giovedì, 12 marzo 2026
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Bollettino regionale: in febbraio pioggia e neve ma non basta, ed è caldo record

Un febbraio piovoso – le precipitazioni segnano il +33% rispetto alla media – non basta a compensare un deficit nell’anno idrologico che rimane ancora accentuato. I dati dell’ultimo Bollettino di Anbi Veneto sulla disponibilità di risorsa fotografano uno scenario in chiaroscuro, dove i timidi segnali di recupero pluviometrico si scontrano con un’anomalia termica senza precedenti. Nonostante i 77 mm di precipitazioni, il bilancio cumulato dall’inizio dell’anno idrologico resta profondamente in rosso

Un febbraio piovoso – le precipitazioni segnano il +33% rispetto alla media – non basta a compensare un deficit nell’anno idrologico che rimane ancora accentuato. I dati dell’ultimo Bollettino di Anbi Veneto sulla disponibilità di risorsa fotografano uno scenario in chiaroscuro, dove i timidi segnali di recupero pluviometrico si scontrano con un’anomalia termica senza precedenti. Nonostante i 77 mm di precipitazioni, il bilancio cumulato dall’inizio dell’anno idrologico resta profondamente in rosso: da ottobre a oggi mancano all’appello oltre 100 mm d’acqua, con un deficit del 23% rispetto alla media storica che continua a gravare sulle falde e sui bacini regionali.

A rendere il quadro ancora più fragile è l’aspetto termico. Febbraio 2026 si è imposto come il secondo più caldo mai registrato da Arpav, non lontano dal record del 2024, con temperature medie regionali superiori di +2.8 °C rispetto alla norma. In pianura lo scarto ha superato i +3°C, ma è in quota che si è registrata la dinamica più preoccupante. Nella terza decade del mese, le temperature sono schizzate a +6.5 °C sopra la media, innescando processi di fusione nivale precoce proprio quando la neve, caduta abbondante grazie alle perturbazioni di metà mese, avrebbe dovuto consolidarsi per garantire le scorte estive.

Il risultato è una risorsa nivale che, nonostante i 70-80 cm accumulati in quota nelle Dolomiti e nelle Prealpi, rimane più debole del normale nel bilancio stagionale, con un deficit che tocca il 36% nel comparto dolomitico. La mitezza eccezionale ha ridotto l’estensione della copertura nevosa alle quote medio-basse, trasformando quello che doveva essere un “serbatoio bianco” in un deflusso anticipato e meno gestibile.

Morale? Ancora una volta, l’inizio della stagione irrigua dovrà far affidamento su piogge estemporanee e sulla capacità dei consorzi di governare la rete in gestione più che sui depositi nivali. Tanto più che le proiezioni del Centro di Sperimentazione per l’Innovazione Irrigua CeSPII LEB per il mese in corso prevedono un clima più secco della norma, con un deficit idrico diffuso che minaccia la ricarica delle falde. Con l’avvio della stagione irrigua, diventerà cruciale preservare l’umidità del terreno attraverso pratiche agronomiche conservative. A tal proposito possono risultare utili la riduzione delle lavorazioni, la gestione dei residui e coperture vegetali per limitare l’evaporazione. Un monitoraggio attento dell’umidità sarà fondamentale per programmare una distribuzione irrigua efficiente.

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