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San Donà: che Fiere sono state?

Edizione in chiaroscuro: i numeri restano significativi, ma si affievolisce lo storico legame della comunità cittadina con il “suo” evento. I quartieri sono presi d’assalto dai visitatori, con parcheggi selvaggi e comportamenti non appropriati. Le bancarelle sono sempre più povere, e c’è incertezza sull’area fieristica di Porta Nord
08/10/2026

Con la “Festa dea Poenta” e “San Donà fumetto”, in programma questo fine settimana (vedi box qui sotto), volge al termine l’edizione 2026 delle Fiere di San Donà di Piave.

Questa edizione ha confermato un afflusso di visitatori significativo, in linea con gli anni scorsi: sono stati 300.000 coloro che hanno affollato le vie del centro di San Donà, in questo fine settimana, oltre 100.000 alla fiera campionaria di via Pralungo.

Durante la presentazione dell’edizione di quest’anno, il sindaco, Alberto Teso, aveva sottolineato come questa manifestazione rappresenti uno dei capisaldi dell’identità cittadina, il momento in cui la comunità si ritrova e nel quale molti sandonatesi che vivono altrove, in Italia o all’estero, tornano nella loro città d’origine.

Tuttavia, nel curato opuscolo di presentazione dell’evento, c’era un refuso: si affermava infatti che il nuovo Duomo di San Donà, consacrato nel 1925, fosse dedicato a San Donato martire, quando in realtà è stato consacrato alla Madonna delle Grazie.

Al di là di questo, l’attaccamento della comunità a un simbolo come quello delle fiere, sembra essersi un po’ affievolito.

L’attuale modello di sviluppo dell’evento pone interrogativi sul suo futuro: molti quartieri del centro cittadino, il primo fine settimana di ottobre, subiscono gli effetti dell’over tourism (vedi le foto qui sopra): spazzatura sparsa fuori dai cestini, intere vie invase da automobili che parcheggiano indisturbate in luoghi vietati o aree verdi, schiamazzi fino a notte fonda. Negli ultimi anni, un numero piccolo, ma importante di sandonatesi infastiditi da questi comportamenti, abbandona la città proprio nei giorni della festa della comunità.

A questi difficili problemi di convivenza si è aggiunta un’offerta commerciale, lungo le bancarelle che si snodano tra le vie del centro, sempre più povera, tra infinite varietà di piadine, oppure di paccottiglia dai multiformi aspetti.

Problemi questi ultimi, di cui l’Amministrazione è consapevole, e che sta cercando di affrontare: per questo, ad esempio, è stata data attenzione alla mostra-mercato dell’agricoltura, allestita in piazza IV novembre, o ai padiglioni fieristici di via Pralungo, nei quali è stata data precedenza alle realtà di industria e artigianato locali.

Tra le novità più interessanti di queste ultime edizioni figura sicuramente il punto nursery allestito presso l’ex edicola di piazza Indipendenza, in collaborazione con l’Ulss4: l’iniziativa ha suscitato il plauso delle famiglie con bambini piccoli, in quanto capace di offrire un luogo sicuro e tranquillo dove allattare i propri figli e trovare l’occorrente per cambiare i pannolini.

Incerto resta, invece, il futuro dell’area fieristica di via Pralungo: a seguito del Covid, i padiglioni fieristici si sono spostati dall’area ex Papa, ai vecchi capannoni di Teso Alimentari, di fronte. Scelta, questa, provvisoria, in attesa del termine dei lavori del nuovo polo fieristico poco lontano, che completerà il progetto di Porta Nord.

Il progetto della nuova fiera, inizialmente compreso all’interno delle opere finanziate dal Pnrr, si è arenato a causa di una serie di problemi delle ditte costruttrici.

Il progetto, però, è stato rifinanziato completamente dal Governo nel corso di quest’estate, con un importo di ben 5 milioni di euro.
Le ombre su questo progetto, tuttavia, restano per l’aumento dei costi dei materiali, causato dalle tensioni geopolitiche.

Secondo il programma approvato quest’estate, l’obiettivo è quello di concludere la progettazione della nuova fiera entro l’autunno ed eseguire i lavori durante il 2027, con conclusione prevista per il 31 dicembre 2027.

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