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Comunicare al meglio i beni: incontro sul patrimonio culturale ecclesiastico
Il patrimonio culturale ecclesiastico si trova oggi a un bivio cruciale: è chiamato a passare dalla mera conservazione alla valorizzazione attiva, superando l’autoreferenzialità per aprirsi in modo inclusivo e strategico verso i pubblici di oggi. È questo il filo conduttore che ha animato la prima giornata di formazione del percorso Mab Triveneto (acronimo che unisce Musei, Archivi e Biblioteche), intitolata significativamente “Comunicare bene. Comunicare i beni”, svoltosi a Padova lo scorso 16 ottobre.
L’incontro, promosso dalla Consulta Beni Culturali Ecclesiastici in sinergia con la Commissione per le Comunicazioni sociali della Conferenza episcopale del Triveneto, ha riunito direttori e collaboratori degli uffici diocesani, operatori degli istituti culturali e professionisti della comunicazione per riflettere su linguaggi, strategie e strumenti necessari a raccontare la bellezza e la memoria custodite nelle diocesi.
La giornata si è aperta con i saluti di mons. Renato Marangoni, vescovo di Belluno-Feltre e presidente della Consulta regionale beni culturali ecclesiastici. A moderare la sessione mattutina è stato don Luca Passarini, segretario della Commissione per le Comunicazioni Sociali della Cet.
Il cuore teorico e metodologico della mattinata è stato affidato a Umberto Rosini, docente dell’Università Ca’ Foscari Venezia e dello Iusve, il quale ha tenuto una densa e stimolante relazione dal titolo “La comunicazione dei beni culturali ecclesiastici: strategie, pubblici e strumenti”.
Rosini ha esordito affermando che una comunicazione slegata dagli obiettivi strategici e da una visione di marketing rischia di essere cieca. Si assiste oggi a una profonda evoluzione culturale in cui musei, archivi e biblioteche non sono più recinti di sola conservazione, ma luoghi aperti, partecipativi e inclusivi. L’inclusività assume qui una duplice veste: in una dimensione attiva, che rende il patrimonio accessibile non solo in presenza, ma anche attraverso il digitale tramite racconti d’arte e diari di restauro; in una dimensione narrativa, orientata al visual storytelling e a formati dinamici come l’opera della settimana o i cantieri aperti. Nel marketing contemporaneo la parola d’ordine è innovazione esperienziale. Non basta esporre un’opera, ma bisogna creare una relazione stabile con il pubblico, regalando un ricordo duraturo che incentivi il ritorno. Per fare questo serve una rivoluzione organizzativa che metta l’utente al centro e intercetti i reali bisogni di chi sta all’esterno.
Nella tarda mattinata, i partecipanti si sono cimentati in un’esercitazione pratica di laboratorio dedicata alla segmentazione, al targeting e alla comunicazione Mab.
La sessione pomeridiana, sotto la moderazione di don Paolo Barbisan, incaricato della Consulta Beni culturali ecclesiastici della Cet, ha dato spazio a una panoramica di buone pratiche provenienti da altre diocesi italiane.
La giornata si è conclusa con la sintesi di Sara Melchiori, responsabile dell’Ufficio Stampa della diocesi di Padova, che ha sottolineato l’importanza prima di tutto di conoscersi reciprocamente e quindi fare rete e ha rilanciato alcune domande sulle quali sarà necessario tornare a confrontarsi: perché i nostri beni vanno comunicati, sopravvivenza o una necessità intrinseca e dettata dal messaggio che essi stessi rappresentano e veicolano? Per dare continuità alle sollecitazioni emerse nell’incontro, sono previsti altri due incontri operativi.



