È dei giorni scorsi la nota con cui la diocesi di Milano comunicava che il trentaduenne don Alberto Ravagnani...
Santità eucaristica trevigiana/6: Alberto Marvelli
L’amore per L’Eucaristia, che l’evento di Genova vuole evidenziare, si esprime, più che in riti, in esistenze eucaristiche. La Comunione con il Cristo sa trasformare la nostra vita a imitazione della sua: una vita donata. E’ significativo allora far memoria di alcuni testimoni della fede che ancora ci interpellano con la loro santità eucaristica. Ricordiamo il beato Alberto Marvelli, che è stato a Treviso nel 1943
Alberto Marvelli non è un figlio della nostra terra trevigiana, ma il Signore lo ha condotto tra noi a vivere un periodo intenso, seppur breve: è l’ingegnere Alberto Marvelli. Nel periodo bellico e post bellico della seconda guerra mondiale, nella Rimini distrutta dai bombardamenti, fu una figura di grande rilievo, non solo per la limpida testimonianza di vita cristiana, ma anche per l’impegno sociale e politico. Morì a soli 28 anni in un incidente stradale. Fu l’ultimo beatificato da S. Giovanni Paolo II, insieme a Pina Suriano e Pedro Tarrés, al convegno del’Azione Cattolica di Loreto nel 2004.
Alberto arrivò a Treviso nel 1943, richiamato alle armi, come sergente nella caserma di Dosson. L’ambiente è difficile e il livello morale molto basso. Eppure in pochi mesi riesce a far cambiare molte cose: in caserma non si bestemmia più, il senso della fede e di una conveniente condotta morale si risveglia nel cuore di molti soldati. Il segreto di Alberto? L’Eucaristia. Chi l’ha conosciuto ha detto di lui: “Aveva il carisma dell’Eucaristia... Senza l’Eucaristia non si può capire Alberto”. Ogni giorno verso le 13 del pomeriggio il sergente Marvelli si recava nella chiesa di san Lazzaro per ricevere la Comunione. Non si dimentichi che in quel tempo vigeva l’obbligo del digiuno dalla mezzanotte. Aveva scritto a vent’anni: “La luce che entra in me con Gesù Eucaristia brilli sempre e faccia splendere il mio sguardo. Il fuoco che arde e mi consuma, l’ardore che mi brucia, l’amore che il Signore così grande mi infonde per lui e per il prossimo non diminuisca, non si affievolisca, ma s’ingigantisca senza fine, sempre continuamente”.



