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Castello di Godego, lavoro "diverso" al centro estetico
Il positivo di inserimento di Elisabetta, trentaseienne di caselle d'Altivole con una grave forma di disabilità fisica. Grazie alla disponibilità delle titolari, Lara ed Elena Manera, e del Centro Atlantis.
Tutti i mercoledì mattina da un paio di mesi Elisabetta va in un centro estetico a Castello di Godego, indossa l’uniforme, siede al banco della reception e comincia a lavorare: risponde al telefono, sistema la rubrica, aggiorna l’inventario dei prodotti, accoglie i clienti, quando è possibile assiste le titolari nei trattamenti. Trentasei anni, di Caselle di Altivole, Elisabetta è una giovane donna con una grave forma di disabilità fisica che la costringe alla sedia a rotelle.
“Conoscevamo il Centro Atlantis dove anche Betty è inserita – raccontano Lara ed Elena Manera, le proprietarie dell’attività, da anni volontarie anche dell’Unitalsi -. E’ semplicemente successo che ci hanno chiesto se eravamo disponibili ad accogliere una persona del cdm Pegaso e non avevamo motivi per dire di no. Siamo contente, sta andando molto bene”.
Parlare con loro è come smontare ad uno ad uno i pregiudizi sulla bellezza tutta esteriore, su ciò che è normale e ciò che non lo è, sugli alibi per non impegnarsi a partire dall’ordinario della propria vita: “Non è vero che serve tempo per inserire Betty; lei è precisa, metodica, attenta, ci aiuta per davvero, ad esempio a smistare le telefonate o nell’accogliere i clienti. Sta con noi, impara, ma non ci richiede un impegno maggiore, anzi. E la nostra clientela l’ha accolta in modo assolutamente ‘normale’”.
Certo, Elisabetta se la sta giocando meglio che può questa opportunità. Quando la intervisto mi racconta di quello che fa, delle responsabilità che sente di avere, dell’attenzione che ci mette. Dice di essere felice, che le piace e che ha superato la fatica e il timore iniziale di sbagliare cercando di essere al meglio di sé stessa. Poi mi guarda negli occhi e mi ammonisce: “Nel virgolettato che mi attribuisci sull’articolo voglio che scrivi questo: sarebbe bello che anche altri negozi o attività economiche potessero offrire l’opportunità di stage per non stare solo qui, dentro Atlantis”.
“E’ un esperimento per noi significativo – mi spiega Raffaella Munaretto, direttrice del Centro -; sta dentro al percorso di inclusione sociale che tentiamo di favorire soprattutto, ma non solo, per chi ha disabilità importanti ma prevalentemente fisiche. Elisabetta viene inserita in un ambiente lavorativo ‘normale’, vive una situazione reale dove le è richiesto di fare e di essere in modo adeguato”. L’inclusione, in fondo, è questo: permettere ad una persona disabile di stare sull’uscio; né troppo dentro alla struttura in cui è accolta per non essere istituzionalizzata e non troppo fuori per non essere dimenticata. “L’impegno – prosegue la direttrice – è orientato a promuovere la loro adultità attraverso l’autodeterminazione e l’esperienza reale positiva nella vita della comunità”.
Lara ed Elena sottolineato: “Betty è per noi un valore aggiunto, una risorse importante, un dono”. Ma sono le stesse parole che usa Raffaella per indicare le risorse del territorio valorizzate in progetti di inclusione. E medesimo è il senso che Elisabetta riconosce alle due titolari del centro estetico. E’ molto semplice, ma importante.



