Mauro Corona è noto al pubblico anche per la sua partecipazione, in qualità di opinionista e tuttologo,...
Arti&mestieri/10: I moderni cercatori d’oro
Il sole è già sciamato oltre le montagne lasciando la valle del Mis, nel bellunese, in attesa delle tenebre. Giornata di delusioni per quel cercatore d’oro che ha vangato, fatto girare il piatto “victimula”, setacciato invano per ore. Prima che la luna rivesta la terra di riflessi satinati, stanco fino al midollo, raccoglie per l’ennesima volta le sue poche cose e intanto una farfalla gli si appoggia sulla spalla, si muove attorno, vola poco lontano e indugia sopra un sasso. La natura va ascoltata, pensa l’uomo: riprende la pala, le affida le sue ultime energie per scavare proprio in quel punto dal quale uscirà un piccolo bottino.
A raccontare è Luciano Pontillo, 51enne siciliano in pianta stabile a Villorba da 25 anni, pittore, scultore, membro effettivo della nazionale italiana cercatori d’oro. Ha scoperto una vecchia miniera nella valle del Mis, ha visitato i resti di borgo California, il sogno americano tra le lande bellunesi, distrutto dall’alluvione del 1966, un evento, questo, che ha depositato strati di detriti nelle acque del fiume, rendendo più difficile la ricerca. Lui sa che l’oro c’è, esplora con testardaggine, percorre sentieri ardui, affonda nelle acque senza che il dubbio lo sfiori.
Una passione, la sua, nata dopo il viaggio nello Utah a contatto con i Navajo, quel popolo ricco di tradizioni e cultura il cui linguaggio complesso è stato utilizzato durante la Seconda guerra mondiale come codice militare. Li ha osservati setacciare il Colorado per realizzare, poi, monili con l’oro trovato. Fantastico, e da noi? Pontillo inizia le ricerche geografiche, va a caccia di nomi di origine latina: Dora Riparia e Baltea, Orba e Orco, Valle Aurina.
Le scoperte lo ubriacano di emozioni: il Monte Rosa risulta essere la nostra area più ricca, la Pianura Padana è il Klondike d’Europa, e Piemonte, Val d’Aosta, Trentino, Liguria, Veneto possiedono miniere sfruttate fin dall’antichità dagli schiavi romani. Ancor prima, gli Etruschi erano maestri orafi con l’oro dell’Elba e quello importato dall’Oriente.
Gli studiosi ipotizzano che i metalli preziosi siano frutto di una pioggia di meteoriti: precipitati nel nucleo terrestre, oro e platino ammonterebbero a centinaia di miliardi di tonnellate, tante da poter coprire l’intera superficie della terra con uno spessore robusto. Fare quattro passi sull’oro, anche senza sentirsi Mida, accenderebbe l’immaginazione perfino in chi non ce l’ha. I metalli risalgono in minima parte, inglobati nel quarzo, attraverso eruzioni vulcaniche e processi geologici. Ed ecco che un fiume con pietre di quarzo potrebbe custodire una vena d’oro.
Luciano Pontillo, unica mosca bianca della Marca, “solingo” cercatore che lassù, tra il gorgoglio dell’acqua e la maestosità delle montagne, incontra altri appassionati e con loro consuma il pranzo dell’esploratore: zuppa di verdure e poco altro. In Veneto, zona soprattutto di fossili, la ricerca dell’oro è libera, con la soglia massima di raccolta non superiore ai 5 grammi giornalieri, una misura realizzabile soltanto con una fortuna sfacciata, fino a ora rivelatasi, però, crumira. In Val d’Aosta e Piemonte, dove serve un’autorizzazione, sono state trovate pepite di quasi cinquanta grammi: l’ultima, lo scorso anno, ha sfiorato i 100 grammi. Là ci si spacca la schiena a scavare, là in molti hanno lasciato il lavoro per dedicarsi al fascino della ricerca e da quelle parti la delusione va in altalena con la speranza di bissare il successo di Giovanni Dalla Costa (Jack Costa) emigrato a fine ‘800 da Pederobba per cercare fortuna in Alaska. La trovò affrontando sfide su slitte trainate da cani: fatica, determinazione e coraggio lo hanno trasformato nel simbolo del cercatore d’oro.
Anche Piave e Brenta custodiscono pagliuzze d’oro, racconta Pontillo, soprattutto dove l’ansa rallenta lo scorrere dell’acqua. In Veneto i cercatori non superano le dieci unità, in Italia invece, la febbre sta portando un rinnovato entusiasmo per il massimo valore storico raggiunto e così, da qualche centinaio, si è passati a diecimila iscritti, quanto basta e avanza per formare la squadra nazionale, organizzare il Campionato italiano a Biella, essere presenti ai Mondiali nel 2025 in Nuova Zelanda, quest’anno in Canada.
A ogni concorrente viene consegnato un secchio di materiale mescolato con dei pezzetti d’oro, che devono essere riportati alla luce nel minor tempo possibile. E, allora, setaccio e canaletta alla mano, eccoli far roteare il piatto in una simil-danza propiziatoria. Questi eventi, oltre a celebrare la tradizione dei cercatori, infondono un forte senso di comunità tra i partecipanti.
“Noi - spiega Luciano Pontillo - viviamo tra il cemento, dentro città che non aiutano a capire il linguaggio della natura. Lungo i fiumi o tra le rocce, spesso odo il richiamo di un uccello foriero dell’imminente pioggia. Lo ascolto proprio come ho seguito il volo fortunato di una farfalla”.
La terra generosa regala metalli preziosi e noi la ricompensiamo con oltre due miliardi di rifiuti ogni anno, quasi 4.000 tonnellate al minuto.



