martedì, 10 febbraio 2026
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Ancora terrorismo, Stoccolma sotto choc

Le autorità parlano, al momento, di almeno quattro morti e di circa 15 feriti. Spiega padre Emanuelson: "Le chiese, anche quelle che di solito sono chiuse, sia luterane sia cattoliche, vengono aperte “perché la gente abbia un posto per parlare, trovare un caffè, pregare. Le chiese sono questi punti di riferimento”.

Sono ore concitate nel centro di Stoccolma dopo che, attorno alle 15 ora italiana, un camion lanciato sulla folla ha investito diversi pedoni. Così come, nei mesi scorsi, era accaduto a Nizza e poi a Berlino. Le autorità parlano, al momento, di almeno quattro morti e di circa 15 feriti, dirottati, per le cure, negli ospedali della capitale. Il premier svedese, Stefan Löfven, parla di “attacco terroristico”, mentre la polizia finora ha usato l’espressione “possibile attacco terroristico”. Il furgone, probabilmente rubato qualche ora prima dell’azione, ha percorso la via centrale – quella del passeggio e dei negozi – di Stoccolma, per poi centrare in pieno Ahlens City, grande centro commerciale. La polizia ha fermato un uomo, che ha confessato si essere l'attentatore. Il parlamento svedese è stato chiuso per ragioni di sicurezza. Nella medesima zona dei fatti odierni, si era registrato, l’11 dicembre 2010, un duplice attentato con autobomba, il primo che si ricordi in Scandinavia.

La testimonianza di un vicario della diocesi

“È una città sotto choc”: così racconta al telefono padre Fredrik Emanuelson, uno dei vicari della diocesi di Stoccolma, raggiunto dal Sir mentre è chiuso in macchina, nella zona ovest della capitale svedese. Il vicario abita nel centro storico, vicino alla cattedrale, a 15 minuti a piedi dal luogo dell’attentato. La polizia “vuole che il centro storico sia evacuato”, ma tutti i mezzi di trasporto sono bloccati e “le persone non sanno come muoversi e dove andare”; e così “le persone che si trovano al lavoro restano nei luoghi di lavoro e aspettano che cambi la situazione”. Le linee telefoniche sono intasate perché “tutte le persone stanno cercando di mettersi in contatto con i familiari, tanti mi telefonano per sapere…”. In queste situazioni, spiega padre Emanuelson, le chiese, anche quelle che di solito sono chiuse, sia luterane sia cattoliche, vengono aperte “perché la gente abbia un posto per parlare, trovare un caffè, pregare. Le chiese sono questi punti di riferimento”. Il vescovo Anders Arborelius è atteso in serata a Stoccolma di ritorno da Amburgo, dove in questi giorni si è svolta la riunione della Conferenza episcopale nordica: “Anche se mancano notizie precise sugli eventi, aspettiamo una parola di affetto per un Paese così aperto”, conclude Emanuelson.

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