’incontro è avvenuto sabato 3 ottobre. Il grazie a don Alberto Zanetti che lascia l’Ufficio diocesano per il nuovo incarico nazionale, e il ceppo di cirmolo scolpito da Roberto Merotto

La mano sapiente dello scultore Roberto Merotto, intento a intagliare da un profumatissimo ceppo di cirmolo, il volto di un Cristo sul sagrato della cattedrale ha accolto, sabato 3 ottobre, gli oltre 400 catechisti convenuti per il tradizionale mandato del Vescovo, dando così forma a quel verbo che, di lì a poco, sarebbe risuonato più volte nel corso della celebrazione. “Facciamo l’uomo, una dignità scolpita dallo Spirito”: questo, infatti, è il titolo che, ispirandosi al primo capitolo di Genesi, l’Ufficio per l’Annuncio e la Catechesi ha inteso apporre al percorso che anche quest’anno propone in diocesi.

Un verbo che, inframmezzato da tre pagine tratte dalla prima suite per violoncello solo di Bach, eseguite da Tosca Storer, è fiorito nelle parole di Tertulliano: “L’uomo veniva scolpito” ed evocato da quelle di sant’Ireneo di Lione che, in chiave trinitaria, ha interpretato il biblico “facciamo” riferendolo alle stesse mani di Dio: il Figlio e lo Spirito santo. Il tutto mentre al centro della cattedrale si allungava la figura aerea della Madre con bambino, altra opera dell’artista di Falzè di Piave.

Poi, attraverso il rito del lucernario, è stato il tempo di contemplare la luce del Risorto prima di entrare nel cuore stesso della celebrazione con la proclamazione della pagina di Genesi. “Parola che ci porta all’origine...”, così ha esordito il vescovo Michele nel suo intervento “...origine di cura, di attenzione e tenerezza che Dio rivolge a ognuno di noi”, toccando così una corda molto sensibile per la vocazione educativa che contraddistingue i catechisti. In effetti, come ha notato il Vescovo, ciò che dell’uomo emerge dalla pagina biblica è il suo essere rivestito di “dignità infinita” quella stessa che, come ha scritto Leone XIV al nr. 233 della Magnifica Humanitas, è una realtà “scolpita dallo Spirito” e, così come afferma la Scrittura “cosa molto buona” (Gen 1,31).

Da ciò ne consegue come non solo a macchine e algoritmi, ma anche a noi, nelle nostre relazioni, sia preclusa la pretesa di voler scolpire la dignità umana, perché il nostro compito - ha proseguito il Vescovo - è quello di custodire l’opera della creazione: non “scolpire persone”, ma collaborare all’opera trinitaria di Dio e, in particolare per i catechisti, ponendosi in un atteggiamento di testimoni stupiti e collaboratori umili, saper preparare un ambiente in cui la Parola possa essere ascoltata costruendo così una comunità in cui davvero ci si possa chiamare per nome. “Solo così - ha concluso il vescovo Michele - potremo permettere a Dio, unico e vero artista, di plasmare la dignità di ogni persona”.

Il rinnovo delle promesse battesimali è stato la premessa alla preghiera di benedizione e di invio pronunciata dal Vescovo, preziosa occasione per conoscere i molti volti dei nuovi catechisti, ma anche momento di ringraziamento per chi, dopo anni di servizio, anche in questo ha voluto continuare a donare tempo e cura per la Parola.

A impreziosire ancor più il mandato è stato il saluto a don Alberto Zanetti che, dopo dodici anni, consegna l’incarico diocesano di direttore dell’Ufficio per l’Annuncio e la Catechesi a don Marco Piovesan, per assumere quello di direttore dell’Ufficio catechistico nazionale. Le parole affettuose di ringraziamento pronunciate dal Vescovo e quelle commosse e, nel contempo, solenni di Francesca Negro, vice direttrice dell’Ufficio a nome di tutti i catechisti della diocesi, sono il sigillo di un pomeriggio che, come suggerisce l’ebraico originale di Genesi, non è stato solo “buono”, ma parimenti “bello”.

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