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Violenze in Francia. Appello dei vescovi: “Il nostro Paese merita di meglio”
“Chers visiteurs, en raison d’un mouvement social étudiant, le musée est fermé pour le moment. Nous vous prions de nous excuser de la gêne occasionnée”. È con un avviso in francese e in inglese che il Louvre, il museo più famoso e visitato del mondo, ha comunicato oggi, lunedì 19 ottobre, la chiusura ai visitatori: una cinquantina di studenti dell’École du Louvre, l’istituto di storia dell’arte che non ha legami diretti con il museo, ne ha bloccato l’accesso in solidarietà con le manifestazioni studentesche.
È una Francia messa a soqquadro quella che si risveglia oggi dopo giorni di manifestazioni e violenze nelle strade e nelle piazze di tutto il Paese. A Marsiglia la prefettura ha vietato qualsiasi manifestazione per questo pomeriggio: “Divieto di ogni assembramento e manifestazione sull’intero territorio comunale, dalle 12 alle 20 di oggi, lunedì 19 ottobre 2026”, si legge in un messaggio pubblicato su X dalla prefetta di polizia delegata per le Bocche del Rodano. Anche a Parigi si contano i danni e i fermi: secondo il ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, ieri e durante la notte sono state fermate 350 persone in seguito agli scontri di piazza. Decine di persone sono finite in custodia cautelare in tutta la Francia, ha annunciato il ministro della Giustizia, Gérald Darmanin, ai microfoni di France 2. “Durante il fine settimana ci sono stati 2.331 fermi di polizia; il 70% riguarda persone maggiorenni, molto spesso già note alle forze dell’ordine”, ha detto Darmanin, precisando che “oltre l’80%” è oggetto di procedimenti giudiziari. “Ci sono già decine di casi di custodia cautelare, di cui 13 a Marsiglia”, città particolarmente colpita dalle violenze.
Circa 16,7 milioni di telespettatori hanno seguito ieri sera il discorso alla nazione del presidente Emmanuel Macron.
“Stasera proviamo tutti rabbia e vergogna. Chi ha distrutto deve pagare”, ha detto il presidente, lanciando un duro avvertimento ai casseurs che hanno messo a ferro e fuoco la Francia.
Quasi un migliaio tra poliziotti e gendarmi sono rimasti feriti, sette dei quali in modo grave. Si aggrava anche il bilancio dei feriti tra i più giovani: una diciassettenne avrebbe perso un occhio durante gli scontri tra agenti e manifestanti a Mulhouse, episodio su cui indaga l’Ispettorato generale della polizia nazionale (Igpn). “Nulla giustifica la violenza”, ha ammonito Macron, invitando a “non confondere le centinaia di migliaia” di manifestanti e le loro “legittime rivendicazioni” con “coloro che hanno distrutto, rotto, saccheggiato”, e chiedendo a “l’insieme dei partiti, delle organizzazioni sindacali” di “condannare senza ambiguità ogni forma di violenza”.
È un appello alla pacificazione del Paese quello lanciato oggi dalla presidenza della Conferenza episcopale francese (Cef). Il messaggio è firmato dal card. Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia e presidente della Cef, e dai due vicepresidenti, mons. Vincent Jordy, arcivescovo di Tours, e mons. Benoît Bertrand, vescovo di Pontoise.
“Invitiamo ciascuno a non lasciarsi trascinare nella spirale di questa violenza distruttiva: il nostro Paese merita di meglio. Desideriamo esprimere il nostro sostegno e la nostra solidarietà a tutte le persone rimaste ferite, così come ai numerosi commercianti vittime di tali atti di vandalismo”, scrivono i vescovi, che in tutte le diocesi seguono con preoccupazione quanto accade nelle piazze. “Sabato 17 ottobre il nostro Paese è stato teatro di violenze inaccettabili. A margine delle manifestazioni previste e autorizzate si sono verificati gravi disordini: membri delle forze dell’ordine sono stati aggrediti e feriti, negozi sono stati saccheggiati, strutture pubbliche danneggiate ed edifici che rappresentano le istituzioni dello Stato presi d’assalto. Queste scene di sommossa hanno gettato il Paese nello sconcerto, nella paura e nella desolazione, sollevando numerosi interrogativi sulle cause profonde di questa crisi”.
Il messaggio si conclude con un invito alla preghiera: “Insieme a tutti i credenti, preghiamo affinché cessino questi disordini, affinché le giuste rivendicazioni vengano ascoltate e prese in considerazione e affinché, attraverso la pratica del dialogo e il rispetto della giustizia, possa tornare la pace”.



