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Ciclone Trump: per ora stiamo calmi...
Questo l'invito dell'esperto Simone Bressan. Ammiratore degli Usa repubblicani, il blogger ed analista politico ammette di essere “spiazzato” dal nuovo Presidente: “Ma su di lui il giudizio va sospeso. E la sua esperienza non è esportabile in Italia”.
“Non si può essere profeti di calamità”, ha detto papa Francesco. “Evitiamo i toni apocalittici”, riflette, laicamente, Simone Bressan, blogger e animatore del dibattito politico e culturale da una prospettiva di centrodestra, con una particolare attenzione a cosa succede oltreoceano. Nella sua presentazione, sul blog rightnation.it, si legge che “considera gli anglosassoni superiori a tutti gli altri, ma solo se sono Conservatori o Repubblicani”.
Inevitabile chiedergli se questa superiorità riguardi pure Donald Trump. Il discorso di insediamento alla Casa Bianca - una sorta di bignami del populismo e del nazionalismo mescolati insieme - e le sue prime mosse non hanno fatto altro che aumentare i timori dei Governi europei e di molti osservatori internazionali.
Spiega Bressan: “Non c’è dubbio, Trump è un leader che spiazza. Io mi ostino a separare la campagna elettorale e quella che sarà la sua presidenza. Su quest’ultima il giudizio va quanto meno sospeso, nonostante le parole pronunciate nel discorso d’insediamento. “Se per esempio - dice - diamo un’occhiata ai ministri del suo Governo, è evidente che almeno in parte c’è un tentativo di riconciliazione con il Partito Repubblicano ufficiale. Insomma, non mi pare immagini di governare isolato. E non dimentichiamoci che i contrappesi negli Usa sono reali: Congresso, Senato, i Governatori degli Stati fanno tutti parte di quel famoso establishment così lontano da Trump”.
Bressan, però, non può fare a meno di notare le grosse discontinuità che si stanno creando in politica estera e sulle scelte economiche: “Sulla politica estera la presa di distanza dai predecessori è stata decisamente netta. Non dimentichiamoci però che anche l’interventista Bush vinse con una campagna elettorale protezionistica. Qualche sorpresa ci potrebbe essere. E’ poi evidente il riposizionamento, che non è solo di Trump ma dei Repubblicani in genere, sulle tematiche di tipo economico, con l’assunzione di temi non tipici di una forza liberista. Questo dipende anche dall’andamento elettorale: alle recenti elezioni i Repubblicani hanno vinto negli Stati chiave del Midwest, facendo incetta di voti della classe operaia, mentre hanno preso meno voti nelle loro tradizionali roccaforti”.
Ci sarà l’effetto domino in Europa e avremo un Trump italiano? “Non credo, sono scettico su questo. Trump è il risultato di una mobilitazione durata, attraverso le primarie, più di un anno e di una lunga esposizione mediatica programmata già diversi anni fa. E il suo successo va compreso dentro un sistema polarizzato come quello americano, nel quale la scelta alla fine si restringe a due candidati. In Europa c’è un’ampiezza maggiore di scelta, soprattutto dove si vota con il proporzionale. Venendo al nostro paese Lega e 5 Stelle guardano a Trump in ottica anti-sistema, ma poi una loro alleanza è impensabile, soprattutto perché mi sembrano molto diversi i loro elettorati. Può accadere ad esempio che Grillo faccia una dichiarazione che strizza l’occhio a Salvini, ma subito una parte degli elettori 5 Stelle non lo segue”.



