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A Salzano un incontro di chi ha vissuto l’esperienza di Spello
Il 26 settembre scorso la sala cinema dell’oratorio di Salzano è diventata il cuore pulsante di una comunità allargata, riunita per celebrare il 50° anniversario dell’esperienza di Spello. Mezzo secolo fa, infatti, nella terza settimana di settembre del 1976, un gruppo di giovani partiva da Salzano verso le colline dell’Umbria. Ad accoglierli fratel Carlo Carretto insieme ai Piccoli Fratelli del Vangelo, sulle orme di Charles de Foucauld. Le settimane di lavoro e preghiera, costruite sull’intuizione di Carlo Carretto negli anni del post Concilio, sono state esperienze condivise da molte persone in ricerca di un più autentico rapporto con Dio, alla sequela di Gesù Cristo.
Ascolto della Parola, silenzio e fraternità
Da quel primo incontro, segnato dall’ascolto della Parola di Dio, dal silenzio negli eremi e da uno stile di condivisione e fraternità, è nato un cammino di fede, personale e comunitario. A cinquant’anni da quell’inizio, l’appuntamento promosso a Salzano - dal titolo “Spello 1976 - 2026: Quale profezia?” - non ha avuto il sapore di una commemorazione nostalgica o di un rituale stancamente rivolto al passato, ma è apparso sin dai primi istanti come un atto generativo, un cantiere aperto di riflessione ecclesiale: fare memoria per costruire il futuro delle nostre comunità.
Sessanta persone da nove parrocchie della diocesi
All’incontro ha preso parte una sessantina di persone provenienti da ben nove parrocchie e comunità (Camposampiero, Monastier, Noale, Olmi, Rio San Martino, Scorzè, Salzano, Spinea e San Biagio di Callalta), testimoniando la fecondità e il valore di una rete di relazioni.
Al centro della sala - che era stata allestita a semicerchio - è stata posta la Bibbia con l’icona dell’Ascolto a richiamare la centralità della Parola; Parola che a Spello è sempre risuonata forte, facendosi preghiera condivisa anche attraverso i canti di Pierangelo Comi, che aiutavano ad accordare cuore e mente.
Il pomeriggio si è aperto cantando il versetto della Genesi “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo coltivasse e custodisse”, proprio per ricordare che la prima responsabilità che condividiamo, e che ancora interpella, è quella di coltivare e custodire nella vita il Vangelo, è una chiamata a prendersi cura di sé, degli altri e della storia in cui viviamo. La proiezione di un documentario storico su fratel Carlo Carretto ha poi offerto la possibilità di evocare le esperienze vissute sulle “colline della speranza” di Spello e ha costituito la traccia per un articolato confronto di quattro gruppi di dialogo.
I gruppi si sono interrogati su cosa sia irrinunciabile per la fede e la vita comunitaria oggi.
Creare reti di relazioni contro le solitudini
Tra gli spunti emersi, la forte consapevolezza che sia necessario continuare ad abitare spazi e tempi di silenzio e di ascolto della Parola di Dio; la coscienza che compito dei credenti sia essere testimoni trasparenti e credibili, più che affannarsi in mille attività o strategie organizzative; risuona, infatti, ancora con forza l’esortazione di fratel Carlo: “Dobbiamo comporre la sintesi tra il deserto di sabbia e il deserto della città”.
In una società segnata dalla frammentazione, dalla velocità e dall’isolamento - che colpisce sia gli anziani che le giovani generazioni - è emersa la necessità indifferibile di creare “reti di relazioni” autentiche, capaci di farsi prossime alle solitudini; la necessità di mantenere lo sguardo fisso sull’esempio di Gesù per contribuire a un necessario processo di umanizzazione della società. È emerso anche il desiderio di poter costruire “oasi di fraternità” dove continuare a coltivare la ricerca di fede e a sostenere la testimonianza.
Di particolare intensità è stato uno dei momenti conclusivi, coinciso con la presentazione del simbolo del “carretto Carlo” modellato a mano in legno, consegnato in ricordo a tutti i partecipanti, ma soprattutto la lettura della poesia dedicata a fratel Carlo, diffusa attraverso la voce commossa di Giuseppe Florio. Un segno concreto che ha ricordato a tutti come l’essenziale del Vangelo si incarni nelle cose semplici, nel lavoro delle mani, nella cura fraterna e nella poesia dei gesti quotidiani.
Non nostalgia ma impegno per l’oggi
L’incontro si è poi concluso con un festoso momento conviviale per confermare che la fraternità si nutre anche dello spezzare il pane insieme nella gioia.
Ricordare Spello non è servito a celebrare un passato che non torna, ma a rinnovare il desiderio di camminare insieme, con il cuore aperto, con lo sguardo fiducioso verso la Profezia che ci attende e con una consapevolezza colma di speranza: “Il mio cuore ripete il tuo invito: «Cercate il mio volto!». Il tuo volto, Signore, io cerco”.



