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Camposampiero: messa a 100 anni dalla consacrazione del santuario della Visione, nel segno di Antonio e Francesco

“Il cuore del santuario non è la grandezza delle navate, ma la piccolezza della cella”, ha affermato mons. Tomasi, durante l’omelia
08/10/2026
Celebrata a Camposampiero, assieme all’800° di san Francesco, la ricorrenza della chiesa dedicata alla Visione, consacrata il 3 ottobre 1926. La messa è stata presieduta dal Vescovo

Doppia, grande festa, ai Santuari Antoniani di Camposampiero, in occasione delle celebrazione, presieduta dal vescovo Michele Tomasi, vissuta, in mattinata, sabato 3 ottobre. Sono stati celebrati, infatti, i cento anni della consacrazione del santuario della Visione e, naturalmente, con un giorno d’anticipo, gli ottocento anni della morte di san Francesco d’Assisi.

Il legame delle due ricorrenze, del resto, è nelle cose, come spiega il guardiano e rettore dei Santuari Antoniani, padre Fernando Spimpolo: “Il contesto della celebrazione è stato, pienamente, quello del Giubileo francescano, nel corso del quale non sono mancate varie iniziative. Inoltre, non possiamo dimenticare che cento anni fa la consacrazione avvenne, non a caso, il 3 ottobre, per le celebrazioni del settecentesimo del transito di Francesco. Un rito, quello di consacrazione, che avvenne qualche anno dopo l’effettiva costruzione del santuario della Visione”. Si tratta del maggiore tra i santuari presenti a Camposampiero, al cui interno si trova la “cella della Visione”, quella che ebbe sant’Antonio, colpito da collasso, il 13 giugno 1231, prima di compiere l’ultimo tragitto della sua vita, verso Padova, dove morì, all’Arcella, qualche ora dopo. Sul luogo, fin da subito venne edificata una chiesa, via via ampliata e varie volte ricostruita. Dopo il loro ultimo rientro a Camposampiero, avvenuto nel 1896, i francescani conventuali maturarono l’idea di ricostruire l’edificio; la prima pietra fu posta il 26 dicembre 1906 e l’inaugurazione avvenne il 13 giugno 1909. Ne ideò il progetto e diresse l’esecuzione dei lavori l’architetto Augusto Zardo. La chiesa è a tre navate, con transetto, pilastri e soffitto a volta sono in forme neoromaniche e gotiche.

“Ringrazio il vescovo Michele - aggiunge padre Spimpolo -, perché è sempre presente quando lo chiamiamo”. La messa di sabato 3 ottobre è stata molto partecipata. Numerosi anche i concelebranti, tra i quali, oltre alla comunità dei francescani conventuali, c’erano mons. Fernando Mason, vescovo emerito di Piracicaba (Brasile), il vicario foraneo, mons. Giorgio Marangon, il parroco di Camposampiero, don Cristiano Carraro, molti ex rettori del santuario.

“Oggi - ha detto il Vescovo durante l’omelia - Francesco e Antonio ci raggiungono insieme. Il primo chiamava il secondo, in una breve lettera, «frate Antonio, mio vescovo»”. Ripercorrendo la travagliata storia del luogo, mons. Tomasi ha ricordato che “Dio non abbandona la sua casa. Sa ricostruire, spesso servendosi della fedeltà semplice di un popolo che non dimentica”. Ora, “questa chiesa a tre navate, così solenne, custodisce al suo interno una cella piccola e povera. Il Dio che i cieli dei cieli non possono contenere si è lasciato contenere in quella stanzetta, dove un frate malato, nel 1231, negli ultimi tempi della sua vita, cercava solo di pregare. Il cuore del Santuario non è la grandezza delle navate, ma la piccolezza della cella”.

Alla luce del Vangelo ascoltato e della stessa “Visione” di sant’Antonio, il Vescovo ha indicato “la consegna più preziosa che il Santuario della Visione fa alla nostra Chiesa di Treviso e a quanti vi giungono pellegrini. Non dobbiamo inseguire un Dio grandioso e lontano. Dobbiamo accogliere un Dio che bussa nella piccolezza: in un bambino, in un malato, in un povero, in un anziano solo, in chi ci è affidato. Ogni volta che teniamo tra le braccia la vita fragile di un altro, si rinnova in qualche modo la visione di Camposampiero”.

Contemporaneamente alla celebrazione, è stata presentata una mostra fotografica e storica dedicata ai cento anni del santuario della Visione. Esposizione che diventerà permanente e sarà collocata in quella che verrà ribattezzata “sala del centenario”. Un ulteriore appuntamento si tiene sabato 10 ottobre, alle 21, al teatro Ferrari, con lo spettacolo teatrale a ingresso libero “S. Francesco d’Assisi: 800 anni di prodigi”, messo in scena dalla compagnia Teatro in movimento di Fratte.

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