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Papa Leone XIV in Francia: la via per una “nuova” Europa

Quattro giorni molto intensi, quelli trascorsi a Parigi, Lourdes e Metz. Frequenti, soprattutto nella città natale di Schuman, gli appelli a riscoprire la vocazione alla pace e all’umanesimo da parte del Vecchio Continente. Ne parliamo con mons. Crociata, presidente Comece

“Questa visita in Francia, come già prima quella in Spagna, mostra come nella gente ci siano una grande attesa di speranza e una grande fiducia nella figura del Papa. Dobbiamo assecondare questa attesa e questa fiducia e affrontare il momento, non facendoci impressionare dall’enormità degli ostacoli e delle difficoltà, ma lottando ciascuno nella posizione che occupa, per costruire un futuro riconciliato e di pace”. Così mons. Mariano Crociata, presidente della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece), commenta le parole pronunciate da papa Leone XIV durante il viaggio apostolico in Francia, che si è svolto dal 25 al 28 settembre, e in particolare lunedì scorso a Metz, durante l’incontro “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità”.

Mons. Crociata, perché il Papa è voluto andare a Metz e perché ora?

Da quello che ci riferiva il cardinale Aveline, è stata una sua scelta. Si capisce come questo sia un momento in cui l’Europa ha bisogno di un rilancio e di un sostegno particolare. È un momento in cui la situazione internazionale è molto critica e la posizione dell’Europa è molto debole. Per questa ragione, c’è da pensare che sia stata la risposta a un bisogno: una risposta forte e significativa.

Il Papa ha usato parole molto forti: ha parlato di “relazioni barbare”. Voi condividete questa preoccupazione? Dal vostro osservatorio, che cosa vedete?

Vediamo quello che dice il Papa. È una constatazione oggettiva che, nelle sue parole, assume tutta la sua rilevanza. Di fatto, a prevalere non è la logica della ragione o della legge, ma la logica della forza che cancella le ragioni del diritto, della giustizia e della verità. Siamo quindi incoraggiati dalla chiarezza con cui il Papa indica in quale direzione bisogna operare, riconoscendo con altrettanta chiarezza che tutto questo è contro l’uomo, contro lo Stato di diritto, contro il multilateralismo e contro tutto ciò che dovrebbe regolare i rapporti all’interno delle nazioni e tra le nazioni.

Leone XIV ha anche detto che l’Europa può porre fine a questa spirale di violenza e di populismo grazie alla sua cultura che ha saputo coltivare e preservare in questi anni. Ma c’è speranza per questa Unione che, in realtà oggi, sembra essere stanca, divisa e debole?

La speranza è legata alle persone. Oggettivamente, non pochi osservatori fanno notare che ancora oggi l’Europa dispone di condizioni economiche, tecniche e culturali che le consentono di reagire e di riprendere una posizione chiave nel confronto tra le nazioni, sia pure in un momento così difficile. Il fatto è che queste potenzialità devono essere assunte, prese in mano e portate avanti. Quello che tocca fare a noi, ciascuno secondo la propria posizione e responsabilità, è lavorare perché questo si verifichi. Finché ogni nazione va per conto suo, o peggio ancora, finché non si è protesi al bene generale, ma solo al bene nazionale o, addirittura, localistico, è molto difficile che l’Europa possa emergere come quella figura capace di dire la sua parola, esprimere la propria posizione e dare un contributo alle dinamiche internazionali, affinché possano uscire da questa spirale, che sembra andare verso la dissoluzione e il conflitto generalizzato.

Il Papa ha parlato di pace e ha invitato a compiere “sforzi creativi” per promuoverla. Cosa intendeva per “sforzi creativi”?

Il riferimento è chiaro ed è alla dichiarazione di Schuman del 1950, che è tuttora pienamente valida. Il Papa l’ha citata tante volte. Significa che bisogna inventare qualcosa che vada al di là dell’ordinario. Se continuiamo a pensare e ad agire secondo schemi ripetitivi e consueti, le cose si deterioreranno sempre di più. C’è bisogno, invece, proprio perché questo è un momento straordinario, di puntare sulle risorse di cui l’Europa dispone, ma anche di inventare un’iniziativa nuova, una capacità nuova di creare condizioni di dialogo, di diplomazia e di confronto, per superare le tensioni e le difficoltà del momento, o almeno per andare in questa direzione.

Lei è stato a Metz con il Papa. Quale vuole essere la risposta dei vescovi dell’Unione Europea alle sue parole?

Si tratta, innanzitutto, di riprendere quell’insieme di valori che il Papa ha richiamato e che sono alla base dell’Unione Europea, i valori da cui essa nasce. Valori che Schuman aveva ben presenti e che ha incarnato anche nella sua persona. Sono valori che dobbiamo cercare di diffondere come vescovi, nella Chiesa e oltre: diventare sensibili alle situazioni e alle condizioni dell’altro, mettersi in ascolto di chi vive e pensa diversamente da noi, persino di chi finora ci è stato nemico. Dobbiamo cercare di superare gli schemi, ascoltare i bisogni e dare una risposta che sia per il bene di tutti, per un bene comune europeo.

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