Mauro Corona è noto al pubblico anche per la sua partecipazione, in qualità di opinionista e tuttologo,...
La notte di Ivan Kupala in Russia
Nella notte in cui si celebra la festa di san Giovanni Battista (in russo Ivan Kupala), ricordata anche in Russia e in Ucraina, quando la tradizione cristiana si intreccia al folklore locale ed è vissuta come la notte degli scherzi goliardici, Yevgheny Prigozhin, capo del gruppo Wagner, prima si è impossessato di Rostov sul Don, e poi ha creato una colonna militare con il suo esercito privato, marciando fino a 200 chilometri dalla Piazza Rossa. Infine, ha scelto lui di fermarsi, sulla base di una trattativa dalla quale si aspetta un riconoscimento politico, e con la mediazione del dittatore bielorusso Aljaksandr Lukashenko.
Domande in sospeso
Messinscena per fare pulizia dei vertici militari o avvio di una resa dei conti tra le élite russe per destituire Putin? Paura di perdere il controllo delle sue truppe (e dunque il suo potere) o semplice protesta per il mancato invio di munizioni al fronte?
Impossibile, in questo momento, abbozzare risposte che non siano ipotesi, su quali fossero i reali obiettivi nella notte di Ivan Kupala. Una di quelle più affermate dagli analisti, è che l’obiettivo di Prigozhin fosse, semplicemente, destituire i vertici militari del Paese, contro cui peraltro si era più volte scagliato. Di certo, quanto successo nello scorso fine settimana porterà all’inevitabile indebolimento del presidente Putin e del suo potere monolitico a Mosca, ma avrà anche effetti destabilizzanti sul morale delle forze impegnate sul fronte ucraino.
Sullo sfondo, anche l’ordine impartito dal ministro della Difesa Shoigu, a inizio giugno alle forze mercenarie, di arruolarsi direttamente con il Ministero della Difesa dal 1° luglio. Una scadenza che Prigozhin vedeva come un pericolo per il controllo diretto delle sue truppe e una minaccia al suo potere.
Di certo, Prigozhin è arrivato a Minsk, in Bielorussia. Sembra così iniziato l’esilio “operativo” del capo della Wagner, pronto a prendere di nuovo il comando dei suoi uomini che decideranno di seguirlo, in un quartier generale ad appena 200 km dal confine con l’Ucraina, in attesa di capire quali saranno i giochi di palazzo a Mosca e con quali regole di ingaggio pattuire con il Cremlino un eventuale intervento militare da nord, contro l’Ucraina.
Nel frattempo, le autorità russe hanno ritirato formalmente le accuse contro Prigozhin e contro gli altri membri del gruppo Wagner, coinvolti nel tentativo di rivolta.
e sul futuro della guerra in Ucraina.
Sullo sfondo, le presidenziali del 2024
Il tentativo di Zuppi
In questo scenario il cardinale Matteo Maria Zuppi, inviato del Papa, arriva a Mosca per cercare di trovare dei punti di dialogo per una soluzione diplomatica del conflitto, accanto a dei possibili passi concreti per quel che riguarda gli aspetti umanitari come i prigionieri, gli sfollati e i migranti.
Gli antefatti
Molto si è scritto e detto sull’ascesa al potere di Prigozhin, l’ex “cuoco del Cremlino”, ma il suo ruolo di primo piano nell’attuale scena politica russa lo si deve all’aver messo a disposizione i propri uomini nella guerra in corso in Ucraina, e al contempo all’aver criticato pubblicamente l’approccio dei comandanti russi all’invasione che avrebbe dovuto essere “lampo”.
Per mesi Prigozhin, impegnato in prima persona al fronte, ha attaccato i leader militari russi, accusando il ministro della Difesa Shoigu e il capo di stato maggiore dell’esercito Gerasimov di incompetenza nella gestione della guerra in Ucraina. A suo avviso la Russia dovrebbe combattere una campagna più vigorosa, con un migliore processo decisionale ai vertici, più onestà e meno soldati buttati inutilmente nel “tritacarne”.
Prigozhin ha, anche, accusato Shoigu di aver coperto l’entità delle perdite russe. Ha criticato le ritirate dello scorso anno e il mancato invio di munizioni nel lungo assedio alla città di Bachmut con innumerevoli perdite tra i mercenari.
I ricorsi della storia
Come nell’agosto 1991, quando i carri armati occuparono Mosca e cercarono di soffocare il cammino dal comunismo alla democrazia, anche una settimana fa, prima con l’ingresso nella strategica città meridionale di Rostov sul Don, e poi con l’avanzata di mercenari e mezzi militari lungo l’autostrada M4, i militari “regolari” russi non hanno voluto colpire i “colleghi” della Wagner. Questa è stata anche la scommessa di Prigozhin: era convinto che non avrebbero puntato i cannoni contro i suoi mercenari, spesso amici personali degli stessi militari.
Sullo sfondo, ci sono le elezioni presidenziali del 2024. E’ plausibile che Prigozhin abbia organizzato questa prova di forza per entrare da protagonista nella sfida per la successione a Putin, che è in corso a Mosca. Quindi, questo significa che ha degli alleati, ma anche degli avversari. Sullo sfondo, l’indebolimento di Putin e la grave crisi economica che sta coinvolgendo soprattutto le regioni russe a occidente.
Dopo quanto accaduto nella notte di Ivan Kupala, altri oligarchi vicini a Putin potrebbero cercare di persuaderlo a non candidarsi alle presidenziali della prossima primavera.
Enrico Vendrame



