Nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone XIV invita ad ascoltare e a digiunare. Anzitutto...
Sposi e famiglie in una società complessa
Festa per settanta coppie che hanno concluso la Scuola triennale di Formazione familiare.
Si respirava una splendida aria di festa domenica 5 giugno al Centro della Famiglia, a partire dal primo mattino quando quasi 70 famiglie con un centinaio di bambini e i loro 30 animatori hanno cominciato a confluire verso la sede dell’incontro: una sfilata di volti sorridenti e carichi di aspettativa per l’ultimo incontro annuale della Scuola di Formazione familiare triennale. E’ un percorso di formazione aperto alle famiglie della diocesi - ma alcune provenivano dalle diocesi contigue - mosse dal desiderio di prendersi in mano e di sfidarsi ad “abitare oltre i confini della nostra casa” come esorta papa Francesco in Amoris Laetitia (n.276).
Ai partecipanti non vengono semplicemente fornite informazioni o definizioni ma sono state aperte le sfide a vivere con radicalità evangelica il proprio sacramento matrimoniale. Quindi non solo un sapere o un saper fare, ma soprattutto un saper “essere” sposi e famiglie in una società tanto complessa ed articolata. Il cammino formativo è stato declinato in un arco temporale triennale, partito dalla cura della coniugalità, si è sviluppato nella cura della genitorialità e poi nell’ultimo anno ha affrontato la cura della comunità. Una prospettiva che vuole accogliere l’invito “Famiglia diventa ciò che sei” e un appello a leggere e vivere i compiti che la famiglia è chiamata da Dio a svolgere nella storia, rivolto a tutte le famiglie nella pienezza delle loro imperfezioni.
Ne abbiamo parlato con Emanuele e Valentina, sposi con due figli e iscritti al secondo anno: “Quando abbiamo iniziato abbiamo intuito che sarebbe stata un’opportunità di crescita. Ora possiamo affermare con certezza che il prenderci cura della spiritualità familiare, della coniugalità, della genitorialità e delle relazioni nella comunità ha rappresentato per noi quello che la primavera rappresenta per il ciliegio. Siamo «rifioriti», arricchendo la nostra spiritualità familiare e le nostre competenze relazionali all’interno della coppia, della famiglia e nell’ambito della comunità”.
Emanuele e Valentina aprono, tra le altre, la porta al tema della spiritualità familiare: un modo di vivere il proprio essere sposi cristiani all’insegna di una continua sintesi tra la vita e il rapporto con il Signore, dimensioni che si alimentano a vicenda e che sono vissute in coppia e non individualmente.
Graditissimo ospite è stato il Vicario generale della diocesi mons. Adriano Cevolotto. Dopo una breve introduzione nella quale alcuni sposi hanno illustrato l’itinerario formativo, altre coppie hanno raccontato i motivi che le hanno spinte a partecipare alla Scuola. “Una coppia di amici ci ha invitato con un entusiasmo che ci ha contagiato”; “Avevamo bisogno di dedicare del tempo di qualità per noi sposi”; “Sentiamo che come famiglia abbiamo un compito nella Chiesa e nel mondo”.
In più di un intervento è stata poi messa in luce la ricchezza dell’esperienza: “Abbiamo imparato a mettere al centro la coppia”; “Eravamo lontani, ma il dono più grande è stato scoprire e crescere nella spiritualità di coppia”; “Abbiamo legato con nuovi amici, una rete di relazioni che ci sostiene”; “Abbiamo imparato a metter in pratica il consiglio di famiglia, per prendere le decisioni con i nostri figli”. Dopo aver ascoltato le esperienze delle 18 coppie del terzo anno della Scuola di Formazione, mons. Cevolotto ha chiesto: “Che cosa vi aspettate dalle comunità cristiane e dai preti?”. Tra tutte, ha avuto risalto una risposta: “Che venga riscoperta la ministerialità degli sposi”.
Anche le coppie di tutor presenti hanno comunicato la loro esperienza di servizio: “Per noi fa parte della dimensione della genitorialità aiutare altre coppie a crescere come coppie: una generatività che non è fisica ma che dà frutti preziosi”.



